Lavora in una ferramenta e si allena tra le tre e le sei del mattino, prima che inizi la giornata di lavoro. Poi, spesso, riparte. Perché la montagna chiama, e lui non sa dire di no.
Aristide Polla, commesso di giorno ultratrailer di notte

Corre quando il mondo dorme, si allena tra le ombre del bosco e l’alba che filtra tra le cime della Rendena. Aristide Polla non è un professionista, ma i suoi risultati parlano la lingua dei grandi: un uomo qualunque capace di sfidare i limiti dell’endurance, portando la bandiera trentina e italiana nei luoghi più estremi d’Europa. Quasi cinquant’anni, vive a Vigo Rendena nel comune di Porte di Rendena, lavora come commesso in una ferramenta e si allena tra le tre e le sei del mattino, prima che inizi la giornata di lavoro. Poi, spesso, riparte. Perché la montagna chiama, e lui non sa dire di no.
«Andavo a fare lunghi giri in montagna, anche di corsa, e un giorno, nel 2021, arrivato a casa trovo mia moglie Eva che mi chiede: “Ma con tutte le corse che fai, hai mai pensato di iscriverti a una gara?” Ho risposto di no, effettivamente non ero nemmeno sicuro che mi sarebbe piaciuta la competizione. Lei però ha insistito e ha cercato una gara, l’Ultra Bericus, 66 chilometri con circa 2500 metri di dislivello. Mi sono iscritto, eravamo circa 700 partecipanti, mi sono divertito molto e mi sono pure piazzato abbastanza bene: da quel momento ho partecipato a molte altre gare, e mi si è aperto un mondo da scoprire».
Da allora Aristide ha abbracciato l’universo dell’ultra trail, una disciplina estrema che porta il corpo e la mente oltre ogni limite. «Sono corse che mettono alla prova tutto, non solo il fisico ma soprattutto la testa. È uno sport che insegna l’equilibrio, la pazienza e la capacità di gestire la fatica. Più vai avanti, più capisci che la mente conta più delle gambe».
In Trentino e nelle Giudicarie non sono molti quelli che si cimentano in distanze simili, e ancora meno coloro che riescono a ottenere risultati di rilievo internazionale. Polla è uno di questi, e la stagione 2025 ne è la conferma. A gennaio ha aperto l’anno con il Winter Trail del Monte Prealba, 64 chilometri chiusi in 10 ore e 25 minuti, settimo assoluto e primo di categoria. Ad aprile, in Slovenia, ha affrontato la UTVV di 170 chilometri chiudendo diciannovesimo assoluto e primo italiano in 25 ore e 30 minuti. A giugno è stato protagonista alla Top Dolomites di Pinzolo, 50 chilometri completati in 5 ore e 41 minuti, decimo assoluto, primo trentino e secondo di categoria. In Austria, a luglio, il Grossglockner Ultra Trail è stato interrotto per maltempo quando si trovava nei primi venticinque.
Ma il capolavoro è arrivato a settembre, in Svizzera, con la Swiss Peaks: 415 chilometri e oltre 25.000 metri di dislivello, percorsi in 112 ore. Ventunesimo assoluto, terzo italiano, primo trentino e terzo di categoria. Una prova che lo colloca tra i migliori interpreti italiani dell’ultra trail, nonostante non abbia uno staff tecnico né sponsor alle spalle. Si allena e si prepara in completa autonomia, ma ammette che un sostegno sarebbe prezioso per affrontare le spese sempre più elevate delle gare e delle trasferte in Europa. «Mi alleno da solo, con la testa e con la voglia. Corro prima del lavoro o la sera, nei fine settimana affronto i lunghi di dieci ore. Quando non hai un team dietro devi pensare a tutto: allenamento, alimentazione, recupero. È faticoso, per questo sto cercando qualche sponsor». Ogni anno percorre circa 150.000 metri di dislivello e consuma una decina di paia di scarpe.
Il suo “campo base” è la montagna di casa. «Parto da Vigo Rendena, arrivo a cima Durmont, passo Campiól, Stablèi, ritorno da Pramarciù, arrivo al Pra da l’Asan, passo per l‘Amolo, scendo a Boceniga e torno a casa. Sono venti chilometri con 1500 metri di dislivello, perfetti per allenarmi. Quando devo preparare gare più lunghe proseguo fino a malga Movlina, Doss del Sabión e rifugio XII Apostoli, poi rientro da Bocenago: quaranta chilometri con quasi 2800 metri di dislivello».
Un territorio che per Aristide è una palestra naturale straordinaria, ma ancora poco sfruttata. «Abbiamo montagne meravigliose e sentieri ideali, ma il trail running qui è ancora poco conosciuto. In Francia o in Svizzera è una disciplina di massa, mentre qui siamo in pochi. Eppure il potenziale del Trentino è enorme».
Il sogno nel cassetto è una gara nel deserto. «Un giorno ci andrò». Nel frattempo ha già fissato i prossimi obiettivi: l’Istria di 170 chilometri in primavera, poi magari il Galles con i suoi 380 chilometri o una 700 in Svizzera. «Sono distanze lunghissime anche da immaginare o percorrere in macchina, ma le emozioni e le soddisfazioni che danno non le trovi in nessun altro sport. Quando arrivi in fondo, non sei più la stessa persona». Aristide Polla, insieme ad un compagno di avventure sportive, si racconterà in una serata in programma per il 5 dicembre, in fase di organizzazione, in collaborazione con la Pro Loco di Vigo Rendena.















