Ad anno scolastico ormai avviato, le parole di incoraggiamento agli studenti da parte della Coordinatrice
Antonella Flor, Upt di Tione: “Studenti, conta la tecnica ma anche voglia di fare ed entusiasmo”

Con l’inizio del mese di novembre, a Tione si è entrati nel vivo dell’anno scolastico. Dopo le parole di Ketty Pellizzari e di Romeo Collini ai propri studenti, chiudiamo la triade dell’istruzione nel capoluogo giudicariese con Antonella Flor, coordinatrice della Scuola per le Professioni del Terziario UPT.
Le scuole professionali hanno un forte legame con il mondo del lavoro. Quanto è difficile e come si fa a stare al passo, nella proposta didattica, a un mondo del lavoro che cambia molto più velocemente rispetto al passato?
Una delle sfide più grandi per una scuola professionale oggi è proprio questa: preparare gli studenti ad un mondo del lavoro che cambia rapidamente.
Stare al passo non è semplice, perché i tempi della scuola e quelli delle imprese spesso sono diversi. Le tecnologie, i processi produttivi e le competenze richieste dal mercato evolvono con una velocità maggiore rispetto al passato. Pensiamo, ad esempio anche solo, alla digitalizzazione o all’intelligenza artificiale: sono trasformazioni che stanno modificando interi settori nel giro di pochi anni.
Per questo una scuola professionale deve costruire un dialogo continuo con il mondo del lavoro. La nostra scuola, infatti, opera attraverso collaborazioni con aziende, stage, docenze di esperti esterni, visite aziendali e momenti di confronto con le imprese del territorio. Sono proprio le aziende a fornirci indicazioni utili sulle competenze che stanno diventando più richieste.
Oltre a mantenere un dialogo costante con le aziende, credo sia molto importante che la scuola aiuti gli studenti a sviluppare competenze trasversali come la capacità di risolvere problemi, lavorare in gruppo, prendere iniziative e utilizzare gli strumenti digitali di base, come programmi di scrittura, fogli di calcolo e piattaforme per lavorare e comunicare online. Queste competenze sono sempre più richieste nel mondo del lavoro e aiutano i giovani a essere pronti per il loro futuro professionale.
Dal punto di vista dell’organizzazione didattica, il prossimo anno porterà delle novità?
Sì, il prossimo anno porterà alcune novità dal punto di vista dell’organizzazione didattica, tutte pensate per offrire agli studenti esperienze sempre più vicine alla realtà del mondo del lavoro.
Uno degli interventi principali riguarderà il laboratorio di Simulimpresa, che sarà oggetto di una ristrutturazione e di un ulteriore potenziamento. L’attività di Simulimpresa è un’esperienza particolarmente significativa perché permette agli studenti di entrare concretamente nelle dinamiche aziendali, gestendo un’impresa simulata come se fosse reale. I ragazzi si occupano di attività amministrative, marketing, vendita, gestione degli ordini, relazioni con clienti e fornitori, lavorando in squadra e assumendosi responsabilità precise.
La forza della Simulimpresa sta proprio nel suo approccio pratico: ciò che viene appreso durante le lezioni trova immediata applicazione in un contesto che riproduce fedelmente il funzionamento di un’azienda. In questo modo gli studenti sviluppano non solo competenze tecniche, ma anche capacità organizzative e autonomia.
Un’opportunità particolarmente importante è rappresentata dalla partecipazione alla Fiera Internazionale delle Imprese Simulate che negli anni passati si è tenuta a Riva del Garda, un evento che coinvolge scuole provenienti da diverse regioni e anche dall’estero. In questa occasione gli studenti hanno la possibilità di presentare la propria azienda simulata, promuovere i propri prodotti e servizi, confrontarsi con altri ragazzi e sperimentare in prima persona attività di vendita, negoziazione e comunicazione anche in lingua straniera.
Grande attenzione sarà poi dedicata ai progetti con il territorio. L’idea è quella di rafforzare ulteriormente la collaborazione con enti, associazioni, attività commerciali e realtà produttive locali, costruendo nel corso dell’anno nuove iniziative che permettano ai ragazzi di confrontarsi con situazioni reali. Crediamo infatti che il dialogo con il territorio rappresenti un valore aggiunto fondamentale, perché aiuta gli studenti a sviluppare competenze professionali, senso di responsabilità e consapevolezza del contesto in cui vivono e lavoreranno.
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro. Come pensa di integrare questa sfida nell’offerta formativa?
L’intelligenza artificiale non è una sfida che riguarda il futuro: è già una realtà che sta trasformando il mondo del lavoro. Per questo credo che una scuola professionale abbia il dovere non solo di parlarne, ma di insegnare agli studenti a utilizzarla in modo consapevole, critico e responsabile.
Integrare l’IA nell’offerta formativa non significa sostituire le competenze tradizionali, ma arricchirle. In ogni settore, dall’amministrazione alla vendita, gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno diventando un supporto sempre più presente nelle attività quotidiane. Penso, ad esempio, alla possibilità di analizzare dati e informazioni in tempi molto rapidi, di preparare documenti e presentazioni, di gestire le relazioni con i clienti, di creare contenuti per la comunicazione e il marketing o di supportare l’organizzazione del lavoro.
Per questo è importante che gli studenti imparino fin da subito a conoscere questi strumenti e a utilizzarli in modo efficace. Non si tratta semplicemente di saper usare una nuova tecnologia, ma di capire come sfruttarla per lavorare meglio e risparmiare tempo.
Ritengo sia comunque fondamentale comprendere che l’intelligenza artificiale non può sostituire le competenze umane. La capacità di relazionarsi con le persone, lavorare in squadra, prendere decisioni e interpretare le esigenze dei clienti rimane centrale in qualsiasi professione. L’IA potrà fornire informazioni e suggerimenti, ma serviranno sempre competenza, esperienza e senso critico del lavoratore per valutare se quei risultati sono corretti e utili.
Concretamente, questo significa introdurre attività pratiche, laboratori e progetti che permettano agli studenti di sperimentare gli strumenti di IA applicati al proprio settore professionale. Ma significa anche educarli a porsi delle domande: quando fidarsi di un risultato? Come verificare le informazioni? Quali sono i rischi legati all’utilizzo di queste tecnologie?
La vera sfida non è formare professionisti che sappiano usare l’AI, ma che sappiano collaborare con questo strumento sfruttandone le opportunità senza rinunciare al valore insostituibile delle competenze umane.
Qual è il miglior consiglio che si sente di dare ai suoi studenti in vista del futuro, dentro e fuori dalla scuola?
Il consiglio che do sempre ai miei studenti è di avere voglia di imparare e di mettersi in gioco. Le competenze tecniche sono importanti, ma nel mondo del lavoro contano molto anche serietà, puntualità, disponibilità e capacità di lavorare con gli altri.
Dico spesso ai ragazzi di sfruttare al massimo le esperienze pratiche, come i laboratori e gli stage, perché è lì che si capisce davvero come funziona un lavoro ed è lì che si cresce come professionisti.
Consiglio, inoltre, ai miei studenti e studentesse di non avere paura di cogliere le opportunità. A volte il percorso professionale che immaginano a 16 o 18 anni sarà diverso da quello che costruiranno in futuro. L’importante è affrontare ogni esperienza con entusiasmo e voglia di fare.
Infine, invito sempre i ragazzi ad avere fiducia nelle proprie capacità e a non scoraggiarsi davanti alle difficoltà. È normale incontrare ostacoli, commettere errori o attraversare momenti in cui i risultati non arrivano subito. Fa parte di qualsiasi percorso di crescita, sia a scuola sia nel lavoro.