Un angolo della memoria racconta la notte in cui l’acqua devastò il paese
A 120 anni dall’alluvione di Preore

Camminando lungo la strada che attraversa Preore, ci si imbatte in un angolo molto caratteristico e, se ci si ferma ad osservare e – senza fretta – si possono leggere pagine di storia molto interessanti che – guarda caso – raccontano con testi e fotografie un vero disastro.
Nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1906 un evento improvviso e devastante cambiò per sempre la storia del piccolo villaggio di Preore. Una piena impetuosa del rio Manez, ingrossato da piogge torrenziali e da franamenti lungo i versanti, uscì dal suo alveo e travolse la parte orientale dell’abitato, lasciando dietro di sé distruzione e miseria.
I cronisti dell’epoca raccontano che il torrente, «da ricordo d’uomo mai uscito dal suo letto», si trasformò in poche ore in una forza incontrollabile. L’acqua scavò una profonda voragine nel suo passaggio e investì le case dei mugnai e dei contadini che sorgevano lungo il corso d’acqua.
Il bilancio fu drammatico: undici abitazioni colpite, tre delle quali demolite completamente o in gran parte. Le altre rimasero in piedi, ma furono invase da acqua e ghiaia. I muri risultarono crepati, i fondamenti scoperti, le strutture pericolanti. Mobili, attrezzi e masserizie vennero distrutti o trascinati via dalla corrente.
Solo per una fortunata coincidenza non si registrarono vittime: gli abitanti riuscirono a mettersi in salvo in tempo.
La furia della piena non risparmiò nemmeno le infrastrutture. Il torrente asportò circa cento metri di strada e si riversò sui campi e sui prati a valle, ricoprendoli di detriti e rendendoli in molti casi inutilizzabili.
Il quadro che si presentava agli occhi dei soccorritori era desolante. «L’aspetto di questo povero luogo è desolante», scrivevano i testimoni del tempo, lasciando intendere che Preore fosse tra i paesi più colpiti dall’ondata di maltempo che in quei giorni interessò diverse zone del Trentino.
A rendere la tragedia ancora più pesante era la condizione economica della comunità. Il Comune di Preore, già tra i più poveri della zona, si trovava a fronteggiare danni stimati in oltre 200.000 corone, una cifra enorme per l’epoca.
Molti dei proprietari delle case distrutte erano emigrati in America, partiti per cercare fortuna e risanare i debiti delle famiglie rimaste a casa. Così, dopo il disastro, donne e bambini si ritrovarono senza tetto, immersi in una miseria improvvisa.
Per affrontare l’emergenza fu costituito immediatamente un Comitato di soccorso, che il 9 novembre 1906 lanciò un accorato appello alla solidarietà della popolazione trentina:
«Per portare un qualche aiuto a tanta miseria… ci siamo costituiti in Comitato di soccorso e sentiamo di non fare appello invano alla grande carità pel popolo trentino. Possa la voce di questi desolati arrivare al cuore di tutti».
A firmare quell’appello furono Carlo Ballardini, capo comune, don Emanuele Marini, curato, e Arcangelo Pasi, maestro del paese.
LA MEMORIA OGGI. Oggi, a 120 anni di distanza, il ricordo di quella tragedia è ancora vivo nella comunità. Il paese di Preore fa parte del Comune di Tre Ville, che ha voluto dedicare uno spazio particolare alla memoria dell’alluvione del 1906.
Vicino al vecchio Casèl, è stato realizzato un suggestivo angolo di arredo urbano che unisce storia e identità del luogo. Qui trovano posto pannelli con testi e grandi immagini d’epoca, che raccontano il disastro e la vita del paese di allora, offrendo ai visitatori uno sguardo diretto su quei giorni drammatici.
Al centro dello spazio spicca una fontana in granito, ispirata a quelle di una volta: la grande vasca dove si faceva il bucato con l’asse di legno e, accanto, la parte destinata ad abbeverare il bestiame, come accadeva nelle comunità contadine di un tempo.
Un piccolo ma significativo luogo della memoria, che ricorda non solo la tragedia del 1906, ma anche la quotidianità e la cultura di un paese di montagna.
Ricordare oggi il disastro di Preore significa rendere omaggio alla resilienza di una comunità che, nonostante le devastazioni, seppe rialzarsi e ricostruire il proprio futuro. E significa anche custodire una memoria che continua a parlare alle generazioni di oggi. Per approfondimenti si consiglia di leggere «Preore in Giudicarie» scritto da Paolo Scalfi Baito.






















