Quando il calcio diventa arte

Dal murales con Trump e Infantino, ai calciatori del russo De Staël: a margine dei mondiali 2026 una visione artistica sul pallone

<<Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti>>, sentenziava filosoficamente Arrigo Sacchi da Fusignano, allenatore tra i più creativi del recente passato, sintetizzando in maniera icastica l’essenza di un gioco che è molto di più di uno sport, quasi una religione. <<L’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo anche se è evasione>> diceva addirittura Pier Paolo Pasolini

Di sicuro una macchina di emozioni, uno straordinario codice di comunicazione non verbale che diventa linguaggio universale, potentissimo collante sociale, capace di unire milioni di tifosi intorno alla magia di un pallone; una grande metafora della vita ma pure, citando nuovamente l’indimenticato Pasolini, una forma di poesia.

Certo, una poesia insidiata, per non dire sporcata, da mille fattori che con l’anima pura del calcio non hanno niente a che fare, a partire dalle strumentalizzazione politiche ad ogni latitudine, per arrivare agli scandalosi interessi economici che ruotano intorno a quella che è diventata un’industria globale da miliardi di euro, assai lungi dal vero spirito sportivo. “Splendori e miserie del gioco del calcio” era il titolo di un imperdibile libro di fine anni Novanta, dove lo scrittore uruguayano Edoardo Galeano, accanto alla celebrazione dello sport più iconico e popolare del mondo, ne denunciava amaramente i risvolti meno luminosi e meno romantici.

L’ATTUALITÀ. La competizione che si é svolta quest’estate tra Centro e Nord America è lo specchio di queste contraddizioni che rischiano di farne il Mondiale più divisivo di sempre, alla faccia della retorica della FIFA (l’organo di governo supremo del calcio) che lo vuole <<il mondiale più democratico, inclusivo e globale della storia>>; la stessa FIFA che in maniera pilatesca, con la scusa che la <<sicurezza viene prima di tutto>>, s’è ben guardata di denunciare la vergognosa esclusione dell’arbitro somalo Omar Artan, il miglior fischietto africano, respinto alla frontiera dalle autorità statunitensi, il trattamento umiliante riservato alla nazionale iraniana o le rigide perquisizioni all’arrivo negli scali americani riservate ad alcune squadre africane e alla formazione dell’Uzbekistan accolta dai cani antidroga.

Non così la misteriosa e coraggiosa street artist romana Laika, definita la “Banksy italiana”, che il giorno prima del calcio d’inizio dei Mondiali, definendo la kermesse americana <<uno dei mondiali più controversi della storia sul piano dei diritti umani>>, realizza davanti al quartier generale della FIFA a Zurigo un murales di forte denuncia politica con Donald Trump ed il presidente della FIFA Gianni Infantino che sollevano una coppa con un teschio al posto del pallone/Terra, ribattezzata “death cup”, la coppa della morte.

NELLA STORIA. Il calcio è da sempre una formidabile fonte di ispirazione per gli artisti. Senza voler scomodare le immagini protocalcistiche dei calciatori precolombiani di  Teotihuacan o i giocatori di “episkyros”, una sorta di gioco con la palla considerato il nonno del calcio, raffigurati sui vasi della Grecia antica, o ancora, risalendo i secoli, le immagini del Calcio Storico Fiorentino immortalate nei dipinti rinascimentali di Giovanni Stradano, un pittore fiammingo naturalizzato fiorentino, ci basta qui far memoria di alcune opere particolarmente significative dedicate al calcio moderno, quello che nasce in Inghilterra a metà dell’Ottocento.

Proprio al contesto britannico viene riferito il primo quadro in assoluto sul calcio  moderno intitolato “The Corner Kick” (Il calcio d’angolo) datato 1895, del pittore Thomas Marie Madawaska Hemy (1852-1937), pittore di mare e di football, che mette in scena con preciso realismo le fasi salienti dello scontro leggendario fra i biancorossi del Sunderland e i “claret and blue” (bordeaux e azzurro) dell’ Aston Villa, le due migliori squadre del tempo, terminato con uno spettacolare pareggio per 4 a 4.

Data invece 1913 quello che è considerato, a ragione, il quadro più famoso dedicato al gioco del calcio, il magnifico “Dinamismo di un calciatore”, altrimenti “Dinamismo di un footballer”, un’opera futurista di Umberto Boccioni (1882-1916) conservata al Museum of Modern Art di New York (MoMa) che ritrae la smaterializzazione di una figura in un’atmosfera luminosa e guizzante, diventando pura energia visiva dentro un inarrestabile, cangiante, movimento. L’obiettivo dell’artista è quello di catturare l’energia dinamica di un calciatore in azione  e restituirla usando linee diagonali e spiraliformi per guidare lo sguardo: il corpo del calciatore si fonde con l’aria, il campo e la luce.

Dopo il capolavoro di Boccioni si pone, ispirato alla tradizione figurativa italiana, “Partita di calcio” di Carlo Carrà (1881-1966), un’opera di classica compostezza targata  1934, dove l’ex futurista prende spunto da un’azione di gioco, una mischia in area, con protagonisti cinque calciatori, tre in maglia azzurra e due in tinta rossa, per costruire <<un’architettura equilibrata di forme che si contrappongono o che si riecheggiano nello spazio>>: da una parte un dato formale, compositivo, volto al recupero di forme solide, quasi arcaiche, volumi puri, secondo i dettami propugnati dal <<ritorno all’ordine>> dopo le esplosioni delle avanguardie; dall’altra una solennità e un latente monumentalismo in linea con la retorica nazionalista di quegli anni che vede proprio nel 1934 “gli azzurri” fregiarsi del titolo di campioni del mondo. Carrà esegue la sua “Partita” all’indomani di quella vittoria.

In questo esiguissimo elenco di artisti che hanno omaggiato il calcio qui proposto, non può mancare Nicolas De Staël (1914-1955), pittore russo naturalizzato francese, con la serie dei suoi “Footballeurs”, nata dopo aver assistito alla sua prima partita di calcio, in notturna, al Parc des Prices di Parigi fra le nazionali di Francia e Svezia il 26 marzo 1952. Mescolando astrattismo e figurazione, applicando il colore  con forza usando la spatola, De Staël esegue una quindicina di dipinti all’insegna di un intenso e gioioso cromatismo, trasformando il movimento e la vitalità dei giocatori in pura emozione visiva. Il quadro più grande della serie lo intitola “Le Parc des Princes” (Parco dei Principi), un inno alla gioia pittorica, al movimento, alla luce. 

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