L’infanzia del campione delle Fiamme Oro, la passione per il calcio, le sfide quotidiane in pista, le prospettive per la Maratona di New York
Dalla famiglia al sogno del pallone, Crippa a cuore aperto


Ma quali erano i sogni del piccolo Yeman quando ancora non era arrivato in Italia accolto con i suoi fratelli e cugini dall’amore di papà Roberto e mamma Luisa? Di fronte a una foto di gruppo, dopo aver ricordato gli anni dell’orfanotrofio dove giocava tutto il giorno con gli altri bambini, Yeman ha passato in rassegna indole e carattere di ogni componente, facendo conoscere un po’ più da vicino la sua grande famiglia. Poi ricordando i suoi inizi con la corsa campestre: «Da piccolino volevo fare il calciatore, mio padre veniva dal mondo amatoriale, quello che mi ha fatto decidere per l’atletica sono i miei piedi che non hanno seguito la mia passione preferita».
Poi il colloquio si è fatto sempre più personale, dalla scelta della pettinatura al cibo preferito, fino al suo stile particolare di esultanza di fronte alla vittoria, che ricorda uno dei campioni che stima di più, Ronaldo. «Lo stimo molto come sportivo, come anche Messi e tutti quelli che riescono a essere sempre dei campioni. Mi chiedo spesso come fanno, secondo me nascono così, per loro non c’è nessuna rinuncia e se non fanno quello non stanno bene; anche io se non corro per quindici giorni sto male».
Quindi il rapporto con il cronometro, la tecnologia delle calzature sempre più raffinata, la preparazione meticolosa e lo studio al tapis roulant «per migliorare e ritagliare pochi secondi», la colazione salutare con fette biscottate e marmellata e l’importanza della concentrazione durante una gara.
Ora la competizione al centro dei suoi pensieri però è la maratona. «Quando al 30esimo, 35esimo chilometro ti ritrovi da solo, tutti sono stanchi, – ha messo in chiaro Crippa – In tutta la gara devi pensare solo a te stesso e non pensare se gli altri sono stanchi. I conti si fanno solo alla linea di arrivo.» E ancora: «Nei primi 20 chilometri non vanno sprecate energie, senti il tuo fiato, conti i tuoi passi e quelli dell’avversario, con la testa sempre lì nella gara».
Infine guardando oltre oceano: «La maratona è la mia distanza, sono focalizzato su questo. New York è la maratona delle maratone, mi piacerebbe arrivare in volata e staccare tutti prima, arrivando a tagliare il traguardo con le braccia aperte. L’obiettivo per New York è avere il sogno di vincere, perché non è impossibile, anche se è più realistico pensare di arrivare tra primi dieci. L’importante è giocare tutte le carte e dare tutto me stesso, allora potrò essere fiero».























