Durante la stesura di un diario su richiesta dello psicologo, Arturo A. inizia a riflettere sull’importanza della scrittura per sé, e allora…
“Voci da me, per te”, scrivere della scrittura a Tione di Trento

Questa settimana, la rubrica si arricchisce con una riflessione metaletteraria: spiegare la scrittura attraverso un testo non è mai facile, perché ogni parola ne esclude inevitabilmente altre e determinate sfumature si perdono nell’oceano dei significati possibili.
Questo testo fa parte di un breve racconto incentrato sull’esperienza della scrittura, che ho pubblicato nel 2022.
Una persona qualunque, Arturo Appicciaratte, scrive un diario personale e inizia quasi per gioco a riflettere sulla sostanza dei propri testi, con l’obiettivo di ottenere una scrittura sempre più libera.
Nel suo viaggio letterario, questo fratello di carta punta ad ispirare altri che, come lui, possano raccontarsi nero su bianco, per creare storie e fantasie “più vere del vero”.
LIBERA-MENTE
(…) “Meglio scrivere meno, ma scrivere tutti i giorni” ha sentenziato Giacobi al nostro ultimo incontro.
Anche lui crede che questo esercizio stia iniziando a produrre delle domande suggestive. Un giorno sapremo analizzarle e credo che assieme saremo capaci di sbrogliare alcuni nodi che porto dentro.
Anche se lo psicologo non avesse detto nulla, sarebbe stata la stessa cosa. Ormai non voglio più fare a meno del mio diario, neanche per un giorno.
Mi sono equipaggiato meglio per procedere in questa avventura: cinque penne a inchiostro gel nero e un grosso quaderno con la copertina in cuoio, sulla quale è impresso l’albero della vita.
Potrei anche disegnarci qualcosa dentro di tanto in tanto, di fianco alle parole. Trovo che le pagine completamente bianche, ruvide, abbiano un potenziale di espressività superiore al foglio digitale.
-P.S.: non c’è una differenza qualitativa fra la versione originale di questo diario e quella analogica, ma il tocco della carta mi aiuta a sentirmi ancora più vicino ad una situazione extra-ordinaria, fugace eppure massiva–
Ho scritto solo una cosa sul nuovo ricettacolo, o meglio, due parole collegate da un trattino:
“Libera-mente.”
Vorrei si chiamasse così, questo è il suo nome. Ci ho pensato immaginandomelo come un sofisticato dispositivo: una macchina generatrice di libertà, alimentata dall’abbondanza dei pensieri nella mia testaccia.
Serve manutenzione, costante operosità a pieno regime, selezione delle materie prime, ma sono soddisfatto di questa nuova fase della mia stagione letteraria.
Ogni giorno quando mi prendo il tempo di accendere il motore, questo processo semiautomatico di scrittura ha inizio e non so mai dove mi condurrà.
Mentre metto in fila le parole, in sottofondo sento il cuore che attenua i battiti, forse perché qualcosa sta venendo lavorato, per essere riportato alla luce più tardi. Una parte di me rimane sulla pagina, senza dolore.
Se non fossi io a scrivere di me stesso in un testo, chi vi sarebbe destinato? Nessuno, immagino. Allora questa operazione merita di essere vissuta, di essere abbracciata.
Se l’universo stesso fosse un’opera d’arte in svolgimento, allora vorrei fare la mia parte. Così quando sarò vecchio avrò qualcosa da leggere per ricordarmi ciò che ho passato, perché nessuno merita di essere dimenticato da sé stesso, ognuno ha il suo significato.
Racconterò di più la prossima volta, ma non tanto quanto quella successiva.
-Franco Salvaterra
La settimana prossima “Voci da me, per te” tornerà con un nuovo testo dei lettori; vuoi inviarci i tuoi scritti? Mandaceli a online@giornaledellegiudicarie.it
Non vediamo l’ora di leggervi! Ecco l’articolo di presentazione della rubrica, per chi vuole qualche informazione in più:
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