A volte capita di notare tratti di persone conosciute nelle nuove generazioni e allora…
“Voci da me, per te” Il diario del Prof

Questa settimana lo spazio che pubblica le voci dei lettori (e degli scrittori) torna con una pagina di diario, che racconta alcune esperienze legate all’insegnamento nella scuola superiore.
In un lavoro come quello dell’insegnante è comodo tenere traccia di pensieri e idee, così da migliorare il proprio metodo e (per chi ha appena iniziato) avere un reminder degli insegnamenti che vengono personalizzati in base alle necessità degli studenti.
In questi testi, costruiti con la forma del diario, può capitare di lasciarsi andare alla scrittura e produrre così brevi narrazioni, come quella che propongo qui di seguito.
Diario di bordo
Anche oggi in classe sono emersi i miei ricordi delle superiori. Ricordo i compagni, alcuni sono persino diventati amici che ho il piacere di incontrare ancora oggi.
A volte capitava di avere professori molto severi, che non permettevano alcun tipo di distrazione durante la lezione. Io, giovane imbambolato che aveva piacere di perdersi nei suoi pensieri, spesso mi ritrovavo ad essere richiamato.
Anche oggi gli studenti si distraggono, per gli stessi identici motivi: c’è lo studente innamorato, che farebbe di tutto per potersi girare e dare anche solo un’occhiata in più ad una persona che reputa speciale.
Esistono studenti in combutta, che non riescono proprio ad arrestare la voglia di scherzare con i compagni di banco, nemmeno durante le spiegazioni dei prof.
Ci sono quegli studenti un po’ taciturni, che a volte preferiscono essere lasciati soli con sé stessi, specie quando hanno una giornata no. Altri che, come moderni dr. Jekill, fanno uscire il loro mr. Hide solo alle ultime ore, quando si sentono più stanchi.
Riconosco tutti questi comportamenti, perché erano gli stessi che conoscevo come miei e degli studenti della mia classe.
Ogni tanto durante le pause mi fermo e, lo confesso solo a voi lettori, mi metto a osservarli, per vedere se riesco a riconoscere qualche comportamento dei miei amici, in loro.
Il bello di essere insegnanti è anche questo: quando inizi ad accumulare esperienza, ti accorgi che il mondo funziona un po’ come un pezzo musicale, che magari può cambiare nel ritmo, ma che suona come un remix di canzoni già scritte.
Forse qualche mio ex-compagno di classe ora ha figli, che iniziano a frequentare la scuola anch’essi. Mi pare del tutto normale che le nuove generazioni abbiano genitori, zie e zii che prendono come modello.
Quei modelli sono fantastici. Me lo ricordo anche io e, a distanza di tempo, mi spiace di non aver passato con loro ancora più tempo, per conoscerli meglio.
Ma di questo non mi preoccupo troppo, perché proprio come continuo ad incontrare alcuni loro tratti negli studenti, sono convinto che avrò sempre qualcosa di nuovo da raccontar loro, quando ci rivedremo.
Arrivederci, compagni miei.
-Franco Salvaterra
La settimana prossima “Voci da me, per te” tornerà con un nuovo testo.
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Ecco l’articolo di presentazione della rubrica, per qualche informazione extra:























