Tra Gruber e De Gasperi, un patto fra galantuomini

Ottant’anni dopo la firma a Parigi, Paolo Magagnotti ripercorre quegli attimi in occasione della Giornata dell’Autonomia celebrata oggi a Trento

La Giornata dell’autonomia, che è celebrata solennemente a Trento oggi, sabato 5 settembre, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha una duplice, se non molteplice, origine. Limitiamoci a considerarne due aspetti: uno storico e l’altro di carattere giuridico.

IL PRIMO ASPETTO, QUELLO STORICO. Dal punto di vista storico, il Trentino vanta una ricca tradizione di autonomie locali. Al di là dei semplici scritti che venivano redatti, magari dopo un incontro tra capifamiglia sul sagrato della chiesa al termine della celebrazione eucaristica domenicale, essa racchiude in sé uno spirito di solidarietà e molto buon senso. Pensiamo, ad esempio, alle carte di regola e alle vicinie.

Si trattava di documenti che, di norma, venivano rispettati sia nello spirito sia nella lettera. Erano tempi in cui gli accordi si suggellavano anche con una stretta di mano, che per le parti coinvolte aveva il valore di un atto notarile. Un costume e una tradizione che i nostri emigranti oltreoceano hanno portato con sé con dignità e orgoglio.

Già negli anni Venti, un gruppo di emigrati trentini nel Michigan costituì una società di mutuo soccorso, nel cui statuto venne inserita una clausola che prevedeva l’espulsione automatica del socio che non avesse rispettato quanto concordato con una stretta di mano. Belle tradizioni, testimonianze preziose che, spesso, anche da noi sono ormai soltanto un ricordo.

L’ASPETTO GIURIDICO. L’altro aspetto è di carattere giuridico ed è direttamente connesso al Patto definito e sottoscritto a Parigi il 5 settembre 1946 dal presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri italiano, Alcide De Gasperi, e dal ministro degli Affari esteri austriaco, Karl Gruber. Si trattò di un patto che acquisì poi piena rilevanza giuridica internazionale di Accordo con la sua inclusione nell’Allegato IV del Trattato di pace con l’Italia del 1947.

Sotto il profilo giuridico, tale Accordo rappresenta l’origine dell’autonomia speciale a livello regionale, della quale beneficiano le Province autonome di Trento e di Bolzano.

Per i vincitori della guerra, riuniti a Parigi nel Palazzo del Lussemburgo, il destino della minoranza di lingua tedesca del Sudtirolo non era certamente in cima alle prioritĂ . La questione rimase pertanto affidata alla buona volontĂ , alla saggezza e al senso di responsabilitĂ  dei rappresentanti italiano e austriaco.

Al riguardo, un punto deve essere chiaro: l’intesa raggiunta fra De Gasperi e Gruber aveva lo scopo di porre rimedio ai gravi malanni causati dal fascismo al gruppo linguistico tedesco sudtirolese, garantendone al tempo stesso la tutela per il futuro. Il fatto che, successivamente, l’Assemblea costituente italiana abbia approvato lo «Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige», inserendo anche il Trentino nel quadro autonomistico, è un’altra storia.

Sull’interpretazione e sull’attuazione dell’Accordo De Gasperi-Gruber sono state scritte montagne di testi e ancora oggi non mancano studiosi che ne propongono nuove analisi. Non sono mancate neppure valutazioni critiche sull’operato dei due protagonisti che siglarono l’Accordo: critiche che personalmente ritengo ingenerose, anche perché troppo spesso non tengono conto del contesto storico e delle condizioni nelle quali esso venne definito e sottoscritto. Eravamo nel secondo dopoguerra e gli artefici del Patto rappresentavano due Stati pesantemente sconfitti.

AL MOMENTO DELLA FIRMA. Sappiamo che il 10 agosto 1946, dopo che Alcide De Gasperi ebbe pronunciato a Parigi lo storico discorso davanti al Consiglio dei Ventuno, trovò una sala gelida nei suoi confronti e soltanto il segretario di Stato americano si alzò per stringergli la mano. Il ministro degli Affari esteri austriaco Gruber, per potersi recare a Parigi, doveva ottenere il permesso dei generali delle forze alleate che controllavano il Paese.

Della firma dell’Accordo non esiste alcuna fotografia. Le immagini che di tanto in tanto compaiono su giornali e pubblicazioni, nelle quali De Gasperi e Gruber firmano un documento o si stringono la mano, riguardano in realtà l’accordo culturale italo-austriaco, sottoscritto a Roma, a Palazzo Chigi, il 14 marzo 1952. Fui io a rinvenirle a Vienna, nell’archivio dell’agenzia fotografica Votava, quando nel 1976 mi recai nella capitale austriaca per condurre alcune ricerche destinate a una pubblicazione speciale della Regione che curai in occasione del trentesimo anniversario della firma dell’Accordo.

NON UNA COPIA, MA L’ORIGINALE. Nel testo ufficiale inglese della delegazione austriaca figurano alcune correzioni apportate a mano. Rimasi sorpreso quando, nel corso delle ricerche condotte per la stessa pubblicazione, il mio amico Enrico Serra, direttore del Servizio storico e documentazione del Ministero degli Affari esteri, mi mostrò il testo dell’Accordo. Vedendo quelle correzioni, gli chiesi se avessi potuto consultare l’originale, perchĂ© ritenevo che si trattasse di una copia. Egli mi rispose: «Paolo, questo è l’originale».

Anche alla luce di queste circostanze — ma, evidentemente, vi è molto di più — credo davvero, con Nicolò Carandini, l’ambasciatore che seguì le trattative insieme ad Alcide De Gasperi, che quello firmato a Parigi il 5 settembre 1946 sia stato un «patto tra galantuomini». Il fatto che nell’attuazione dell’Accordo possano esservi stati degli errori nulla toglie alle buone intenzioni dei firmatari.

QUANTO DETTO DOPO LA FIRMA. Molti sono i riferimenti ai comportamenti e alle dichiarazioni dei due protagonisti. Ne scelgo due, che ritengo particolarmente significativi e illuminanti.

In una dichiarazione rilasciata alla stampa a Parigi dopo la firma, De Gasperi disse, fra l’altro: «L’Alto Adige dovrà diventare un ponte e non una barriera tra due civiltà… Noi crediamo di aver dato un esempio di buona volontà e di probità politica… L’esperimento di una minoranza libera e garantita costerà qualche sacrificio anche all’orgoglio italiano, ma esso è fatto per la fraternità dei popoli».

In una dichiarazione scritta di proprio pugno, su mia richiesta, per la citata pubblicazione, Karl Gruber affermò: «Il presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi ha definito sia l’Accordo sia le stesse istituzioni autonomistiche come segno precursore di un’autentica concezione europea. A questa linea ho dato di tutto cuore la mia adesione. La vecchia Europa — o dobbiamo dire la nuova — è cresciuta al di sopra dei vecchi confini. Una minoranza alloglotta è proprio predestinata a svolgere una funzione di ponte, sul quale la coscienza europea può tendere la mano da entrambe le parti. In particolare, mi sembra che il Sudtirolo e il Trentino possano cooperare proprio in questa prospettiva. Un grande italiano [Alcide De Gasperi] disse una volta che le buone relazioni devono cominciare proprio dal vicino».

OTTANT’ANNI DA QUEL GIORNO. Dall’Accordo di Parigi a oggi sono trascorsi ottant’anni. Molte e importanti realizzazioni hanno avuto luogo grazie agli strumenti che quell’Accordo ci ha consentito di avere e di utilizzare. Gruppi linguistici diversi convivono e collaborano pacificamente.

Forse un supplemento di quello spirito di unità, comprensione e collaborazione che era nell’animo dei due protagonisti potrebbe essere utile per rafforzare ulteriormente il tessuto sociale che unisce il Trentino e il Sudtirolo.

La ricorrenza di quest’anno sia dunque l’occasione per rinnovare un pensiero di gratitudine agli artefici dell’Accordo e per riflettere su come portare avanti, con rinnovato impegno e spirito di collaborazione fra tutti i gruppi linguistici della regione, programmi e progetti che consentano, anche in una dimensione transfrontaliera, di vivere e crescere in armonia. Una crescita nella quale il naturale ancoraggio alla realtà locale non distolga mai dalla visione europea.

 

 

 

 

 

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