Nuovi lavori al sito archeologico di Fiavé interesseranno 12 mq. Alla presentazione di oggi anche Franco Marzatico presente ai primi scavi
Si torna a scavare dopo anni alla torbiera Carera
Hanno preso il via nuove ricerche archeologiche nell’area delle palafitte di Fiavé, Patrimonio Mondiale UNESCO, con l’apertura di un saggio stratigrafico nella torbiera di Carera, al quale seguiranno studi e analisi di varia natura: lo scavo, coordinato dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, interesserà un’area di 12 metri quadrati.
Il via é ufficiale come annunciato alla conferenza stampa tenuta oggi, mercoledí 19 agosto, al sito archeologico.
I nuovi scavi sono collegati in primis alla verifica delle condizioni di conservazione del deposito archeologico, alla tutela del sito e all’eventuale adozione di misure di contenimento del degrado delle strutture in legno. Altri motivi per l’avvio degli studi sono connessi alla ricerca, a fronte delle nuove potenzialità dell’archeometria e della bioarcheologia contemporanea.
Ne hanno parlato gli esperti presenti, fra i quali il già soprintendente per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento Franco Marzatico, che partecipò ai primi scavi diretti da Renato Perini e successivamente condusse ricerche archeologiche nella torbiera Carera, la soprintendente per i beni culturali Angiola Turella, il sostituto direttore dell’Ufficio beni archeologici Elisabetta Mottes con Elena Silvestri direttore dello scavo.
Presenti anche l’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa, il sindaco del Comune di Fiavé, Beniamino Bugoloni e l’intera giunta comunale, nonché l’ex sindaco Nicoletta Aloisi.
UN PO’ DI STORIA. La palafitta della torbiera Carera di Fiavé è uno dei più importanti siti palafitticoli dell’arco alpino. Come noto, l’area è stata interessata da scavi archeologici diretti da Renato Perini tra gli anni ‘60 e ‘90 del Novecento. Il lavoro allora svolto, che molti fiavetani ricordano ancora, resta tuttora un esempio di approccio multidisciplinare di altissimo livello scientifico, che ha portato alla luce diverse fasi di frequentazione umana, dal Neolitico all’età del Bronzo recente, cioè dalla prima metà del quarto millennio a.C. al XIII secolo a.C. circa.
L’eccezionale stato di conservazione delle evidenze è una delle caratteristiche peculiari del sito: l’ambiente torboso umido ha infatti permesso la conservazione di materiali organici quali legni, semi e perfino frutti, che in un contesto asciutto non verrebbero preservati. Questo ha comportato la sopravvivenza fino a noi di “fotografie” di vita quotidiana quasi intatte, e migliaia di reperti e strutture in ottimo stato di conservazione.
COSA SI FARÀ. L’Ufficio beni archeologici provinciale ha pertanto programmato di allargare di circa 10 mq verso sud il sondaggio iniziato da Renato Perini nel settore IX della zona 1 (a circa 40 metri dall’attuale area archeologica), con lo scopo di verificare le modalità insediative del primo villaggio, come già si proponeva di fare lui stesso negli anni successivi allo scavo. Rispetto alle principali fasi della palafitta, quelle strutturate con centinaia di pali, la più antica frequentazione della palafitta (cd “fase 1”), risalente al Neolitico tardo (prima metà del IV millennio a.C.), è infatti ancora poco nota perché coperta in molti La scultura ligneapunti dalle fasi successive. La zona è nota anche con il nome di “isoletta”, poiché ancora nel IV millennio a.C. doveva emergere dalle acque dell’antico lago Carera.
UNA RICERCA PER RIPARTIRE DA ZERO. Molto tempo dopo l’abbandono del primo villaggio stabile di Fiavé, l’impianto di diversi insediamenti e strutture che interessarono l’area dell’antica isoletta nel II millennio a.C., sconvolsero e/o distrussero molti dei resti dell’antico villaggio neolitico. “Ripartire da 1” (nel senso della fase “Fiavé 1”) è necessario, pertanto, per vari motivi. In primo luogo si tratta di aumentare quantitativamente e qualitativamente la base dati che permetterà una più completa ricostruzione di una fase insediativa di cui ancora oggi abbiamo conoscenze molto limitate.
Non va trascurato poi il fatto che nel settore di scavo è presente anche la fase 2, anch’essa poco nota e pertinente all’antica età del Bronzo, che dovrà essere scavata prima di giungere alla fase neolitica, per cui le indagini andrebbero a rappresentare una parte importante dell’intero ciclo insediativo fiavetano, con la prospettiva di allargarsi ulteriormente in futuro. Tale risultato sarà raggiunto con uno sforzo organizzativo (e quindi finanziario) relativamente contenuto, trattandosi di scavi di poca profondità e con risalita di acqua relativamente limitata.
Non si tratterà pertanto di un grande scavo estensivo, come quelli che misero in luce le strutture di grande impatto scenografico dell’età del Bronzo (del II millennio a.C.), come il “campo di pali” della zona 2 o o le articolate architetture infrastrutturali della fase Fiavé 6. Si tratterà piuttosto di un intervento “laparoscopico” per sondare il potenziale informativo di questo straordinario contesto archeologico e programmare con maggiore consapevolezza una nuova fase della ricerca archeologica a Fiavé.
Non verrà infine trascurata l’archeologia pubblica: sono in fase di programmazione, anche grazie alla collaborazione del comune di Fiavé, eventi che coinvolgeranno la popolazione fiavetana e il pubblico del Museo e del Parco.
Il primo appuntamento è previsto per dopodomani, venerdì 21 agosto, in occasione della Giornata Internazionale del Patrimonio Subacqueo: sono in programma per il pubblico, con partecipazione gratuita, alle ore 15.30 una visita guidata all’area archeologica e allo scavo a cui seguirà, alle ore 17 al Parco Archeo Natura, “Frammenti d’acqua”, un viaggio tra miti, leggende e poesie dedicate all’acqua e ai suoi molteplici aspetti.






















