Per la sezione, guidata dal presidente Luca Cornella, il cuore dell’estate è stato Scarpèle, la rassegna culturale per una frequentazione rispettosa dei monti e degli altri ambienti naturali
Sat San Lorenzo in Banale: “Anche per lupi e orsi, in montagna serve la conoscenza”

La SAT, Società degli Alpinisti Tridentini, una realtà che da oltre un secolo promuove la conoscenza, la valorizzazione e la tutela della montagna. Attraverso un’ampia varietà di attività, anche nelle valli Giudicarie coinvolge persone di tutte le età nella scoperta dell’ambiente alpino, favorendo non solo la pratica dell’escursionismo e dell’alpinismo, ma anche una maggiore consapevolezza e rispetto per il territorio. Dopo le attività proposte quest’anno dalla SAT Caré Alto e dalla SAT Pieve di Bono?
Quali sono le iniziative principali che avete organizzato tra agosto e settembre? Ci sono stati escursioni o eventi particolari pensati per i soci, ma anche per coinvolgere famiglie e turisti?
Dalle escursioni alle serate informative, la Sat è un mondo operoso, dove volontariato e amore per il territorio si fondono con competenze specifiche e capacità tecniche. Per la nostra sezione il cuore dell’estate rimane Scarpèle, la rassegna culturale che organizziamo dal 2024 con l’obiettivo di favorire una frequentazione rispettosa dei monti e degli altri ambienti naturali a questi connessi per scopi turistici, culturali, di svago e lavorativi. Opportunità ad ingresso libero sia per chi il territorio lo abita stabilmente, sia per chi lo sceglie per le proprie vacanze. Ci teniamo a promuovere un rapporto consapevole e sostenibile con la natura circostante, alla ricerca di un equilibrio bilanciato fra comunità residente, montagna e turismo.
L’edizione di quest’anno, dedicata alla conservazione della biodiversità nell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, è stata realizzata grazie al sostegno dell’amministrazione comunale, del Consorzio Borgo Vivo, del Bim, della Cassa Rurale, nonché per singoli eventi della Biblioteca Giudicarie Esteriori, Mets, Pnab e Ecomuseo della Judicaria. Tra gli appuntamenti al teatro comunale quello con Matteo Zeni mercoledì 189 agosto “Convivenza uomo e natura. L’orso e noi“, poi il talk con Danny Zampiccoli e Roberta Bonazza giovedì 27 agosto “Tra passato e presente“. Fino a settembre, presso la sala mostre di Casa Osèi, è stato possibile visitare la mostra fotografica “Transumanza” di Mario Paolazzi.
Quanto alle gite in programma, sono state principalmente rivolte ai tesserati Sat/Cai. L’iscrizione era possibile anche per i non soci, per i quali attiviamo di volta in volta la copertura assicurativa per la singola uscita. Domenica 30 agosto siamo stati alla Via Ferrata Castiglioni, transitando anche per la Bocca dei Camosci e la Bocca d’Ambiez. Itinerario per escursionisti esperti (EE + EEA). Fino al Rifugio XII Apostoli sono stati presenti anche 12 soci giovani (8-13 anni), parte di un progetto graduale di avvicinamento all’ambiente naturale montano che la sezione porta avanti con dedizione.
La zona di San Lorenzo è particolarmente interessata dalla presenza di orsi e lupi. Come sta cambiando, secondo la vostra esperienza, il modo di frequentare i sentieri e i pascoli? Ci sono accorgimenti che state suggerendo agli escursionisti?
Partiamo da una circostanza incontestabile: la zona è da sempre interessata dalla presenza di orsi, ben prima del 1999 e del progetto Life Ursus. L’orso bruno autoctono stava proprio in zona, un vero residente del Brenta: ce lo ricordano quotidianamente svariati stemmi comunali, oltre al toponimo “Dorsino”. Un re silenzioso che abita questi boschi da molto tempo prima che tutti noi ci facessimo domande su di lui, prima di Life Ursus, e molto prima che avesse inizio la storia dell’alpinismo. Un tempo le montagne erano considerate luoghi ostili, abitati da mostri e demoni. Il rapporto della cultura rurale tradizionale coi monti era infatti riflesso bene nel noto proverbio: “Ama l’ert ma teite al pian”. Solo con l’Illuminismo la percezione della montagna cambiò anche grazie alla curiosità scientifica. A differenza del passato, oggi è possibile conoscere il comportamento della fauna selvatica. Cosa è cambiato davvero negli ultimi anni? Semplicemente viviamo in una “società signorile di massa” che ha scoperto la montagna ricreativa, prima frequentata dai cacciatori e dagli alpinisti, residenti o meno. La società si evolve e con essa usi e costumi. I sentieri continuano ad essere percorsi, gli escursionisti in montagna sono aumentati. In montagna bisogna banalmente sapersi comportare, tanto quanto in società sono gradite le care buone maniere. Alla fine è sempre una questione di educazione.
Coesistere richiede competenza, e la competenza si apprende. In Hokkaido, regione giapponese contraddistinta dalla presenza di orsi, la regola numero 1 è da sempre l’autoresponsabilità. Presenti ovunque avvisi che ricordano a tutti la necessità che “ciascuno confidi sulla propria fortuna e si sappia comportare”. Poetico quanto realistico, la stessa perizia e la stessa fortuna che ci auguriamo quando saliamo in auto e ci mettiamo in strada.
Gli accorgimenti che come sezione suggeriamo agli escursionisti sono quelli del Servizio Faunistico della Provincia. In primis: farsi sentire. Durante le escursioni, camminare parlando ad alta voce e facendo rumore. Meglio dunque partire in compagnia, come suggerisce anche il Soccorso Alpino per contare sull’aiuto reciproco in caso di difficoltà di vario genere. In montagna anche una semplice distorsione può diventare un problema se si è da soli, senza dover per forza imbattersi nella fauna selvatica. Saggio evitare le ore del crepuscolo nelle aree più selvagge, lontane dai sentieri più battuti, dato che è in quel momento che la fauna selvatica esce più facilmente allo scoperto. Importante poi la regola aurea del portare i propri rifiuti a valle, specialmente organici. Se si lascia cibo in giro questo attira gli animali, è mero buon senso. I cani vanno tenuti al guinzaglio, per evitare che il nostro amico a quattro zampe disturbi inconsapevolmente la fauna selvatica e inneschi reazioni difensive in eventuali lupi e orsi presenti nei paraggi. Sui pascoli, la regola prima è non attraversare le greggi: si aggirano con ampio margine. Un utile flyer dedicato alle norme di comportamento da tenere in caso di incontro ravvicinato con orso, lupo e cani da guardiania è consultabile sul sito della Sat sede centrale.
Avete registrato un calo di presenze sui sentieri o un maggiore timore da parte di famiglie e turisti? Come sezione, cosa state facendo per informare correttamente e rassicurare chi vuole andare in montagna?
Il monitoraggio dei passaggi su sentieri non rientra fra le attività della sezione. La Commissione Sentieri della Sat ha taluni progetti di monitoraggio attivi, ad esempio sul San Vili, non ovunque. Pertanto il dato delle presenze sui sentieri della zona può solo essere stimato, ricavandolo dal numero di pernottamenti nei rifugi, un dato che comunque tralascia gli escursionisti di giornata. Nel contesto del 127esimo Congresso della Sat è emerso l’interessante lavoro di Trentino Marketing sui dati aggregati e anonimi delle celle telefoniche, da cui si stima in generale quante persone arrivano in Trentino, da dove provengono, e quanto tempo restano, senza conoscere l’identità individuale. Questo permette agli esperti di includere categorie prima invisibili alle statistiche tradizionali: chi si muove davvero sul territorio. Con stretto riferimento ai sentieri montani la sezione non dispone dunque di dati utili. Possiamo però guardare ai dati condivisi con noi dal Consorzio Borgo Vivo, il quale ha registrato presso le strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere site sul territorio comunale di San Lorenzo Dorsino 69.839 presenze nel 2024 e 70.512 nel 2025. Restano fuori dalla statistica i dati delle presenze presso alloggi privati ad uso turistico.
Quanto al “timore” per i grandi carnivori, c’è da dire che per definizione timore è uno stato d’animo, un fenomeno psicologico. La mente cerca la prevedibilità, e davanti a ciò che non sa prevedere scatta in noi un allarme proporzionato non tanto al rischio reale, ma alla difficoltà di tollerare l’incertezza. E qui sta il nodo cruciale: nessuno può promettere prevedibilità a chi entra in un bosco. La montagna non è un ambiente costruito, controllato, urbanizzato. Non è un parco giochi, né un parco divertimenti a prescindere dalla presenza dei grandi carnivori. Ciò che si può ridurre è l’ignoto, attraverso la conoscenza: non cancella l’imprevisto, ma lo rende gestibile, toglie l’allarme e lascia l’attenzione.
Per lo stesso motivo diffidiamo del “secondo me”: una sensazione personale è inattendibile per definizione. Se esiste un timore diffuso andrà misurato con un’indagine strutturata, non dedotto da conversazioni al bar. Ci sono fotografi naturalisti che frequentano la zona restando appostati per giorni nei boschi; cacciatori che conoscono profondamente la fauna selvatica e apprezzano zone non frequentate da turisti ed escursionisti; nella natura umana troveremo sempre di tutto ed è bene così. Come sezione ci impegniamo a fare corretta informazione, convinti che la paura nasce da ciò che non si conosce, mentre la conoscenza costruisce il rispetto.























