Quando «el Parolòt» lavorava il rame in piazza Guido Boni

Ricordo della bottega Gottardi a Tione tra suoni di martello e paioli da polenta

Dopo la storia della cartolibreria Antolini, dopo la Plastigomma di Gilia Valentini, o ancora la Rupe Abbigliamento o la pasticceria del Trocadero, un altro pezzo di storia della borgata tionese che le nuove generazioni forse non conoscono. Si tratta di un altra attività e di un altro volto che, a mio avviso, vale la pena ricordare. Raccontare queste vicende significa anche trasmettere come si è evoluta nel tempo la vita socio-economica della nostra comunità.

Parliamo oggi di un’antica bottega con annesso laboratorio che si trovava in piazza Guido Boni, proprio dove oggi ha sede il laboratorio-negozio del Calzolaio. Qui, per molti anni, si svolse l’attività del rame: il proprietario e artigiano era Egidio Gottardi, conosciuto da tutti come “el parolòt”. Era l’antico mestiere dell’artigiano che, con competenza e maestria, realizzava soprattutto i paioli da polenta.

Egidio proveniva da una famiglia di artigiani. A dare avvio all’attività fu il padre, Udalrico, che insieme al padre Antonio aprì a Tione, nell’allora piazza III Novembre (oggi piazza Cav. Guido Boni), un laboratorio con negozio dove vendeva articoli per contadini.

Antonio Gottardi (mio bisnonno) proveniva da Javrè e apparteneva a una famiglia molto numerosa: ben tredici le bocche da sfamare in tempi difficili. Proprio da questa necessità nacque la sua attività di “parolòt”. In quella bottega si trovava davvero di tutto: fascere per fare il formaggio, falci per il taglio del fieno, secchi di ferro zincato, pentolame vario, chiodi di ogni tipo, brocche, lampade a olio e molti altri oggetti di uso domestico dell’epoca. Siamo nei primi anni del Novecento.

Egidio, poco più che trentenne, dopo aver trascorso gli anni della giovinezza arruolato nel Genio Pontieri durante la Seconda guerra mondiale, tornò a casa e continuò il lavoro del parolòt avviato dal padre Udalrico.

Negli anni Sessanta arrivò però una svolta. Erano gli anni in cui oggetti e suppellettili in rame andavano per la maggiore: copri vasi decorati, portaombrelli, piatti con scene di caccia e di montagna o di vita agreste, grandi piatti da parete lavorati a scalpello, oltre a numerosi accessori per la cucina in rame. La richiesta era forte e così anche la lavorazione cambiò: accanto ai tradizionali paioli e alle grandi caldére per la lavorazione del latte, cominciarono a comparire manufatti sempre più decorativi e rispondenti ai gusti del tempo.

Per chi scrive queste righe, il ricordo di quella bottega ha anche un valore particolare. Egidio Gottardi, infatti, era mio padre. Da bambino ho visto tante volte le sue mani al lavoro, mentre martellava il rame sul banco del laboratorio: gesti precisi, ripetuti centinaia di volte, accompagnati dal suono inconfondibile del martello sul metallo che riempiva la bottega. Per lui non era soltanto un mestiere, ma una vera arte artigiana tramandata da generazioni, fatta di pazienza, esperienza e passione.

Oggi, passando da piazza Guido Boni, al posto di quella bottega c’è il laboratorio del Calzolaio. I tempi cambiano e le attività si trasformano, ma tra quelle mura resta la memoria di un mestiere antico e di un artigiano che, con pazienza e maestria, ha dato forma al rame e ha fatto parte della vita quotidiana della borgata.

E così, anche questa volta, nella nostra rubrica possiamo dire: là dove c’era la bottega del “parolòt”… oggi c’è un’altra attività, ma resta viva la storia di chi, con il proprio lavoro, ha costruito un piccolo pezzo della Tione di ieri.

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