Non basta saper fare, è fondamentale saper essere

Quali le novità a scuola di quest’anno? Dopo quelle all’Istituto Professionale UPT e all‘Istituto Guetti , l’intervista alla coordinatrice dell’Istituto Professionale Enaip di Tione.

Ketty Pellizzari

Buongiorno Ketty Pellizzari, le scuole professionali hanno un forte legame con il mondo del lavoro: quanto è difficile e come si fa a stare al passo nella proposta didattica con un mondo del lavoro che cambia molto più velocemente rispetto al passato?

Dire che è una sfida quotidiana e nello stesso una grande opportunità, il mondo del lavoro evolve con rapidità e questo impone alla scuola professionale – e non solo professionale – di essere flessibile e connessa, la scuola non può continuare ad essere un contenitore rigido, serve un approccio dinamico, capace di integrare esperienze, tecnologie, relazioni e visione.

Molti pedagogisti dicono che il tempo della lezione frontale come unico strumento è finito. I ragazzi oggi hanno bisogno di essere incuriositi, coinvolti, messi in gioco.

Roberto Franchini, docente dell’Università Cattolica del sacro Cuore, il 3 settembre scorso è intervenuto alla Consulta di Enaip Trentino a Trento, è stato un intervento intenso e arricchente. Ha detto che l’avvento dell’intelligenza artificiale provocherà nei prossimi anni un vero e proprio terremoto curricolare e ha sottolineato che non si tratta di una minaccia, ma di una straordinaria occasione per umanizzare l’offerta educativa, mettendo al centro le competenze per la vita, ritrovando nella relazione educativa lo strumento per generare motivazione e desiderio di apprendere.

Pertanto, anche il legame con il mondo del lavoro ha bisogno di un cambio di passo, il lavoro non può essere solo la destinazione finale, ma deve essere parte integrante del percorso educativo.

Spesso le aziende, quando assumono un giovane diplomato, prevedono fin da subito un periodo di formazione interna, indipendentemente da quanto appreso a scuola. È una prassi data per scontata, che evidenzia uno scollamento tra il percorso scolastico e le esigenze operative delle imprese. Si resta così ancorati alle sole competenze tecniche, ma oggi non basta più saper fare, è altrettanto fondamentale saper essere.

La scuola professionale non può più essere vista come un luogo dove si insegna esclusivamente un mestiere. Deve diventare uno spazio educativo in cui si formano gli adulti del futuro, con competenze relazionali, emotive, civiche e di vita. In questo processo anche le imprese possono avere un ruolo decisivo, non solo supportando i tirocini curriculari o le iniziative di orientamento, ma entrando concretamente a scuola, portando esperienze, visioni e contribuendo alla costruzione di un progetto educativo condiviso.

Così si cambia di paradigma, ma richiede coraggio, fiducia reciproca, investimento economico e di tempo, per cui nulla di facile, ma la vedo come unica strada possibile per superare quella percezione della scuola professionale come “ultima spiaggia” o come scelta per chi non ce la fa. E forse, proprio qui, si trova una risposta alla carenza di operai specializzati che le aziende trentine denunciano con sempre maggiore urgenza.

Fra le novità nella scuola trentina di cui si parla in questi giorni c’è quella di una riforma del sistema di recupero delle carenze, ci racconta quale è l’approccio all’ENAIP ora e quali sono per lei i punti chiave da tenere al centro rispetto a questo tema?

Il recupero non è un semplice atto tecnico o procedurale, deve essere parte integrante di un processo più ampio, che tenga conto non solo delle fragilità, ma anche delle potenzialità di ciascun ragazzo. Non si tratta solo di colmare una lacuna, ma di riattivare la motivazione, restituire senso al percorso formativo e fornire strumenti concreti, come un metodo di studio, che spesso è ciò che realmente manca.

La riforma proposta dalla Provincia, che introduce percorsi di recupero più strutturati, ma senza reintrodurre l’esame di riparazione, mi sembra vada nella direzione giusta, evita il ritorno a un modello punitivo e punta invece su una valutazione formativa, capace di responsabilizzare lo studente senza ridurlo a un voto.

Non si tratta di “riparare” qualcosa che non funziona, ma di “prendersi cura” del percorso di crescita degli studenti, accompagnandoli nella costruzione delle basi per il loro futuro. Si torna un po’ a quello che si diceva prima rispetto alle competenze per la vita, i nostri ragazzi non devono solo superare delle difficoltà scolastiche, ma devono imparare a conoscersi, a progettare e a scegliere.

Dal punto di vista dell’organizzazione scolastica il prossimo anno porterà delle novità nell’istituto che dirige?

Ogni anno lavoriamo per migliorare quanto realizzato in quello precedente, con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più in linea con le esigenze di studenti e famiglie. Un impegno particolare è dedicato dal corpo docente all’inserimento di attività extracurriculari che arricchiscono il percorso formativo e favoriscono il collegamento con il mondo reale.

Nel settore alberghiero, le collaborazioni con enti del territorio sono numerose e significative: parteciperemo alla fiera Judicaria Eco Festival a Tione, stiamo definendo una collaborazione con APT Campiglio per essere presenti ad Autumnus a Trento, e a febbraio il quarto anno e l’Alta Formazione saranno coinvolti nella preparazione di eventi culinari legati alle Olimpiadi invernali. Queste esperienze permettono agli studenti di confrontarsi con contesti professionali sviluppando competenze e rafforzando il senso di appartenenza al territorio.

Per il settore elettromeccanico, abbiamo scelto di potenziare la didattica coinvolgendo consulenti provenienti da aziende locali, in particolare nelle classi prima e terza. L’obiettivo è offrire una formazione sempre più aderente alle reali richieste del mondo del lavoro.

Anche per il settore carpenteria edile del legno ci sono novità: dopo l’ottima riuscita della collaborazione con Funivie Pinzolo per la realizzazione di strutture lignee lungo il percorso Doss del Sabion – Lago Grual, sono in programma nuove collaborazioni con altri enti territoriali.

Anche quest’anno avremo due classi quinte, sia nel settore alberghiero che in quello dell’industria e artigianato. Come già avvenuto lo scorso anno, i docenti stanno attivando progetti significativi nell’ambito dell’educazione civica, della sostenibilità ambientale e dell’educazione finanziaria aderendo a iniziative promosse da enti come l’APPA e Pensplan.

Una novità riguarda l’attivazione di un canale WhatsApp del Centro. Pur non essendo uno strumento istituzionale – per quello resta il registro elettronico, che però presenta ancora difficoltà di utilizzo per molte famiglie – il canale WhatsApp sarà un mezzo agile per condividere iniziative e comunicazioni generali, raccontando la vita scolastica in modo diretto e coinvolgente. Non si tratta di una resa alla comunicazione social, ma di un tentativo di avvicinare le famiglie, soprattutto quelle che faticano a partecipare attivamente agli incontri scuola-famiglia. Il nostro obiettivo resta quello di costruire una collaborazione partecipata, fondamentale per il successo formativo degli studenti.

Sarà a breve in aula in Consiglio provinciale una proposta in merito ai cellulari in classe – che ne limiterà l’uso per come è formulata al momento – quale è la linea seguita ad oggi dall’istituto che dirige?

La linea sull’uso dei cellulari è la stessa da qualche anno: vengono depositati nelle cassette in classe all’inizio della giornata e possono essere utilizzati solo durante la pausa pranzo. Durante le lezioni e la ricreazione non è consentito l’uso, salvo ovviamente la decisione del docente di utilizzarli per scopi didattici.

Non si tratta di negare il digitale, ma di offrire ai ragazzi una pausa dalla connessione continua, è una forma di “disintossicazione temporanea” che aiuta a recuperare attenzione e capacità relazionale. Il problema non è lo strumento in sé, ma l’uso che se ne fa. Spesso per i ragazzi – e anche per noi adulti – il telefono non è una finestra sul mondo, ma una camera chiusa, dove l’attenzione è tutta per una sequenza infinita di contenuti effimeri. Lo scrolling compulsivo non stimola la riflessione, ma alimenta una gratificazione immediata che finisce per alienarti dalla realtà. Per questo, ritengo che limitare l’uso dei cellulari a scuola sia una misura necessaria per tutelare il benessere cognitivo ed emotivo degli studenti.

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