Al Guetti un nuovo corso di orientamento alle professioni sanitarie

E’ iniziato il nuovo anno scolastico a Tione, così come per gli Istituti Professionali UPT  e Enaip, arrivano delle novità anche all’Istituto Guetti.

Oggi parliamo con Renato Paoli, dirigente dell’Istituto Guetti di Tione. I licei sono sempre stati considerati viatico per l’università, è ancora così oggi?

Non direi in maniera così definita: anche gli indirizzi tecnici che abbiamo come l’economico e il tecnologico sono indirizzi che forniscono le competenze per accedere all’università. E’ eventualmente una caratterizzazione più legata all’orientamento nel senso che in un indirizzo tecnologico nel quinquennio ci si rende competenti in ambiti di approfondimento che saranno spiccatamente di tipo tecnologico, un liceo scientifico invece ha una preparazione approfondita ma più generale che consente di posticipare, in un certo senso, la scelta da fare sul percorso professionale.

L’approccio al mondo del lavoro non è più così dirimente fra licei e tecnici: da una parte una preparazione quinquennale non è forse più il punto di arrivo per un mercato del lavoro molto esigente, nello stesso tempo una preparazione comunque in un istituto di istruzione consente di spendere qualche competenza nel mondo del lavoro.

Fra le novità nella scuola trentina di cui si parla in questi giorni c’è quella di una riforma del sistema di recupero delle carenze, ci racconta quale è l’approccio al Guetti ora e quali sono per lei i punti chiave da tenere al centro rispetto a questo tema?

Da anni abbiamo un sistema di supporto agli studenti per il recupero delle carenze nel mese di settembre, prima dell’inizio delle lezioni, con dei corsi e un momento di verifica immediato e poi un secondo momento, se necessario, a dicembre, come previsto dalla normativa.

Quest’anno volevamo introdurre un recupero anche a novembre per portare poi lo studente alla prova di dicembre più forte e preparato: serve comunque una collaborazione con la famiglia e lo studente per un supporto anche estivo. Credo che il punto nodale sia dare delle opportunità agli studenti di supporto, ecco perché quest’anno tentiamo la strada dell’aumento dell’aiuto con delle ore pomeridiane.

La riforma non ci è ancora stata presentata, se come pare si parla di biennalità dei recuperi sarei abbastanza favorevole: significa che con una verifica dirimente al secondo anno e al quarto anno nel secondo biennio diamo lo spazio per il recupero su due anni ma evitiamo anche il trascinarsi delle carenze per tanti anni che è un po’ il vulnus del sistema trentino.

Dal punto di vista dell’organizzazione scolastica il prossimo anno porterà delle novità nell’Istituto che dirige?

Da quest’anno partirà un percorso di orientamento alle professioni sanitarie rivolto ad alcuni indirizzi (scientifico, scienze applicate, scienze umane) che è il frutto di un bando provinciale che abbiamo vinto. Impegnativo, ma viene riconosciuto ai fini dell’alternanza scuola-lavoro: i ragazzi e le ragazze potranno seguire lezioni teoriche e molte ore di tirocinio nell’ambito delle professioni sanitarie.

La seconda novità è che siamo in attesa, a giorni, di un accreditamento con l’Istituto Cambridge per diventare enti certificatori per certificazioni Cambridge di discipline non linguistiche veicolate in lingua inglese. Attiveremo quest’anno un primo corso di biologia in inglese, ora siamo nella fase di organizzazione ma contiamo di farlo partire già quest’anno: sono poi utili ai fini dell’iscrizione ad università straniere.

E’ la prima scuola statale in Provincia di Trento che arriverebbe a questo accreditamento, in Trentino solo la paritaria Steam di Rovereto è certificata. Poi vorremmo continuare a dare maggiore attenzione alle fragilità educative soprattutto nel biennio, incrementando gli interventi sui bisogni degli studenti che emergono in maniera sempre più evidente.

Sarà a breve in aula in Consiglio provinciale una proposta in merito ai cellulari in classe – che ne limiterà l’uso per come è formulata al momento – quale è la linea seguita ad oggi dall’istituto che dirige?

Le scuole hanno dovuto regolamentare l’uso dei cellulari. Non con il divieto di portare il cellulare a scuola che non è realisticamente applicabile. Quello che facciamo è far depositare gli studenti il cellulare all’inizio delle lezioni in una postazione e poi viene restituito al termine delle lezioni. Se il docente ritiene di doverlo usare per ragioni didattiche questa possibilità esiste. E durante l’intervallo fino ad ora i ragazzi e le ragazze lo utilizzano. Si tratta di vedere se arrivano indicazioni più precise da parte della Provincia ne parleremo nei prossimi colleghi docenti.

Quello che applichiamo ritengo sia già un segnale, si tratta forse di dare più rilievo al valore educativo che ha questa regolamentazione: non si tratta solo di impedire l’uso improprio durante una verifica, ma il fatto che si può relazionarsi senza il cellulare. Interpreto così anche un eventuale, se si dovesse intervenire in questo senso, divieto durante l’intervallo: sarebbe per invitare i ragazzi e le ragazze ad avere interazioni senza la mediazione del cellulare.

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