Parla il Vicario zonale delle Giudicarie che ha sostituito don Carlo Crepaz, prematuramente scomparso, in attesa della nomina di don Duccio Zeni
Carenza di preti, il puzzle delle parrocchie con don Celestino Riz

L’improvvisa morte a solo 61 anni di don Carlo Crepaz, ha lasciato un grande dolore tra i fedeli che lo conoscevano ed un vuoto per le parrocchie della Rendena dove prestava il suo servizio. Da Pinzolo a Porte di Rendena i fedeli sono rimasti improvvisamente senza il loro parroco, cercando di capire quale sarebbe stato il loro nuovo riferimento religioso.
Provvisoriamente il Vescovo Tisi aveva nominato al suo posto il vicario zonale delle Giudicarie, don Celestino Riz, attualmente parroco di numerose parrocchie, da Lardaro a Roncone, passando per Bondo e Breguzzo fino a Tione e ai paesi circostanti di Zuclo, Bolbeno, Saone, Ragoli, Preore e Montagne.
Don Celestino si è occupato quindi anche delle parrocchie della Rendena, dall’Unità pastorale “Sopracqua, Maria Madre della Misericordia”, comprendente le comunità di Pinzolo, Carisolo e Giustino – Massimeno, oltre alle parrocchie di Bocenago, Caderzone, Javrè, Pelugo, Spiazzo, Strembo, Vigo Rendena – Darè e Villa Rendena.
Le abbiamo volute elencare tutte, in tutto 22 parrocchie e 3 comunità, che solo una trentina di anni fa vedevano impegnati quasi una ventina di parroci.
Se allarghiamo l’orizzonte a tutto il Trentino negli anni ’70 i parroci erano oltre 400 per 473 parrocchie, nel 1998 erano diminuiti a 317. Ma la diminuzione più drastica si ha nei successivi anni, nel 2018 erano poco più di 100, mentre ora sono meno di 80, sempre per le circa 450 parrocchie e la tendenza alla diminuzione non sembra arrestarsi tenendo conto dell’età dei sacerdoti e delle nuove vocazioni.
Avevamo sentito direttamente don Celestino, prima della nomina di don Duccio Zeni, per cercare di capire come avrebbe affrontato questo ulteriore e impegnativo incarico: «La figura del parroco è cambiata in questi anni e dovrà cambiare anche in futuro per adeguarsi alle nuove esigenze, dovute alla riduzione del numero e al cambiamento sociale e culturale che ha interessato le nostre Comunità.»
«Questo cambiamento è stato così repentino – aveva spiegato don Celestino – che non ha permesso una adeguata azione di formazione, preparazione e comunicazione. Il parroco rimane sempre un punto di riferimento per le Comunità ma in maniera diversa rispetto al passato. Anche se i parroci sono una componente importane, la Chiesa nella sua accezione globale è qualcosa di più ampio e complesso che andrà avanti con i necessari adeguamenti, come è stato nella sua millenaria storia. Sicuramente ci sarà un problema nel definire una nuova identità per i parroci e nell’adeguare le aspettative dei fedeli. Se non si percorrerà questa strada, il rischio è che si crei un cortocircuito nella vita, nelle relazioni e nei servizi che le parrocchie hanno sempre offerto alla comunità».
Quali sono i preti che collaborano con lei in queste parrocchie?
Attualmente con me collaborano diversi preti che mi supportano nei diversi servizi all’interno delle Comunità. Posso annunciare che da ottobre arriverà don Giorgio Gabos che risiederà a Roncone e mi sosterrà nel servizio a quelle comunità. Don Flavo Girardini collabora nel servizio delle parrocchie di Tione e del circondario insieme a don Egidio Pintossi e don Giampaolo Zulberti. In Rendena possiamo contare su don Agostino Valentini che recentemente ha festeggiato i suoi 60 anni di sacerdozio. Sempre in Rendena possiamo contare su don Gilio Pelizzari che in passato aveva prestato servizio nel Bleggio e su Padre Marco Barbieri. C’è anche da ricordare don Benito Paoli attualmente ritiratosi meritatamente in riposo. Attendiamo con fiducia che il Vescovo ci possa assegnare un nuovo parroco per la Val Rendena.
Oltre ai sacerdoti collabora con noi il diacono Silvio Maier con me diversi diaconi, oltre ai membri dei Consigli e dei Comitati pastorali parrocchiali e dei Consigli parrocchiali per gli affari economici e del Consiglio pastorale zonale delle Giudicarie. Inoltre tutti i fedeli che collaborano alle innumerevoli iniziative religiose e ricreative promosse dalle Parrocchie.
Don Celestino, l’organizzazione religiosa basata sulle parrocchie è ancora attuale o è superata?
La parrocchia come l’abbiamo vista e vissuta nel secolo scorso era frutto di un’abbondanza di vocazioni che aveva permesso un’organizzazione capillare nelle comunità frammentate. Ma nella storia della Chiesa non è stato sempre così. Nella storia della Chiesa avevano assunto importanza le Pievi, in particolare le sette Pievi che costituivano il territorio delle Giudicarie.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata, da una parte per la riduzione drastica delle vocazioni, dall’altra per il cambiamento culturale, sociale ed economico. Sono cambiate anche nei fedeli le modalità di vivere il cristianesimo. Pensiamo per esempio alla mobilità e al senso di appartenenza più fluido. Queste dinamiche si sono verificate anche in altri contesti e Stati, ad esempio in Francia, dove questo passaggio è avvenuto già una quarantina di anni fa. È necessario reinterpretare la nostra fede, adeguandola al cambiamento epocale che stiamo attraversando. In questo processo, dobbiamo mantenere la fiducia e la speranza, senza farci travolgere dalla trasformazione in atto.
Una speranza che vedo per il futuro è la nascita dei “Fuochi eucaristici”, nati dalle riflessioni e dalle relazioni trai fedeli. Questo concetto richiama il convocarsi insieme intorno ad un “fuoco” e fare un percorso di fede insieme. Questo percorso deve iniziare in ciascuno di noi per poi interessare le comunità dei fedeli. Mi pare che stiamo già incamminandoci su questa strada.
Le parrocchie verranno aggregate o fuse?
Per quanto riguarda l’unificazione degli enti parrocchiali, è in corso una riflessione che interessa tutte le comunità della Diocesi per cercare di definire un’organizzazione e gestione dei beni che risponda in maniera migliore alle nuove esigenze delle comunità stesse e dei fedeli.
Non si tratta di cancellare le parrocchie ma di creare delle collaborazioni, di aiutare le comunità a ripensarsi, a entrare in rete e sostenersi. Si tratta di valorizzare meglio il patrimonio che con tanta generosità ci è stato consegnato dalle generazioni passate.
A maggio di questo anno abbiamo avviato una riflessione con i comitati e consigli parrocchiali, su impulso del consiglio pastorale zonale.
Le Giudicarie possono essere suddivise in quattro territori pastorali, corrispondenti ai quattro ex decanati. La discussione è stata avviata all’interno dei consigli e adesso le ipotesi dovranno maturare, trovare prospettive, essere condivise con le comunità e con i fedeli per trovare le soluzioni più opportune per il futuro. E’ importante evidenziare la presenza di contesti pastorali eterogenei che presentano “velocità” o livelli di sviluppo pastorale differenti che richiedono percorsi differenziati e tempi adeguati.
L’ORGANIZZAZIONE DEI TERRITORI PASTORALI IN GIUDICARIE
TIONE. E’ composto da 11 enti parrocchiali e conta circa 8.500 abitanti. Comprende 11 comunità parrocchiali più 3 unità pastorali. Il territorio è articolato in due unità pastorali – Madonna del Lares e Cristo Acqua Viva – oltre alla parrocchia di Tione. Per l’intero territorio è costituito un unico consiglio pastorale da 5 anni. Le comunità sono accompagnate pastoralmente da un unico parroco.
GIUDICARIE ESTERIORI. E’ composto da 19 enti parrocchiali e 4 enti Chiesa romano cattolica (ex curazie) e conta circa 8.200 abitanti. Comprende 19 comunità parrocchiali più 6 comunità pastorali. Il territorio non ha conosciuto nessun percorso verso le unità pastorali e si caratterizza per una notevole frammentazione. Per l’intero territorio è costituito un unico consiglio pastorale che opera da 4 anni ed è amministrato da un unico parroco.
VALLE DEL CHIESE. E’ composto da 14 enti parrocchiali e 3 enti Chiesa romano cattolica e conta circa 9.900 abitanti. Comprende 14 comunità parrocchiali più 4 comunità pastorali. Il territorio è articolato in tre unità pastorali: Madonna dell’Aiuto; Sacra Famiglia e Madonna delle Grazie aventi ciascuno un centro che funge da baricentro. Tre sono i consigli pastorali anche se due si riuniscono abitualmente in seduta congiunta. Il territorio è guidato da due parroci.
VAL RENDENA. E’ composto da 13 enti parrocchiali e da un ente Chiesa romano cattolica e conta circa 9.900 abitanti. Comprende 13 comunità parrocchiali più una comunità pastorale. Il territorio è articolato in un’unità pastorale, Sopracqua Maria Madre della Misericordia. Tre sono i consigli pastorali anche se due si riuniscono ormai abitualmente in seduta congiunta. Il territorio è guidato da due parroci, fino alla scomparsa di don Carlo.























