«Ai giovani dico di scegliere sempre con la propria testa, anche a costo di sbagliare. Non si può lottare davvero per una decisione che non ci appartiene. I consigli sono preziosi, certo, ma la regola fondamentale è non permettere mai che le scelte degli altri diventino la nostra felicità».
È questo il messaggio di Marco Melandri, ex pilota motociclistico tra i più vincenti della sua generazione, oggi dj e produttore musicale, arrivato sabato 27 dicembre alla sala comunale di Zuclo per il Closing Event del Piano Giovani di Zona “Gnabon” della Busa di Tione. Una serata pensata per chiudere l’annata progettuale e riflettere sul tema del cambiamento, della capacità di rimettersi in gioco e di reinventarsi.
IL CLOSING EVENT DEL PIANO GIOVANI “GNABON”. L’incontro, moderato dall’amico vocalist Nicola Bonazza e da Ilaria Salvaterra del Piano Giovani, si è aperto con i saluti del sindaco di Tione Eugenio Antolini, del consigliere comunale e referente del Piano Christian Fruner, e si è concluso con l’intervento del sindaco di Borgo Lares Giorgio Marchetti.
A incorniciare l’evento anche una mostra che racchiude i concetti cardine del progetto Gnabon, dalle radici alle prospettive future, senza tralasciare le esperienze vissute.
DALLE ORIGINI AI SUCCESSI IN PISTA. «Sono nato a Ravenna, la terra dei motori – ha raccontato Melandri –. La moto è stata parte di me da quando ho memoria. Ho iniziato presto: a quattro anni con la BMX, poi a 12 ho deciso di concentrarmi sulla pista». Una passione che l’ha portato a disputare oltre 400 gare, vincerne 44 in tutte le categorie (125, 250, MotoGP e Superbike), e conquistare il titolo mondiale 250 nel 2002.«Fino al 1997 pagavo il biglietto per entrare al Mugello, l’anno dopo ero sul podio. Guardavo il prato, per ricordarmi che venivo da lì. Nel ’99 ho perso un Mondiale per un punto: una delusione enorme. Ma è stata una lezione di vita: i momenti difficili insegnano molto».
SPORT, PASSIONE E LAVORO DI SQUADRA. Sul valore dello sport, Melandri ha idee chiare: «Fare lo sportivo è uno stile di vita. Ci vuole tanta passione: ancora oggi, quando entro in pista, sento le farfalle allo stomaco. È il segno che sei davvero innamorato».
«Ma il talento non basta: lo devi coltivare, devi metterci impegno, determinazione, sacrificare altro. E poi serve un contorno umano: fiducia, relazioni, persone che lavorano con te. Il lavoro di squadra conta tantissimo».
IL CAMBIAMENTO DEL MONDO DELLE CORSE E I SOCIAL. Il mondo delle corse, intanto, è cambiato: «Io preferivo com’era un tempo. C’era un velo di mistero: immaginavi come si allenava un avversario, ma non lo sapevi davvero. Non c’era questa esposizione continua. Ora con i social si sa tutto di tutti, è una sorta di rituale mostrare quello che fai».
DALLA PISTA ALLA CONSOLLE: LA MUSICA. Dalla pista alla consolle il passo, per lui, non è stato poi così lungo. «La passione per la musica nasce quando avevo 12 anni. Trovai il giradischi di mio padre e cominciai a sperimentare. Poi, lavorando d’estate nel laboratorio di mio nonno, che restaurava mobili, ho risparmiato abbastanza per comprarmi un mixer economico. La mia prima consolle professionale arrivò da dj Ringo dopo una scommessa: se avessi vinto una gara me l’avrebbe regalata, ha mantenuto la parola».
Oggi Melandri dedica tempo e studio alla musica: «Non dico che “suono” ma che “metto musica”. Ogni giorno provo, sperimento, cerco tracce nuove, guardo video con mia figlia che ha 11 anni e insieme impariamo come funzionano gli effetti. Avere un nome ti apre porte, ma crea anche pregiudizi. C’è chi improvvisa, e questo danneggia chi lavora seriamente».
MUSICA, MOTORI E GIOVANI. «Ad oggi musica e sport si stanno avvicinando molto, riesco a conciliare le due cose: da un dj set in palestra al festival della musica al Mugello. A volte arrivo in moto sul palco: è un valore aggiunto, un modo per differenziarmi, ma anche per avvicinare i giovani ai motori». E ricorda con un sorriso un episodio trentino: «Tra le mie performance d’esordio, una davvero importante fu al Lab di Madonna di Campiglio».
IL LEGAME CON LE GIUDICARIE. Con le Giudicarie il rapporto è speciale: «Con mia moglie Manuela abbiamo vissuto fino al 2022 a Carisolo, perché lei è nata a Tione. Dopo una vita trascorsa nei garage, con l’odore di benzina, adoro stare all’aria aperta. Questo territorio offre di tutto: mountain bike, sci, alpinismo. Quando possiamo torniamo qui, perché si sta davvero bene».
VIAGGI, MUSICA E FUTURO. Tra gli aspetti della vita da pilota che non rimpiange: «Viaggiare di continuo, prendere aerei, cambiare hotel ogni giorno». Sulla musica: «Mi piace l’elettronica, dalla tech house alla indie dance, fino alla melodic techno».
Per il futuro, nessun piano rigido: «Mi piace vivere alla giornata. Voglio dedicarmi alle mie passioni e a quelle di mia figlia. Vorrei viaggiare non per vedere città, ma per conoscere persone, culture e modi di vivere diversi».
LA SERATA FINALE TRA MUSICA E ISPIRAZIONE. Dopo l’incontro, la serata è proseguita al Mordor Pub de La Contea, dove Melandri è salito in consolle accompagnato dalla voce di Bony Voice, regalando ai giovani un momento di musica e leggerezza. Un modo per chiudere un anno di progetti del Piano Giovani, guardando con ispirazione alla storia di chi ha saputo cambiare strada senza paura, coltivare le proprie passioni e trovare una nuova identità.
































