Alcune voci, quando vengono trascritte, hanno la capacità di arrivare ben oltre i limiti che il tempo ha assegnato loro, e allora…
“Voci da me, per te” Mario Antolini, scritti in dialetto tionese
Oggi la rubrica che pubblica i vostri scritti si arricchisce grazie al contributo tanto autorevole quanto speciale di Mario Antolini, scomparso nel dicembre 2022, a 102 anni.
Flavio, il figlio, ci ha portato una sua raccolta di testi, pubblicata nel 1991. Questi scritti, utilizzando il dialetto tionese, risultano capaci di dar voce a pensieri, sensazioni ed emozioni in maniera pragmatica, umile e gentile.
Alcune parole, come quelle del testo selezionato per questa settimana, dimostrano che per trovare la bellezza non serve necessariamente andare lontano, anzi, basta saperla ascoltare, perché si trova già ovunque, attorno a noi.
La forza della scrittura si trova proprio in questo aspetto; quando si riesce a leggere una situazione, a gioirne tanto da esserne contenti, allora è lì che nasce l’opportunità di un racconto.
Prima di usare la penna bisogna fermarsi e contemplare, in silenzio, per trovare le parole adatte, che possano descrivere in maniera semplice ma potente la molteplicità che chiamiamo “vita”.
Ciao, maestro
El ciao pu bèl de la me vita
‘l me l’à dit ‘n bocia stadomà’
quant che ò serà su la scóla
per l’ultima volta…
Séra lì ‘ngosà che nó sèva có far
e ‘n quèla me sò sentì na gós
dré a la schéna:
“Ciao, maestro!”…
gnanca na parola de pu.
Me sò voltà.
Sóra du lavri che sé moveva apéna
ghèra’n nasì’ voltà ‘n su
e amó de sóra
du òc che me vardeva
come per dirme amó vergót…
Ne sóm vardè ‘n colpo:
‘n cólpo ‘ncantà…
Pò… gò scorlà i cavèi
có i me dé che treméva
e anca mi nó sò sta bó’ de dir pu gnént:
gò dit sól: “Ciao, fà ‘l brào…”
e có ‘l só “Ciao, maestro…”
‘ntà ‘l cò, ‘ntà lé rece
e ‘ntà ‘l cór
ò ciapà su i me fagòc
e so nà content
dré a i me sentér…
[Il “ciao” più bello della mia vita me lo ha detto un bambino stamattina, quando ho chiuso la scuola per l’ultima volta…
Ero lì bloccato che non sapevo cosa fare e in quel momento ho sentito una voce dietro la schiena: “Ciao, maestro!”… non una parola di più.
Mi sono voltato. sopra due labbra che si muovevano appena, un nasino voltato in su e ancor più sopra due occhi che mi guardavano come per dirmi ancora qualcosa…
Ci siamo guardati un momento: un momento d’incanto…
Poi gli ho accarezzato i capelli mentre le mie dita tremavano e anche io non sono più stato capace di dire nulla: gli ho detto solo: “Ciao, fà il bravo…”
e con il suo “Ciao, maestro…” in mente, nelle orecchie e nel cuore ho preso le mie cose e me ne sono andato per la mia strada, contento…]
-Mario Antolini
La settimana prossima “Voci da me, per te” tornerà con un nuovo testo.
Vuoi inviarci i tuoi scritti? Mandaceli a online@giornaledellegiudicarie.it
Non vediamo l’ora di leggervi!
Ecco l’articolo di presentazione della rubrica, per qualche informazione extra:























