Storia del Gran Carnevale Giudicariese

Martedì 17 febbraio a Tione la sfilata di carri e gruppi mascherati della 138° edizione

Per un giorno Tione smette di essere soltanto una borgata e diventa il teatro della festa. Il martedì grasso la paese si accende di colori, musica e volti mascherati, richiamando migliaia di persone e confermandosi come uno degli appuntamenti più antichi, partecipati e identitari dell’intero territorio giudicariese.

Il Gran Carnevale Giudicariese non è soltanto una manifestazione: è un rito collettivo che si rinnova nel tempo, capace di tenere insieme memoria e presente, tradizione e voglia di stare insieme. Una kermesse vivace, fatta – come si diceva un tempo – di “frizzi e lazzi”, che ancora oggi coinvolge intere famiglie e richiama carri allegorici e gruppi mascherati da tutte le valli.

Oggi la grande sfilata prende il via dal Bar San Vigilio e attraversa l’intero centro abitato fino all’incrocio con piazza Guido Boni. Lungo il percorso, tra coreografie, satire e spettacoli, i gruppi danno vita a un vero palcoscenico a cielo aperto davanti a un pubblico sempre numerosissimo, che riempie anche gli oltre 300 posti della tribuna allestita in piazza Cesare Battisti, divenuta negli anni il cuore pulsante della manifestazione.

Carro Mascherato “Il campeggio della Madonna del Mont”

Eppure, per comprendere davvero la forza di questo evento, bisogna tornare indietro di oltre un secolo. Era il 1888 – esattamente 138 anni fa – quando venne istituito il Carnevale a Tione: una data simbolica che segna l’inizio di una tradizione destinata a radicarsi profondamente nella vita sociale del paese.

Non sappiamo con precisione come si svolgessero i festeggiamenti di allora, ma lo storico e farmacista Guido Boni, attento osservatore della realtà locale, lasciò alcune testimonianze legate soprattutto al giovedì grasso. Nei suoi scritti si racconta di un’usanza oggi impensabile: galli vivi appesi a una corda e partecipanti ‘bendati’ che, armati di coltello, avrebbero dovuto colpire gli animali. Un rituale dal carattere cruento che, già all’epoca, non riscuoteva grande entusiasmo.

Altra annotazione dello storico Guido Boni racconta che: «(…) le celebrazioni carnevalesche non erano sempre ordinate: cortei mascherati, schiamazzi e comportamenti eccessivi sfociavano talvolta in disordini tali da richiedere l’intervento delle autorità. Un documento conservato nell’archivio comunale di Zuclo testimonia che, nel Seicento, gruppi mascherati provenienti da Bolbeno si recavano rumorosamente nella frazione di Zuclo, armati di schioppi e altri strumenti, provocando litigi, ferimenti e grande agitazione tra gli abitanti.

Per porre fine a tali eccessi, nel 1607 fu convocata un’assemblea nella canonica di Tione: i responsabili si impegnarono formalmente a non ripetere più quelle manifestazioni»

Distribuzione di Polenta e salam in piazza G.Boni.

Ben diverso, e decisamente più caloroso, il ricordo del Carnevale vissuto fino agli anni cinquanta – sessanta, quando il martedì grasso veniva celebrato nella piazza intitolata proprio a Boni, oggi conosciuta come Piazza Brévine. Era il giorno della grande abbuffata di polenta e salame, distribuiti gratuitamente alla popolazione.

Fin dalle prime ore del mattino i “polenteri” preparavano sei o sette grandi paioli di rame da cui uscivano polente fumanti, poi affettate e offerte ai presenti in quello che era, a tutti gli effetti, un grande simposio popolare. Un’immagine potente di condivisione, capace di restituire il senso più autentico della festa.

Giuria negli anni Cinquanta. Da sx a dx: Emilio Pedretti, Adolfo Marchesi, Sandrino Failoni, Marcello Scandolari, Teresina Baroldi Gottardi, Guido Bonomi

Nella stessa piazza trovava posto anche la giuria (nella fotografia) chiamata a decretare i vincitori del concorso mascherato. Per l’occasione pranzava su un rimorchio di camion adattato allo scopo, tra autorità e organizzatori, mentre tutto intorno la piazza brulicava di vita: lunghe tavolate, volontari instancabili, famiglie, bambini e curiosi.

Era il ritratto di una comunità compatta, dove molti cittadini contribuivano in prima persona alla riuscita della giornata, offrendo tempo ed energie anche lontano dai riflettori. Uno spirito collaborativo che ancora oggi rappresenta una delle colonne portanti del Carnevale tionese.

Per bambini e ragazzi quella giornata aveva il sapore dell’attesa e della meraviglia: giochi, risate, manciate di coriandoli e quella spensieratezza che solo le feste di paese sanno regalare. Sensazioni che, a distanza di decenni, continuano a definire l’anima più vera della manifestazione.

Oggi il Gran Carnevale Giudicariese guarda al futuro senza recidere il filo con le proprie radici. È molto più di una sfilata: è un patrimonio sociale, un momento in cui la comunità si riconosce e si ritrova.

Tra memoria e contemporaneità, resta uno dei primi e più significativi carnevali delle Giudicarie — una tradizione che non si limita a sopravvivere al tempo, ma che ogni anno rinasce, mantenendo intatta la sua straordinaria forza aggregativa.

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