Preore saluta Margherita “Rita” Fedrizzi Scalfi, scomparsa a 104 anni. Una vita iniziata a Coltura di Ragoli nel 1922, attraversando un secolo di storia senza perdere il sorriso, la memoria e il legame con la sua comunità.
Margherita Fedrizzi Scalfi: oltre un secolo di vita

Centoquattro anni. Un numero che, da solo, racconta qualcosa di straordinario. Ma dietro quel numero c’è molto di più: c’è la storia di una donna, di una famiglia e, inevitabilmente, anche quella di un mondo che nel corso della sua esistenza è cambiato quasi completamente.
Preore ha dato l’ultimo saluto a Margherita Fedrizzi, per tutti Rita, vedova Scalfi, scomparsa il 1° ottobre all’età di 104 anni. I funerali si sono celebrati sabato 3 ottobre nella chiesa di Preore.
A piangerla sono i figli Claudio e Roberto con Elda, le nipoti Chiara con Federico, Roberta con Luca e Giulia con Matteo, gli adorati pronipoti Asia, Pietro, Marco, Adele, Giacomo e Arianna, insieme ai parenti e alle tante persone che l’hanno conosciuta.
Ma per raccontare Rita bisogna tornare molto indietro. Margherita Fedrizzi era nata a Coltura di Ragoli il 14 giugno 1922. Quando venne al mondo il Novecento era ancora giovane. L’Italia era una monarchia, la Seconda guerra mondiale era ancora lontana e nei paesi delle Giudicarie la vita quotidiana aveva ritmi, fatiche e consuetudini che oggi appartengono quasi interamente alla memoria.
La sua infanzia non fu facile. Rimase senza la mamma quando aveva appena due anni. Crebbe con il padre, rimasto vedovo, e con i fratelli: lei, unica donna, come avrebbe ricordato molti anni dopo, «da sola in mezzo agli uomini».
Il padre aveva conosciuto anche la strada dell’emigrazione, trascorrendo sei anni in America, esperienza comune a tanti uomini delle nostre vallate costretti a cercare lontano da casa lavoro e possibilità di una vita migliore.
Rita, però, aveva carattere. Lo raccontò lei stessa in occasione dei suoi cento anni, ricordando anche un piccolo episodio capace di restituire meglio di tante descrizioni il rapporto con suo padre. Da giovane avrebbe voluto andare a Milano “a servire”, come facevano allora molte ragazze delle vallate. Quando manifestò quella volontà, il padre si mise a piangere.
«E allora sono rimasta qui». Poche parole. Dentro, però, c’è un’intera epoca: gli affetti familiari, il distacco temuto, le poche opportunità offerte allora alle ragazze dei paesi e quelle partenze verso le città che spesso rappresentavano uno dei pochi modi per costruirsi un futuro diverso.
Rita quel futuro lo costruì qui. Sposò Dino Scalfi e la sua vita proseguì serenamente a Preore. Arrivarono i figli Claudio e Roberto, poi le nipoti e infine i pronipoti. Una famiglia che, con il trascorrere degli anni, sarebbe diventata sempre più grande attorno a lei.
Quando compì cent’anni, nel luglio 2022, Rita confidò qualcosa che oggi assume un significato particolare:
«È un traguardo che non avrei mai immaginato di raggiungere. Nessuno dei miei parenti ha raggiunto questa età». E aggiungeva di essere rimasta l’ultima dei suoi 23 coscritti di Ragoli.
Una frase che fa comprendere forse meglio di ogni statistica cosa significhi vivere così a lungo. Significa vedere lentamente scomparire le persone con le quali si era iniziato il cammino, attraversare generazioni e diventare, quasi senza accorgersene, depositari della memoria di un tempo che non c’è più.
DAL MONDO DI IERI ALL’EPOCA DIGITALE. Nei suoi 104 anni Rita ha attraversato una parte impressionante della storia contemporanea.
Ha conosciuto gli anni del fascismo, la Seconda guerra mondiale e le difficoltà del dopoguerra. Ha visto l’Italia passare dalla monarchia alla Repubblica e le Giudicarie trasformarsi profondamente.
Ha vissuto il tempo in cui ci si muoveva soprattutto a piedi e quello dell’automobile; gli anni delle notizie attese e quelli dell’informazione immediata. Ha visto entrare nelle case la radio, poi la televisione, il telefono e infine Internet e i cellulari.
Dalla sua infanzia a Coltura nel 1922 al mondo digitale del 2026: dentro la vita di Rita stanno davvero due mondi.
Eppure, leggendo le testimonianze lasciate da chi le è stato vicino, colpisce come negli ultimi anni il suo interesse non fosse rivolto soltanto ai ricordi. Rita voleva sapere che cosa succedeva a Preore.
Lo ha ricordato anche chi ha pronunciato le parole di commiato durante il funerale: gli ultimi anni trascorsi alla Casa per Anziani “Abelardo Collini” di Pinzolo non le avevano tolto la gioia di vivere. Accoglieva chi andava a trovarla con un grande sorriso e continuava a informarsi su quanto accadeva nel suo paese.
Il suo legame con la comunità, del resto, non fu soltanto quello di una spettatrice. Rita viene ricordata anche come una delle cofondatrici del Circolo Pensionati e Anziani di Preore, realtà nata per offrire agli anziani del paese occasioni di incontro, socialità e condivisione. Un impegno che ben si accorda con il tratto che emerge dai ricordi di chi l’ha conosciuta: una donna partecipe, attenta agli altri e profondamente legata alla propria comunità.
E soprattutto aveva conservato una dote straordinaria: la lucidità. Fino a 104 anni, è stato ricordato durante le esequie, Rita aveva mantenuto un intelletto e una capacità di comprendere e ricordare definiti «invidiabili».
Forse anche qui si nasconde qualcosa del segreto della sua longevità: non soltanto vivere a lungo, ma continuare a interessarsi alla vita.
La fede fu un altro elemento importante del suo lungo cammino. Già in occasione del centesimo compleanno Rita aveva espresso con semplicità la propria gratitudine per essere arrivata a quell’età senza importanti problemi di salute. Anche nell’ultimo saluto è stato ricordato il suo modo di affrontare la vita con riconoscenza, nonostante un’infanzia che le aveva chiesto molto, e troppo presto.
Gli ultimi anni li ha trascorsi alla Casa di Riposo di Pinzolo, circondata dalle cure del personale e dall’affetto della famiglia. Nel messaggio funebre i familiari hanno voluto rivolgere un particolare ringraziamento al dottor Augusto Gallucci e a tutto il personale della struttura per le amorevoli cure prestate.
Rita se n’è andata dopo 104 anni abbondanti, come è stato ricordato durante il funerale.
Ma forse una vita tanto lunga non dovrebbe essere misurata soltanto contando gli anni.
Dentro quei 104 anni ci sono una bambina rimasta senza mamma a due anni; un padre che aveva attraversato l’oceano e che pianse all’idea di vedere partire la propria figlia per Milano; una giovane donna che scelse di restare; una moglie accanto a Dino; una mamma, una suocera, una nonna e infine una bisnonna.
Ci sono guerre e paci, partenze e ritorni, lutti e nascite. Ci sono paesi trasformati, strade cambiate, case diventate diverse e generazioni che si sono succedute.
E c’è quella donna che, arrivata alla soglia dei centoquattro anni, continuava ancora a chiedere cosa succedeva a Preore. Forse è questa una delle immagini più belle con cui ricordare Margherita “Rita” Fedrizzi Scalfi.
Non soltanto una donna che ha avuto il privilegio raro di vivere oltre un secolo, ma una donna che, fino quasi alla fine di quel lunghissimo cammino, ha continuato a guardare con interesse alla vita che le scorreva attorno. E a sorriderle.























