L’ultimo saluto a Don Fernando, costruttore di comunità

Per anni in servizio a Tione, ieri la funzione funebre a Mori

Foto di Udalrico Gottardi

La chiesa di Mori – ieri 13 dicembre durante la cerimonia funebre – non è riuscita a contenere l’abbraccio della sua gente. Un silenzio composto, denso di gratitudine, ha accompagnato l’ultimo saluto a don Fernando, sacerdote che ha saputo farsi voler bene senza clamore, giorno dopo giorno, con la forza discreta dell’ascolto e della presenza. Anche noto come don Ferdinando, era morto lo scorso 10 dicembre nella Casa del Clero di Trento, aveva 77 anni.

All’inizio della celebrazione, le parole del vescovo Lauro hanno aperto uno squarcio profondo: «Oggi salutiamo qui don Fernando – ha detto – mentre a Parigi si sta santificando Alfredo Dall’Oglio, nostro conterraneo della Valsugana, un emigrato trentino martire in odio alla fede, ucciso dai nazisti nel 1944. In questo flusso di santità vedo anche don Fernando». Un accostamento che ha restituito il senso di una santità vissuta nel quotidiano, lontana dai riflettori, fatta di gesti veri.

Tra i banchi, accanto alle autorità civili: l’assessore provinciale Mattia Gottardi, i sindaci di Mori Nicola Mazzucchi, di Tione Eugenio Antolini, di Tre Ville Matteo Leonardi e Giorgio Marchetti di Borgo Lares, – località queste dove don Fernando ha svolto la sua missione sacerdotale – c’erano soprattutto le persone: uomini e donne arrivati dalle valli e dai paesi attraversati dal suo ministero. Comunità diverse, unite oggi da un’unica riconoscenza per un pastore che ha saputo camminare accanto, senza mai mettersi davanti.

Durante l’omelia, monsignor Lauro ha ricordato come don Fernando abbia lasciato tracce profonde non con grandi discorsi, ma con parole essenziali e scelte coerenti. «Siete qui oggi – ha detto – perché don Fernando è stato un costruttore di comunità». Lo è stato anche nei mesi più difficili della malattia, vissuti con dignità e con il conforto di un affetto che non è mai venuto meno.

Foto di Udalrico Gottardi
Foto di Udalrico Gottardi

Risuonano ora come un testamento le sue stesse parole: «Il mio funerale sia semplice e senza discorsi. A chi ho fatto del male chiedo scusa. Ho cercato la vera amicizia». In queste frasi c’è tutta la sua fede: una fede umile, concreta, con Gesù come unico modello, affidata fino all’ultimo con semplicità e affetto.

Umiltà e umanità hanno contraddistinto il suo servizio sacerdotale. Don Fernando ha scelto spesso il silenzio, ma non l’assenza; la discrezione, ma non la distanza. Ed è proprio quel silenzio colmo d’amore che oggi riempie la chiesa, mentre le comunità lo consegnano alla memoria e alla gratitudine.

Come ultima esortazione, rimane una frase che spiccava sul suo necrologio, semplice e luminosa come la sua vita: «Vale la pena essere cristiani, buoni, veri, disponibili, semplici e misericordiosi.»

 

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