In viale Dante 5, a Tione di Trento, la Cartolibreria Antolini è stata per oltre un secolo un punto di riferimento per generazioni di studenti. Oggi al suo posto c’è un’agenzia di servizi. Ma cosa resta di quella storia?
Là dove c’erano i libri: storia di una bottega che ha fatto Tione

Parafrasando Adriano Celentano e la sua Il ragazzo della via Gluck, potremmo dire: là dove c’erano libri e quaderni, oggi c’è uno sportello.
In viale Dante al numero 5, per decenni, ha vissuto una delle botteghe più conosciute della borgata tionese: la Cartolibreria Antolini.
Non era solo un negozio. Era un passaggio obbligato della vita.
Negli anni ’50, ’60, ’70 — e oltre — era lì che si andava con la lista dei libri di scuola. Si entrava bambini, si usciva un po’ più grandi, con il profumo della carta nuova e il timore del primo giorno di lezione.
L’ultimo titolare è stato Piero Antolini, figlio di Dino.
Ma dentro quelle mura si respirava una storia familiare più ampia.
Sul retro del negozio c’era il laboratorio di rilegatura. Era il regno di Dino Antolini. Un mestiere antico, fatto di pazienza, precisione, rispetto per la carta. Dino non si limitava a lavorare: insegnava. Amava quell’arte al punto da organizzare un corso per rilegatori. A quel corso partecipai anch’io, con entusiasmo. Imparai un sapere che oggi rischia di scomparire: cucire i fascicoli, tendere la tela, dare nuova vita alle pagine. Negli anni rilegai una cinquantina di volumi, costruiti pazientemente a partire dai fascicoli settimanali.
Non era solo tecnica. Era educazione alla cura.
Nel negozio lavoravano anche Carmen — sorella di Dino — insieme a Rosina e una delle prime impiegate Linda Giovannini e via via altre negli anni più recenti, tra cui Nerina Valenti, Pia Simoni e Clementina Failoni che molti ricorderanno. Servivano generazioni di genitori e studenti, conoscevano per nome le famiglie, consigliavano, ascoltavano.
Un altro fratello, Mario Antolini Musón, giornalista pubblicista, scomparso pochi anni fa alla straordinaria età di 102 anni, rappresentava un altro tassello di quella famiglia profondamente radicata nella comunità.
Oggi, in quegli stessi locali, trova spazio un’agenzia dell’ACI – Automobile Club d’Italia.
Un servizio utile, certo. Ma diverso.
Non si tratta di rimpiangere il passato o di negare il cambiamento. Il mondo evolve, le esigenze cambiano, il commercio si trasforma.
Ma una domanda resta: cosa succede a un paese quando le botteghe storiche chiudono? Quando i luoghi che generavano relazione quotidiana vengono sostituiti da spazi più funzionali, ma meno comunitari?
Le botteghe come la Cartolibreria Antolini non vendevano solo prodotti. Custodivano memoria, accompagnavano crescite, intrecciavano vite. Forse non possiamo fermare il tempo.
Ma possiamo almeno riconoscere ciò che siamo stati.
Perché un centro storico non è fatto solo di muri e insegne. È fatto di storie. E alcune storie meritano di essere raccontate, prima che diventino soltanto nostalgia.






















