Siamo andati da Cristiano a Tione presso lo studio di riabilitazione “Fisio Motiva Rehab” della sua compagna Beatrice Caliari, con cui lui stesso inizierà una collaborazione a partire dall’anno prossimo.
A tu per tu con Cristiano Fusari: il mondo tra riabilitazione e futsal

- Buongiorno Cristiano, dopo tanti anni in giro per l’Italia sei tornato alle tue “origini” per questioni lavorative. Senti che lo sport ti abbia aiutato ad orientarti in questa nuova avventura?
“Sicuramente i miei 15 anni di attività in giro per l’Italia mi hanno portato a fare questo nella vita. Aver aperto assieme a Beatrice questo studio è una decisione sicuramente legata allo sport, proprio perché provo continuamente a portare le mie esperienze di campo in quella che è tutt’ora la mia nuova occupazione; laureandomi in scienze motorie ed essendo anche la mia compagna laureata in fisioterapia, abbiamo combinato le due cose.”
- Andiamo un attimo indietro nel tempo e parliamo della tua carriera: tu inizi come giocatore di calcio a 11 a Mezzocorona, ti trasferisci alla Porfido Albiano per poi ritornare a Comano e nel 2012 passare ad un’altra disciplina: il calcio a 5. Qual é stato il motivo di questa scelta?
“Al termine di alcuni anni di settore giovanile, come hai ben detto, mi sono trasferito a 15 anni alla primavera del Mezzocorona e poi successivamente in serie D all’Albiano. Durante la preparazione mi sentivo in gran forma, con i miei 17 anni ero pronto per “spiccare il volo” e provare ad addentrarmi nel professionismo.
In quel momento ho però avuto un infortunio facciale extracalcistico e sono stato fermo sei mesi, quindi non ho praticamente giocato l’andata ed il rientro è stato difficile: ovviamente la testa era anche quella di un ragazzino e in più l’infortunio non mi ha sicuramente aiutato.
Percependo di aver perso il treno sono tornato a Comano, accostando gli studi allo sport. Questo però non mi bastava: volevo qualcosa di più e spinto anche dalle positive esperienze di calcetto nei tornei della valle, ho iniziato a costruire la mia carriera , giocando sia con l’under 21 che con la prima squadra a Verona.”
- Molte volte si tende a “sottovalutare” il futsal perchè praticato in campi di dimensioni ridotte e ritenuto di conseguenza meno faticoso: è davvero così? Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel cambio di disciplina?
“È vero, molte volte sento e leggo commenti che tendono a sminuire questo sport e spesso provengono da persone che non hanno le competenze per dirlo. In realtà, ad alti livelli, parliamo di uno sport molto dispendioso fisicamente e che richiede una preparazione intensa.
Riguardo alle difficoltà, ho dovuto lavorare tanto sulla tattica e sulla fase difensiva, molto differenti da quelle del calcio a undici: la marcatura, decidere se seguire il mio uomo o meno e come disporsi per difendere sul portiere in movimento erano tutti nuovi meccanismi che ho dovuto assimilare in poco tempo.”
- Parlando di chi è coinvolto in questo sistema, come si mantiene economicamente un atleta tesserato per una squadra di A1? Sappiamo benissimo che le cifre non corrispondono a quelle delle grandi società calcistiche, ma per dare un’idea a chi leggerà questa intervista, si può vivere soltanto di ciò?
“Un atleta di serie A1 può permettersi di fare il calciatore come lavoro, però sempre con l’idea che poi un domani dovrà avere un piano di riserva: è essenziale dunque partire con l’idea di crearsi un futuro che va oltre allo sport, perchè non sarà possibile vivere di rendita.
In questi anni ho perciò cercato di conseguire una laurea e di investire nella mia attività, su cui mi focalizzerò maggiormente una volta terminata la mia vita sul parquet.”
- Prima parlavi di preparazione ed intensità: essendo che ti sei sempre mosso tra la serie A1 e la serie A2, quanto è grande il gap fisico e tecnico tra i due campionati?
“Diciamo che la mia esperienza in piazze importanti come Verona, Treviso, Matera, Pescara, Genzano e Rovereto mi ha dato modo di conoscere bene entrambe le serie: ci sono molte diversità, soprattutto a livello di ritmo, di qualità e di rosa.
In una formazione di A1 ci sono più o meno 12 giocatori sullo stesso livello, mentre in serie A2 Elite c’è una disparità più netta, con i veterani che affiancano e guidano tanti giovani in rampa di lancio. Questo è anche dato dal fatto che in A1 la maggior parte del budget societario viene impiegato sul mercato, alzando così inevitabilmente il livello della competizione.”
- Penso che la propria storia sportiva venga segnata molte volte da episodi: se dovessi pensare a dei momenti o situazioni che custodisci affettuosamente, quali ti vengono in mente?
“Sicuramente tengo dentro di me tanti bellissimi ricordi, tra cui la vittoria dello scudetto under 21 alla Cogianco, la vittoria di Coppa Divisione con il Kaos e la vittoria del campionato di A2 con l’Eco city Genzano.
Tutt’oggi essere tornato a casa e giocare a Rovereto mi rende molto felice nonostante un periodo non semplice a livello di risultati, ma questo fa parte dello sport. La cosa più importante nei momenti negativi e a maggior ragione in quelli positivi è accettare queste situazioni e continuare a lavorare, il focus deve essere sempre sulla continua ricerca di soluzioni.
Un’altra grande soddisfazione che ho avuto sul campo è stata la mia esperienza pluriennale in nazionale, un grande stimolo che mi ha sempre aiutato a dare il massimo in campo. L’orgoglio di leggere il mio nome nei convocati dell’Italia era irraggiungibile, anche perchè penso che per uno sportivo sia l’obiettivo massimo.
Tra i momenti indelebili della mia carriera ci sono però anche quelli un po’ più “brutti” se così li vogliamo chiamare: cioè gli infortuni.
Ho avuto alcuni problemi fisici come la rottura del legamento crociato, lo strappo muscolare del retto femorale e lo strappo del tendine del retto, che tenendomi lontano dal campo per tanti mesi hanno reso difficoltoso il mio rientro”
- Come mi hai appena detto, la rottura del legamento crociato è stato un momento chiave, anche perchè accaduto nel pieno della tua attività. Si dice che la forza per affrontare un infortunio di questo tipo debba essere immensa e il fatto che tu stia ancora giocando ad un livello così alto dopo quell’evento è la prova che tu sia riuscito a superarlo. Avresti mai immaginato di tornare in questo modo?
“Quando ti fai un crociato a 32 anni (parliamo del febbraio del 2024) ti chiedi se tornerai ai livelli di prima e ti sorgono molti dubbi. Io comunque in quel momento ero abbastanza tranquillo, perché rimanevo positivo e fiducioso sul mio recupero.”
- Vorrei chiudere con una domanda sul tuo attuale lavoro: tanto importante è la prevenzione quanto lo è la riabilitazione dagli infortuni. Cosa senti di poter trasmettere a coloro che si trovano in una situazione delicata fisicamente? La tua esperienza ti aiuta in un certo modo ad immedesimarti nei tuoi pazienti?
“Credo molto nell’attività che abbiamo aperto e a questo è dovuta la mia scelta di riavvicinarmi a casa. Questa mattina è arrivato un ragazzo con un infortunio al menisco e ho subito cercato di tranquillizzarlo. Molte volte capita di vedermi nei pazienti e sento che sia fondamentale metterli sempre a proprio agio, perchè la forza mentale e la determinazione ti aiutano sempre a tornare più forte di prima: cerchiamo dunque di focalizzarci su prevenzione e riabilitazione pre e post operatoria, aiutando i nostri assistiti a riprendersi fisicamente e psicologicamente.”
Ringraziamo Cristiano Fusari per essersi reso disponibile e per averci accolto calorosamente, augurandogli un grande in bocca al lupo per il proseguo della sua stagione






















