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Stravince Renzi, e Dudu soffre in silenzio
Scritto da Il Saltaro   
Mercoledì 11 Giugno 2014 06:47

Eila! Evviva! Hurra! Eia alalà! Le elezioni son finite! Abbiamo vinto! Sembra che tutti abbiano vinto, non ce n’è uno che abbia perso dalle nostre parti, arrivano gli echi dei festeggiamenti perfino lassù, dove il nirvana regna sovrano, indifferente alle vicende umane. 

S’è fermato il pericolo Grillo con i suoi compari, nuovi ostrogoti, visigoti, vandali della politica, s’è asfaltato il Berlusca che non ha più fiato neanche per ridere. Povero uomo, con tutte quelle donne che gli girano attorno, che se non fosse ricco sfondato neanche lo noterebbero, piccolo, bolso e presuntuoso com’è. E fanno festa quelli del PD che una vittoria così non l’hanno mai avuta, neanche ai tempi dei loro avi fondatori, i Togliatti e i Berlinguer, né i D’Alema, nè i Veltroni, c’è voluto una anticomunista, un democristiano come Matteo Renzi, perché potessero gioire di gloria immensa. Eh si! Ha vinto il Matteo, altro che storie, ha vinto lui, e nessun altro, e ha vinto perchè nella campagna elettorale appena conclusa non s’è visto nessuno dei vecchi notabili comunisti, sono spariti quasi per incanto, i Bersani, le Finocchiaro, le Bindi, i Fassina e come per incanto è tornata la primavera per un partito che era oscuro come appunto le Botteghe Oscure in cui era dislocato. Che il Renzi abbia trionfato non c’è dubbio! Lo riconoscono anche in cielo che con quei rossastri hanno sempre avuto dei guai, adesso trionfa il rosa “choc” e le cose vanno meglio. Bravo Renzi!

 

E’ d’accordo anche la solita opinionista di lungo corso della nostra stampa quotidiana, che sembra non stesse più nelle brache, che non riuscisse più a contenersi, e che non vedeva l’ora di annunciare al mondo intero (che per lei è Trento  e poco più), che anche da noi c’è aria nuova, c’è aria fresca. Anche da noi ha vinto la DC (pardon!) il PdR, il Partito Democratico di Renzi.  Per mille motivi, sembra suggerire, perché più belli, più bravi, più intelligenti e giù la solita tiritera, perché finalmente anche il Trentino si è aperto al mondo, perché l’ha detto anche il senatore Fravezzi, perché così ha voluto, alla fin fine anche il suo mentore Dellai, in barba ai Dorfmann, ai Panizza e agli upititini che ormai contano come il due di coppe. Che anche Dellai faccia l’occhiolino ai PdR? Probabile! L’occhiolino l’ha fatto a tutto l’arco costituzionale, a Rutelli, Casini, Monti, Mauro, Alfano, dicono che sia diventato strabico a forza di occhiolini, nel PD potrebbe risanarsi, che ne ha bisogno, lì c’è posto per tutti, seppur col rischio di essere rottamati. Ma lui come sempre va oltre...un po’ come Grillo, elites della politica! E per non essere rottamata s’è fatta renziana anche la nostra Margherita (Cogo), povera com’è, non può scendere dal carrozzone, così come gran parte del Pd del tempo che fu, compreso il nostro Gigi che renziano come lui non c’è nessuno. Anche se, per sopravvivere, (per chi? per cosa?), hanno fregato la renziana doc, l’Elisa Filippi, vincitrice delle primarie,e, alleandosi con i retrivi, hanno eletto segretaria della congrega, la Giulia Robol, donna proletaria (?), esperta di piccoli paesi (?), che ha il ghigno giusto per accontentare capre e cavoli e permettere loro di continuare  a campare agiatamente. Più dignitoso, non c’è dubbio, il Pinter che sembra essersi disinteressato un po’ di tutto, occupato a godersi i suoi soldoni guadagnati col sudore della fronte, poverino, proletario era, ora ha qualche milione in più, ma sempre proletario rimane, almeno, sembra.

 

Per il resto, buio assoluto, con il Patt che resiste con le sue piume sul cappello, e gli altri ridotti alla fame, con liste slanguide e uomini da poco, non c’è stata trippa per gatto così come nel resto del Paese, compreso il nostro conterraneo Ferrazza che con la Biancofiore e quel birbante di Bezzi, non hanno raccolto neanche l’erba per governare due capre. È la sorte degli sconfitti, così in tutta Italia le bandiere di Forza Italia, sono impallidite, i suoi colori stinti, lo sventolio fioco e disgustato, con il Berlusca a far volontariato,bloccato dagli anni e dalla tosse, che quando lo si vedeva in TV sembrava appena uscito dal museo delle cere. Per sua sfortuna c’è sempre la Santanchè che lo spalleggia, e che non spinga forte, se no il vecchio guerriero cade di traverso e addio rivincita. Il più addolorato di tutti, da quelle parti è Dudù, il cagnolino della coppia di Arcore, a cui era stata affidata la campagna elettorale di Forza Italia. Gli è andata male, il Grillo voleva addirittura vivisezionarlo, adesso tutti sembrano prendersela con lui, poverino, ma non è colpa sua, è che non hanno eseguito gli ordini, al centro ci doveva essere lui, cane di razza, e invece a rubargli la scena sono arrivati cagne e cani da ogni parte d’Italia. La Poggy, la cagna della Biancofiore, che è come la sua padrone, gazzettina e con la puzza sotto il naso, non la può vedere e continua a stargli fra le balle, ohè! Lui è un cane di classe e con le Poggy non ha niente a che fare, meglio la cagna della Brambilla, più sinuosa, più intrigante,  qualcuno ha voluto confrontarlo con Empy, la cagnetta di Mario Monti, ehi, non scherziamo, Dudù è il cane del Berlusca, mica di un professore qualunque. Il Berlusca al governo c’è stato dieci anni, quel Mario lì c’è stato si e non dieci giorni, altra qualità la nostra, altra classe. Alla fine Dudu si è sacrificato, ha dovuto cedere alle grazie( si fa per dire) della Biancofiore, oh, scusate, volevo dire della Poggy, la sua cagnolina. Un sacrificio non da poco, ma c’era chi lo passava per gay, il cane di Berlusconi gay, questa è bella, così ha infilzato la Poggy,per dimostrare che cane cagnesco è il Dudù.

 

In tutto quel via vai di cani e cagne, Dudu ha perso il filo e così si è dovuto arrangiare l’assonnato Toti, che non è un cane, ma il coccolone del Berlusca, che svegliatosi di soprassalto ha perso la trebisonda e ha portato tutti alla catastrofe. E’ inutile che l’Aiace del D’Alema continui a sfilare fuori dai cancelli di Arcore per far rabbia a Dudu, sono patetici, Aiace non è un cane, così come il suo padrone non è un politico, tutte e due sono rottami della storia degli ultimi vent’anni.

Vuoi mettere, il Berlusca ha costruito mezza Milano, il D’Alema, da buon proletario, s’è fatta costruire la villa, s’è comprata la barca, e adesso tutto il giorno a pensare al suo passato, alle sue glorie e soprattutto ai suoi baffi, infatti lo chiamano il Baffetto, poca cosa rispetto al Baffone dei suoi giorni migliori, e se ne va a spasso sempre con il suo cane, ma neanche s’accorge che, con l’Aiace di fianco, fa la figura di un gonzo accanto ad un colosso. Alla fine, sembra che anche i cani abbiano fallito, non sono fatti per fare politica, sono molto più adatti i politici a fare i cani, basta leggere i giornali. Allora che si può fare? La domanda sale fino al cielo. Abbiamo avuto come politici cavalli bolsi, asini fatti e finiti, pecoroni rognosi, capre, capre, capre alla Sgarbi, bisce, anguille, caimani, proviamo con i gatti. E’ la risposta dall’alto dei cieli. Perchè no? I gatti sono più ruffiani, intelligenti, imprevedibili, chissà che con i gatti non si risolvano tutti i nostri guai!