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Il risveglio della Dc... stravince Renzi
Scritto da Adelino Amistadi   
Mercoledì 11 Giugno 2014 06:45

Molti astensionisti, molti euroscettici, tendenti a destra, tendenti a sinistra quasi pari. Questo è il nuovo abito dell’Europa. A bocce ferme ha vinto innanzitutto l’astensione, anche in Trentino, poco meno della metà degli Italiani non si è recata alle urne, sottolineando quel solco profondo della disaffezione dalla politica che si conferma un dato estremamente preoccupante. 

Per quanto riguarda gli esiti elettorali, non c’è alcun dubbio che il Partito Democratico, attestandosi intorno al 41% abbia ottenuto una schiacciante vittoria, superando ogni possibile previsione.

Un risultato strepitoso che riporta il Pd ai tempi migliori della Dc e che premia Renzi la cui voglia di rottamazione è piaciuta agli Italiani, così come alcune iniziative da lui intraprese nei pochi mesi di governo.

È difficile spiegare un successo del Pd di tale dimensione. Il premier Renzi piace, con quella sua aria scanzonata, senza tanti formalismi, che ha messo in campo tutta la sua esperienza da sindaco di una città importante, trasferendola a Palazzo Chigi. Il Paese gli ha creduto, si è convinto che riuscirà nella sua volontà di riformare lo Stato e che ha tutte le doti per essere un ottimo presidente del Consiglio.

Il Movimento 5 Stelle, con circa il 20% ha stra-perso, così come ha ammesso lo stesso Grillo che sembra essersi eclissato. Certo che rispetto ai suoi proclami (“spazzeremo via tutti...tutti a casa...”), la delusione in casa Grillo è piuttosto cocente, gli resta in mano la scopa, ma non ha più niente da spazzare.

Forza Italia esce malconcia da questo voto e le conseguenze, a livello nazionale, non si faranno attendere. Anche in Trentino dove candidava il nostro convalligiano Ferrazza, il partito ha subito una debacle definitiva. Con personaggi come la Biancofiore e i suoi sodali, non ci sono grandi speranza di rivalsa. Queste elezioni, a parer mio, hanno segnato il definitivo tramonto di Berlusconi e del suo “cerchio magico”.

Ncd-Udc si è salvato per il buco della chiave, a stento hanno superato il fatidico 4% per poter entrare nel Parlamento Europeo, così come Tsipras (Vendola e &C), che per un pelo avranno anch’essi un paio di parlamentari europei.

La Lega ha sorpreso con il suo nuovo segretario Salvini, un uomo dalle “palle quadrate”, ma dalle idee populiste e non sempre condivisibili.

Per rimanere nel nostro ambito regionale, era in corsa anche la SVP, con un proprio candidato e l’appoggio garantito del Patt e dell’UpT, appoggio che si concretizzato solo in parte, con il Patt, seppur in calando, fortemente solidale, e con molta confusione nelle file dell’UpT in cui, mentre la linea ufficiale garantiva adesione convinta, la linea parallela dava tutt’altre indicazioni, comunque il candidato altoatesino è stato eletto soprattutto con il consenso trentino.

 

Ma quali siano stati gli spostamenti di voti da uno schieramento all’altro, da dove siano arrivati 2.500.000 elettori, in più rispetto alle ultime elezioni del 2013 per il Pd, sono gli argomenti che impazzano in questi giorni sui giornali. Anche in Trentino s’è spostato di molto l’elettorato tradizionale, e si sta polemizzando su quel che può essere successo. La mia impressione è che gran parte dell’elettorato di centro, ex democristiano, terrorizzato dal nichilismo grillino e dalle sue minacce, e confuso sulle alternative che non davano affidamento, abbia cercato protezione fra le braccia di un leader rassicurante, fossero anche, come in questo caso, quelle del segretario del maggior partito di sinistra, erede del Pci. Probabilmente si sono turati il naso, per l’inodorabile passato, forse hanno preso “tavor” e valeriana a quintali per superare l’ansia e la tensione, ma alla fine gran parte del centro, il grande mondo della Balena Bianca, ha votato Renzi. Ma, attenzione, non è questo un investimento a fondo perduto: il premier è consapevole che quei voti valgono la coerenza delle sue promesse e possono tornare là, da dove sono venuti, verso il centro destra, se saprà riorganizzarsi, o verso l’UpT a livello trentino. Grillo e Berlusconi, gli avversari principali, seppur malconci, restano in campo e aspettano il primo passo falso per saltargli addosso.

 

Renzi sa che ora è legittimato, senza più remore, a governare, adesso deve dimostrare di essere uno statista facendosi valere in Italia ed ancor più in Europa, sia pur conservando quel passo simpatico di giovane rottamatore e soprattutto grande innovatore. Ora non può più campare scuse, non ci saranno più grandi insidie all’interno del suo partito, sembra che anche lì siano diventati tutti renziani, tutti sul carro insomma, e anche gli alleati, seppur decimati, non hanno grandi alternative. Lo aspetta un periodo di grandi riforme e di tante trasformazioni, ma soprattutto il compito più gravoso, quello di trasformare il suo partito, il Pd, in un rinnovato partito di raccolta che gli permetta di portare a termine un ciclo politico d’importanza epocale. Ormai il Pd non ha più niente a che fare con il vecchio Pci, a parte qualche ghigno che persiste e qualche faccia sbollita da rottamare definitivamente, non soltanto per il suo incontrastato leader Renzi che è stato democristiano, anticomunista in quel di Firenze, mai comunque comunista, quanto ancor più per le sue prime azioni politiche, i suoi strappi con la tradizionale spocchia di sinistra, l’atteggiamento nei confronti del sindacato, mai supino, e dell’idea plurale di partito a cui sta pensando con i suoi collaboratori.

Concludendo è evidente un dato: dalle urne esce sconfitta la vecchia politica e premiata una grande speranza. Sta a Renzi  saper custodire e rendere produttivo lo straordinario tesoro che gli Italiani gli hanno consegnato. E’ cambiato un mondo. E con Renzi che annuncia: “Ora comincia la rottamazione!”, chissà cosa ci aspetta domani.