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L’invasione dei “barbari” in Consiglio
Scritto da Il saltaro   
Giovedì 10 Aprile 2014 06:59

Ohibò! Nel cielo, lassù, che raccoglie le anime immortali dei nostri avi, gagliardi sudditi di vescovi e cardinali, di Maria Teresa, di Francesco Giuseppe, di De Gasperi, di Piccoli, di Kessler e dell’encomiabile ristampa del principe Vescovo Lorenzo Dellai, c’è turbolenza, ansia, tormento, come mai c’è stata dal dopo guerra in poi. Sono stati chiamati a consulto tutti i nostri santi protettori, quelli veri, quelli probabili e quelli fasulli per studiare il da farsi, come intervenire per evitare che le nostre istituzioni, Provincia in primis, finiscano nella pattumiera della storia. 

Già si complotta contro la nostra autonomia a Roma ed in ogni parte d’Italia, con qualche ragione e con molta disinformazione. Per Dio, noi siamo da sempre autonomi, fin dai tempi antichi, che adesso vengano quatto borbonici e tre papalini a volerci comandare, giammai!, Noi difenderemo la nostra autonomia con i nostri poderosi Schuetzen piumati e schioppettanti, i nostri pompieri, e i nostri rappresentanti politici in cielo ed in terra. Abbiamo una classe politica ammuffita, stantia, in gran parte, e saccente e presuntuosa, per l’altra parte, ma piena di risorse(?), sapranno farsi intendere in quel di Roma come si conviene e ci toglieranno dalle stracce, ne sono sicuro! Devono pur meritarsele le indennità ciclopiche, i vitalizi, il rimborso delle spese, pranzi e cene compresi, cassette pornografiche ed articoli di svago a dir poco inconsueti per un politico, giustificabili d’altronde, in politica la serenità dell’anima e del corpo è basilare. Allora che paura abbiamo? Con gli uomini intemerati che ci ritroviamo, non ci sono problemi! Evviva la nostra Provincia, guai a chi ce la tocca!

Così sembra essersi espresso il presidente del Consiglio provinciale, Dorigatti, cercando di frenare l’invasione dei barbari nell’aula consigliare: fermi tutti, cosa fate voi qui, fuori dai piedi, qui comando io, ci vuole rispetto per le Istituzioni!

Urlava tanto che sembrava persino convinto di quel che diceva, anche se l’Ugo Rossi, il premier, rubandogli la scena cercava di trattare con quei quattro intrusi che stavano disturbando la sacralità del luogo in cui si decidono da sempre le sorti della nostra terra e i vitalizi e le prebende dei nostri rappresentanti. E fu l’inizio della fine. I due si guardarono in cagnesco con il duro Dorigatti che sembrava un cane decrepito in attesa di morderlo con la dentiera e il Presidente Rossi, il “figo solandro”, che faceva i fatti suoi e a suo piacimento. In barba alla rispettabilità delle istituzioni che è tutta un’altra cosa. Non sono certo quattro vagabondi populisti che possono disturbare il Palazzo, la mancanza di rispetto è tutt’altro: è non fare il proprio dovere, è non dare il buon esempio nelle più elementari virtù civiche, è non avere al primo posto e sempre l’interesse della comunità, è dare importanza alle sciocchezze e sottendere le cose importanti per la nostra terra, è chiacchierare a vanvera senza costrutto, è spartirsi le prebende senza pudore, è occupare la poltrona per secoli senza aver mai prodotto alcunchè di utile, è andare a spasso per il mondo con i nostri soldi, è finanziare  i partiti con le nostre tasse...queste e tante altre sono le ragioni irrispettose delle Istituzioni, altro che quattro striscioni e una ventina di bontemponi in libera uscita. Di questo deve preoccuparsi l’arcigno Dorigatti.

Gli invasori han fatto bene, invece, vi hanno tolto dal consueto torpore, vi hanno allertati, occhio che la prossima volta arrivano i forconi, sembra sia stata la promessa. Ma mica è finita lì! In politica le ripicche e gli sgarbi si pagano cari!| Cosi dopo qualche giorno, il caro Ugo Rossi, è servito! Propone d’urgenza un emendamento molto importante da inserire nella finanziaria riguardante la semplificazione urbanistica e voluto dall’intrepido ass. Daldoss, e taccate! arriva il veto del presidente Dorigatti: queste cose non si fanno, è sminuire le funzioni consiliari, nella finanziaria si parla di bilancio, non ci si può mettere tutto ed il contrario di tutto! Come se non l’avessero mai fatto per il passato...e così un emendamento atteso dal mondo economico, dalle nostre imprese, dai nostri artigiani e dalla nostra gente, in un momento di crisi tragica come quello attuale, è saltato, con grave danno per la nostra economia che già traballa.

Per vendetta, dicono i giornali, per ripicca, orpo!, speriamo proprio di no, sarebbe davvero vergognoso, poi il pres. Dorigatti, con quella faccia angelica che si ritrova non lo farebbe di certo, è solo la conferma che il Consiglio è più incasinato che mai. Presi dall’ansia di dover restituire soldi e poltrone, s’è persa la testa, non c’è più chi comanda e chi obbedisce, ognuno va per la sua strada, ognuno pensa alle proprie cose, la maggioranza tiene un giorno sì e un giorno no, la minoranza schiamazza, è tutta una canea di latrati indistinti. I S.S. Martiri Anaunensi vorrebbero intervenire in aiuto del loro quasi conterraneo, Rossi, ma San Vigilio, come al solito severo, non ne vuol sapere, che s’arrangino, sono una manica di miscredenti! Anche i partiti sono ormai allo sbando, con i PiDini che votano ognuno per conto proprio, in barba alle primarie, con il Patt anch’esso che pascola nel buio,  l’UpT che sembra non avere più fiato, e tutti gli altri impegnati a calcolare gli interessi di ieri e di oggi e poco altro, ma a noi chi ci pensa? Son finiti i tempi del principe plebeo, il mitico Lorenzo, con quello nessuno fiatava, obbedivano come agnellini, quelli della maggioranza e quelli della minoranza, sì anche quelli, erano altri tempi! E se sgarravi eri finito, al prossimo giro, fuori...per Dio, per lesa maestà! Ci pensavano i suoi sgherri a compiere l’epurazione, e così si viveva felici e sottomessi nell’anima e nel corpo! Le leggi erano partorite in momenti di borioso orgasmo  dalla mente del principe e dai suoi amici strapagati e guai metterle in discussione, quelle erano leggi illuminate, mica baggianate, ultimamente aveva partorito vere e proprie genialate: il Muse, costato una pazzia, che dovremo subircelo per i prossimi decenni; Metroland, suggerito in una notte d’inverno da qualche diavolo maledetto, finito nel ridicolo; la rivoluzione urbanistica della città capoluogo, con sotterramento di ferrovie, boulevard e  varie sciatterie, con le Albere che alla fine non piacciono a nessuno, adesso però, perchè, con Lui regnante, guai a parlarne male. Per non dire di infinite leggi che nessuno capiva e fatte apposta per governare in santa pace.

Quelli erano bei tempi, mica con la confusione di oggi! Peccato che il nostro principe se ne sia andato lasciandoci con il culo per terra, sbalestrati e pieni di debiti. Ha tentato la strada della gloria imperitura, lo immaginate il Nostro alla conquista di Roma. Figo, pelaticcio, altero, illuminato da rapporti speciali con l’Altissimo Reggente, ad impartire lezioni di politica ai papalini che neanche l’ascoltano...,ehi, come osate, Lui mica è uno qualsiasi, Lui è amico e sodale di Rutelli, di Monti e di mille altri. Ma Monti è meglio tenerselo lontano, vuol saperla troppo lunga, sa tutto lui, che vada a quel paese, che al principe non sono in molti che possono insegnare qualcosa, immaginarsi un Monti qualsiasi, che più esperto di lui di valli e monti non c’è nessuno! Giusto Lorenzo! Meglio il Casini, a Roma e Tarolli a Trento, con l’Udc sei fortunato,  ritrovi il simbolo della Dc, simbolo glorioso, quello che hai buttato nel cestino a suo tempo, beh, rimediare ai propri errori è la virtù degli uomini migliori, sotto col Casini che vai bene! Se poi riesci ad entrare nelle grazie di Angelino (Alfano) è fatta, un altro saltino e te la fai col Berlusca, davvero grande, te ne andresti a Bruxelles in quattro e quattrotto... da quelle parti le indennità sono maestose come si conviene ad un principe, e sarai a posto per tutti i secoli nei secoli. Amen. Altro che balle! E che a Trento si arrangino, si scannino fra di loro, chi se ne frega! L’importante che sopravviva il suo partito, l’UpT, che ha portato all’agonia, che se lo tenga stretto, è la sua dote politica, l’unica che gli è rimasta, seppur sgocciolante, che se gli manca anche quella, con l’Alfano ci sarebbe poco da fare, quello lo licenzia e lo manda a “farsi fottere”! Queste le considerazioni auliche e ponderate che si sono sentite in ogni angolo dell’empireo celeste, sezione di Trento, una delle più piccole sezioni dell’intero paradiso, ma, in questi giorni, convulsa e tumultuosa  come nessun altra, eccetto la sezione Crimea, altrettanto burrascosa. E così s’è costituito un tavolo, lassù, fra le nuvole, un tavolo di santi, beati e anime probe, per studiare il da farsi, verranno consultati i grandi della terra, da Putin a Obama, dalla Merkel e Holland, e Renzi, che di rottamazioni se ne intende, e si troveranno i rimedi giusti così come vuole il Re dei Re che governa nell’alto dei cieli, per evitare l’estrema soluzione che Putin, russo e zarista, sta progettando da tempo, uno tsunami provvidenziale  in quel di Trento, e tutto si risolverebbe con la dissoluzione del marciume e il salvamento delle genti delle valli, ancora le uniche a conservare le sacre virtù degli avi, ormai corrotte dai nostri impavidi politici. Soluzione drastica, da evitare, anche se le speranze che qualcosa in Trentino possa cambiare sono al lumicino. Uno tsunami, al posto giusto, nel momento giusto, tutto sommato potrebbe essere l’unica soluzione di tutti i nostri guai.