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Il punto, un mese dopo le elezioni
Scritto da Adelino Amistadi   
Mercoledì 11 Dicembre 2013 09:09


Dopo un mese in cui abbiamo letto di tutto e il contrario di tutto, mi permetto fare il punto della situazione, così come lo vedo io. Il centro sinistra ha vinto alla grande, senza se e senza ma, meglio di quanto si poteva prevedere. I trentini hanno votato la stabilità, che non vuol dire continuità, non trovando alcuna credibile alternativa né al centro e ancora meno nella destra ormai alla deriva. Due comunque i dati da sottolineare: il primo riguarda in numero degli astenuti, schede bianche, schede annullate, quasi il 50% dei trentini hanno preferito disinteressarsi delle elezioni.
Se a questi aggiungiamo i voti di protesta andato al Movimento cinque stelle, quasi il 60% dei nostri conterranei non ha più fiducia nella classe politica provinciale, delusi da quella di ieri, e non disponibili a concedere alcun credito a quella di oggi. La cosa è preoccupante in sé e deve preoccupare anche i vincitori, non che il fatto incrini la legittimità rappresentativa degli eletti, no di certo,ma sarà opportuno che i nuovi responsabili, tutti compresi, mettano al primo posto nell’agenda del loro lavoro il recupero della credibilità propria e della politica da parte dei cittadini che hanno inteso esprimere la loro totale sfiducia nelle istituzioni. Il secondo punto riguarda la legge elettorale della nostra Provincia che mai come in questa tornata ha palesato non poche lacune. Abbiamo assistito al solito teatrino di buontemponi alla ricerca della propria personale affermazione con la nascita di partitini e movimenti tutti tesi ad assicurarsi la rielezione, senza distinzione ideologica e senza programmi credibili, con una pletora di candidati presidenti al solo scopo di facilitare la loro affermazione. Questo soprattutto a destra dove è stato difficile capire certe sortite e certe presenze senza motivazioni e senza alcun interesse al bene comune, minimo comun denominatore per ogni forza politica. Salvo la Lega che comunque ha una storia e poco altro, per il resto la vicenda ha sfiorato il ridicolo a discapito del rispetto e della autorevolezza da cui, una chiamata alle urne, non dovrebbe prescindere. Una modifica legislativa che impedisca un cosi scandaloso assalto alla diligenza, magari con uno sbarramento più sostenuto,   eliminerebbe che è sostenuto da esclusivi interessi personali, obbligherebbe ad associarsi in movimenti più sostenuti e più credibili, ed eviteremmo una dispersione di voti impropria che alla nostra terra non porta nessun beneficio, anzi, aumenta la litigiosità e la farraginosità della proposta complessiva. Questa evidentemente è la mia opinione, con cui si può non essere d’accordo, ma che nessuno venga a dirmi che un modo per soffocare la democrazia. Assolutamente no, chiedo solo che il funzionamento delle istituzioni sia garantito da partiti e movimenti che abbiano a cuore la nostra comunità e non altro, e questo è ciò che chiede la vera democrazia partecipativa. La nostra Provincia non è una società sportiva dove è permesso a tutti di giocare furbescamente anche a discapito dei risultati.

Partiti
Il partito che ne è uscito meglio è senz’ombra di dubbio il Patt del presidente Rossi. Ha avuto un notevole incremento di voti ed una buona presenza su tutto il territorio provinciale. Merito del cambio di rotta che il presidente Rossi ha saputo imprimere alle sue truppe, al salto di qualità che ha preteso che, seppur  ancora non compiuto, ha permesso al partito di confermarsi e di guardare con grande prospettiva al futuro. Il PD è quello che in percentuale ha confermato di essere il primo partito del Trentino, ha pescato soprattutto nelle città confermando la sua vocazione elitaria e cittadina, supportato dall’occupazione di poltrone, quasi tutte d’oro, in ogni ambito culturale e sociale volutamente centralizzato a sfavore dei territori e delle valli dove non riescono a prevalere. L’UpT è sopravvissuto per la capacità di alcuni suoi uomini di essere vicini alla gente ed alle amministrazioni comunali, oltre alla scelta indovinata di alcuni nuovi personaggi che hanno saputo coinvolgere. Ma il suo rilancio, a livello di partito, non sarà facile, rimarrà, immagino, un comitato elettorale come lo è stato in questi cinque anni, col rischio di scomparire alla prossima tornata. Hanno invece confermato la loro inconsistenza i Socialisti, un movimento ormai fatto di nostalgici, seppur coraggiosi e degni del massimo rispetto, così come i Verdi che ormai in Trentino hanno fatto il loro tempo. Sulla destra niente da segnalare di particolarmente interessante. Discreto il successo di Progetto Trentino, che cercava comunque di portare qualcosa di nuovo nel dibattito, ha tenuto la Lega Nord nonostante la trotaggine degli ultimi tempi, il resto miserie umane, con la Biancofiore che ha fatto ridere i polli anche se è riuscita ridare la poltrona al Bezzi in Consiglio Provinciale, il che è tutto dire.

Giunta
Nel formare la giunta il presidente Rossi ha seguito per bene il metodo Dellai. Furbo come una volpe, ha voluto favorire il suo partito con l’assegnazione di competenze tradizionalmente portatrici di consenso, tenendosi alcuni incarichi non da poco come l’istruzione e personale ed elargendo al suo beniamino Michele Dallapiccola ogni ben di Dio: agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca. Ha rifilato al PD materie estremamente difficili da gestire e per niente gratificanti, con la sola eccezione di Alessandro Olivi, vicepresidente e confermato nelle sue competenze precedenti, per il resto la sanità è stata data a Donata Borgonovo Re, famosa per aver scoperto la mafia nei comuni trentini, chissà che adesso non scopra il malaffare anche negli ospedali, poi Sara Ferrari, una bella signora che dovrà dimostrare d’essere intelligente oltre che carina, con competenze su università, ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo, e, infine, ha concesso le briciole all’UpT, competenze di poca soddisfazione soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, dove anche la competenza dei lavori pubblici obbligherà l’assessore Mauro Gilmozzi a dire più no che si alle richieste dei comuni con le prevedibili conseguenze, e così a Tiziano Mellarini è rimasto ormai poco di solido, ma molto di rappresentanza: cultura ( saprà svincolarla dal giogo egemonico della sinistra?), cooperazione, sport e protezione civile. E infine un assessore esterno, Carlo Daldoss, uomo del territorio e di grande esperienza amministrativa, già sindaco, già presidente di Comprensorio, Apt ecc, a cui è stato affidata la revisione delle Comunità di valle quale compito immediato oltre alla coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa.

Conclusione
L’inizio dell’era Rossi sembra così iniziato con i tempi giusti e le scelte che solo il tempo ci dirà se più o meno indovinate. Quello che aspetta il nuovo governo provinciale è un quinquennio di difficoltà non da poco. Fortissima crisi con povertà che aumenta a vista d’occhio (è proprio il caso di dirlo!), calo delle risorse (sembra che la storiella del governo amico di dellaiana memoria non funzioni più!), disoccupazione giovanile e non, indebitamento, struttura della Provincia da rivedere, comunità di valle che fanno acqua da tutte le parti, bullismo politico da debellare, credibilità da recuperare, sistema amicale e cortigiano da riformare (occhio che dalla corte del Principe non si passi alla corte di Cecco Beppe!), sburocratizzazione e semplificazione delle regole (non siamo New York, ma una piccola città delle alpi!), bando agli sprechi, alle poltrone d’oro, alle compartecipate senza senso, un lavoro non da poco, che non richiede chissà quale luminare, ma molto lavoro, onestà intellettuale, concretezza, umiltà, rigore, e soprattutto discontinuità tornando a governare con il buon senso del Trentino montanaro, senza montarsi la testa e coltivare sogni strampalati, solo così Rossi potrà guardare con fiducia all’immane compito che lo aspetta.

Post Scriptum
Adesso siamo tutti in attesa delle ben remunerate nomine fuori Giunta (amministratori di società partecipate, fondazioni, musei, circoli culturali, Mack, Muse, Mart, e compagnia bella!) che Rossi (con i suoi) saprà fare, sono importanti tanto quelle fin’ora fatte. Userà anche qui il metodo Dellai? Speriamo proprio di no...nessuno dimentichi che oltre il cinquanta per cento dei Trentini è lì che controlla ogni mossa e l’altro quaranta per cento che non accetterà più di subire e tacere. In panchina, ansiosi, sembra essercene tanti: ex consiglieri, portaborse, amici degli amici, trombati e vecchie volpi. Pescare fra di loro sarebbe un suicidio per Rossi e per la sua Giunta: guardiamo finalmente avanti, puntiamo sul merito e sulle capacità. Abbiamo un sacco di gente competente ed esperta anche nelle valli, giovani e meno giovani, quelli rappresentano la garanzia del cambiamento di metodo e di stile, quelli rappresentano il nostro futuro, non si ricada nei patetici recuperi di personaggi che oltre all’incompetenza, garantiscono esclusivamente i loro interessi e basta. Non ricalchiamo le orme indegne del passato. Noi seguiremo ogni mossa e ne daremo notizia, Occhio!