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E a Roma cosa sta succendendo? Uno sguardo alle “faccende romane”, sempre sul filo del rasoio
Scritto da Adelino Amistadi   
Martedì 10 Settembre 2013 23:15

Siamo così presi dalle nostre vicende elettorali che rischiamo di  dimenticare la politica nazionale che proprio in questi giorni è in totale fibrillazione. E’ ovvio che per i nostri destini quanto avviene a livello romano ha molta più incidenza delle beghe trentine, da noi, comunque vada, ce la caveremo, ma con l’Italia senza timoniere, allo sbando, come si sta profilando, le conseguenze sarebbero catastrofiche e ne subiremo, come tutti, gli effetti deleteri. 

Cerco di fare il punto della situazione, conscio che quanto scrivo è del tutto aleatorio, magari già fra poche ore le cose potrebbero cambiare, ma la sostanza credo rimarrà immutata. Vediamo. Deciso nel suo delirio di onnipotenza, Berlusconi non vuole assolutamente convincersi che il suo tempo è finito e la sua uscita dalla politica attiva non può che far bene a tutti gli italiani. E’ ormai diventato un tappo che blocca ogni evoluzione in positivo della politica nazionale. Nessuno potrà impedirgli di essere ancora il presidente di un partito Forza Italia o PdL che sia. E devo anche ammettere che qualche ragione, almeno nel caso dell’ultima definitiva sentenza, possa averla. Bisogna però ricordare che una sentenza è stata emessa e quindi va rispettata, così come per qualsiasi altro cittadino.

A sbagliare, forse, è stato il giudice Esposito che avrebbe dovuto astenersi dal giudicare Berlusconi e dal dire, dopo la sentenza, frasi non accettabili da parte di un giudice, con la conseguenza che molti italiani, ma molti, cominciano a credere veramente che il Berlusconi sia un perseguitato politico e che la sua cacciata dalla politica attiva sia opera di una giustizia deviata. Dall’altra parte, Epifani, segretario del PD, sempre più dimostra di non sapere guidare un partito in disfacimento ed in perenne lotta fratricida, con l’unico collante di un antiberlusconismo patetico e, improduttivo e pericoloso per il paese.

L’ex sindacalista CGIL, già socialista craxiano, il che è tutto dire, non sa proporre alcuna ricetta per il bene del paese che non sia la solita tiritera dell’aumento delle tasse, prelievo dalle pensioni, dei ricchi presumo, del mantenimento dell’IMU, già di per sé una tassa odiosa, o di sostituirla con una service tax, che potrebbe ancor più incidere nelle tasche degli italiani. E’ profondamente contrario ad una eventuale grazia presidenziale per Berlusconi. Giusto se provenisse da altre fonti, ma da come si legge in questi giorni sui giornali, proprio l’ex PCI, di cui facevano parte molti dei dirigenti attuali del Partito Democratico, chiese ed ottenne dal presidente Saragat la grazia per il comunista Moranino, un assassino condannato in via definitiva e fuggito a Praga dove fu accolto e ben servito dai comunisti di quel paese. Ma come è d’abitudine per i Democratici, c’è sempre la storia di un peso e due misure, a seconda della convenienza. Epifani sta attendendo la crisi di governo, non ha il coraggio di abbattere un esecutivo condotto da uno dei suoi sodali, e quindi spera che lo faccia Berlusconi, per addebitargli ogni colpa e prepararsi per un governo alternativo. Questo tira e molla la dice lunga sull’interesse per le sorti del Paese da parte delle nostre forze politiche.  Tutte, quasi nessuna esclusa. Epifani ed i suoi ha già pronto un piano B, un nuovo governo a guida Pd (Letta o Renzi) che spera di trovare i voti necessari tra i vari parlamentari transfughi, pronti a saltare sul treno alla ricerca di posti di governo o di sottogoverno, naturalmente ben retribuiti. Ormai stiamo tornando al mercato delle vacche, al trasformismo, di cui siamo maestri. E probabilmente ce la farà, e me lo auguro, ma non è di questo che avrebbe bisogno il Paese, in un momento come quello attuale. Così ancora una volta se la ride il Grillo, in un simile disperato contesto, lui con il suo movimento ha tutto da guadagnare, e già si sente vincitore nel caso di nuove elezioni, Porcellum o non Porcellum.

Non credo che ormai gli italiani che hanno cominciato a conoscerlo come un urlatore da strapazzo, un qualunquista da tempi andati,  lo seguiranno, ma i nastri connazionali si stanno davvero ponendo la tragica domanda, ma se voteremo, chi potremo votare per una effettiva svolta in positivo per questo martoriato paese? Io, per primo, non saprei, in proposito, dare consigli di sorta. Meglio dedicarci alle nostre liti da cortile, ai nostri capponi in attesa di candidatura, meglio pensare, per ora ai guai del nostro beneamato Trentino, che è pur sempre la nostra dolce casa.

Adelino Amistadi