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Traduzioni e Comunicazione

«Comunità, cerchiamo una “terza via” di sviluppo»
Scritto da Mariachiara Rizzonelli   
Giovedì 11 Luglio 2013 21:13

Mi è stato chiesto di esprimere il mio pensiero circa l’attuale e futuro assetto delle comunità di valle. Mi accingo a farlo in maniera strettamente personale, come una semplice cittadina che tenta di fare un sincero esame delle possibilità e criticità riconducibili a questo ente. Ente nel quale tre anni fa, per quanto mi era stato prospettato, riponevo buone aspettative; sembrava la giusta soluzione per avvicinare la gestione del governo del territorio al territorio stesso, un modo insomma di far partecipare direttamente amministratori e cittadini delle valli alle scelte che li riguardavano. Non mi pare tuttavia sia stato veramente così. 

Le comunità di valle non sono state riempite né delle competenze né dotate dei finanziamenti che potevano renderle forti ed ogni passaggio circa decisioni riguardanti le valli di fatto si è piuttosto complicato, dovendo spesso duplicare il proprio percorso, dal capoluogo di valle al capoluogo di provincia e viceversa.

Certo le comunità hanno cercato in generale di ridimensionare l’impatto di queste criticità, ma non sempre hanno avuto la fortuna di riuscire nell’intento.

D’altro canto ultimamente hanno avuto anche l’imput di assorbire tutta una serie di servizi presenti nei comuni che, a fronte della grave crisi economica manifestatasi negli ultimi anni, sembravano essere diventati un costo oneroso da sostenere (servizio entrate, contratti e appalti, servizio informatica e più avanti, sembrerebbe, per i comuni sotto i 2000 abitanti, servizio di segreteria).

Sebbene la necessità di razionalizzare la gestione dei servizi comunali presenti sul territorio esista davvero, trovo che la soluzione di accentrare questi servizi in maniera fortemente concentrata in una comunità ampia come la nostra forse non sia la cosa più adatta da farsi.

Amministratori ed uffici erogatori dei servizi si troverebbero a gestire un volume di informazioni e di pratiche burocratiche da sbrigare assolutamente vasto ed innegabilmente lento da smaltire, portando il governo del territorio a perdere dell’immediatezza e dell’efficacia che la cura dei comuni normalmente permette.

Per “fare meglio con meno”, come oggi da più parti si ripete, esiste a mio parere una terza via, quella della fusione tra comuni limitrofi, in zone bel delimitate, gli stessi che già ora molto spesso condividono la gestione di alcuni servizi come l’ufficio tecnico o l’ufficio ragioneria, o il segretario stesso.

Un modo più praticabile, più accettabile anche da parte dei singoli cittadini e meno costoso di gestire da vicino i servizi per i cittadini (checché se ne dica le economie di scala spesso non sono economicamente vantaggiose come sembrano).

Al limite in un futuro prossimo questi stessi comuni “allargati” potrebbero decidere a loro volta di assemblare i propri servizi ad un livello superiore che potrebbe coincidere con quello di un sub-ambito della comunità di valle, raggiungendo in questo il numero ideale dei 10.000 abitanti serviti, numero sotto il quale in Italia i servizi comunali vanno obbligatoriamente gestiti in maniera associata.

A questo punto che ruolo viene ad avere la comunità di valle?

La comunità di valle dovrebbe essere centro di erogazione solamente di quei servizi di cui i singoli comuni o gruppi di comuni non possono farsi carico proprio per la loro dimensione sovra comunale.

Tra le nuove competenze dovrebbe rientrare ad esempio una maggiore autonomia gestionale per servizi come la sanità e la viabilità e mobilità superiore: è in questi due ambiti che si giocherà il futuro delle nostre valli perché se non riusciremo ad avere una viabilità migliore dell’attuale non potremo essere competitivi né a livello produttivo (una strada chiusa per dieci giorni, come la strada che dalla Valle del Chiese porta in Lombardia, è un accadimento nefasto che condiziona sfavorevolmente l’insediamento e il mantenimento delle aziende locali), né a livello turistico e nemmeno avere dei risultati a livello di stabilizzazione della popolazione locale.

La priorità va data in questo caso alle maggiori vie in entrata e uscita che dalle valli delle Giudicarie portano verso Trento e Brescia, e quindi alla rete stradale del resto del territorio giudicariese per l’appunto secondo il Piano Stralcio elaborato dalla stessa comunità nei mesi scorsi.

Assieme alle strade dovremo anche avere un ospedale capace di offrire efficienti servizi di base innanzitutto ai propri cittadini e quindi ai turisti che frequentano il nostro territorio.

Efficienza in parte già presente: in questi mesi si stanno ristrutturando vaste porzioni dell’edificio dell’ospedale; contemporaneamente le varie unità operative dell’ospedale stanno lavorando al massimo delle proprie capacità e con una competenza che è al di fuori di ogni discussione.

Tuttavia abbiamo ancora bisogno di un Pronto Soccorso che oltre che nuovo, come di fatto è stato promesso per il 2015, abbia la possibilità di essere anche costantemente coperto da un congruo numero di professionisti che possano prontamente rispondere alle esigenze di un territorio lontano dal capoluogo di provincia e da quello che sarà il Nuovo Ospedale del Trentino (il discorso sta nei termini “oltre i muri ci vogliono le  persone”).

Ugualmente occorre avere un reparto di Medicina forte che possa servire con agio i molti anziani e ammalati cronici che vi fanno riferimento e di un reparto di Ortopedia d’eccellenza, vista la vicinanza a Pinzolo e Madonna di Campiglio. Solo così il nostro ospedale sarà un punto di riferimento forte all’interno della rete ospedaliera trentina. E’ necessario anche chiarire il destino del reparto di Ginecologia e Ostetricia.

Alcune scelte sull’assetto dell’ospedale a medio termine andranno fatte, ma occorre assolutamente che l’Azienda Sanitaria Provinciale le compia veramente assieme al territorio.

E’ in questo senso che la comunità assieme a tutti i giudicariesi deve farsi sempre più da portavoce delle esigenze locali.

* Consigliere della Comunità delle Giudicarie