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C’è nipote e nipote…
Scritto da Administrator   
Lunedì 10 Giugno 2013 05:29

C’è nipote, e nipote, è vero. Ma forse pochi hanno metabolizzato quanto in Italia, nel bene o nel male, siano importanti le nipoti. C’è Ruby: la nipote di Mubarak più famosa nel mondo. Celebre soprattutto per lo scandalo sessuale e i guai giudiziari che ha procurato, o meglio, che si è procurato il nostro ex Presidente del Consiglio Berlusconi. E c’è Benedetta. La nipote di Samorì. Arrivata agli onori delle cronache per aver, per così dire, agevolato l’ascesa a sottosegretario dell’unico rappresentante Trentino nel Governo Letta. Ruby Rubacuori, “maledetta” dal nostro grande e, per certi aspetti ridicolo, mecenate del gentil sesso, per i problemi che tutti conoscono. E Benedetta Samorì, nipote del leader del piccolo - ma evidentemente influente partitino del Mir -  strabenedetta dal sindaco di Bocenago Walter Ferrazza, per avergli propiziato un ingresso tanto repentino, quanto inaspettato, nella stanza dei bottoni del nuovo Governo. 

Due facce agli antipodi. Con Benedetta, ragazza semplice e genuina che gestisce in proprio un agritur sulle colline modenesi. E si arrabatta tra i fornelli preparando specialità tipiche dell’Appennino emiliano. Dove -“galeotta fu una battuta di caccia”- il neo sottosegretario l’ha conosciuta. Nessuno vuole sminuire capacità e bravura el neo-sottosegretario. Ma il balzo dai 51 voti, raggranellati per il Mir a Bocenago, all’Olimpo della politica italiana, si deve all’incontro di una nipote, e a un’uscita venatoria  nelle boscaglie modenesi. Qui Ferrazza ha conosciuto lo zio di Benedetta. Il resto è cronaca. Il sindaco trentino che va a caccia di cervi e di daini nelle riserve di Montese, comune di 3.000 abitanti, sulla strada dell’Abetone. L’ospitalità nell’agritur, gestito dalla rampolla della famiglia Samorì (famosi sono i suoi piatti a base di prugnolo, delizioso fungo primaverile, e rosbif di daino). La candidatura passata quasi inosservata agli occhi dei commentatori trentini. La notizia, colta addirittura con molte ore di ritardo dalla stampa, e dalla politica trentina, che la Provincia di Trento, poteva disporre di un referente in quel di Roma, all’interno del neo costituito governo PD-PDL. Non c’era riuscito l’ex governatore Dellai, candidato eccellente della lista Monti. Ma un poco conosciuto sindaco dell’alta Rendena, sì. “Carneade chi è costui”, il refrain delle prime ore nelle stanze della Regione. Walter Ferrazza, uno dei 39 primi cittadini delle Giudicarie, in poche ore era stato catapultato dai banchi consiliari di Bocenago (piccolo borgo di 406 anime) ai ben più gravosi incarichi di responsabilità, all’interno di una compagine governativa che ha il difficile compito di portare fuori dalle secche  una Nazione, gravata da debiti e da una recessione che non ha uguali nella storia della Repubblica. E ciò, solo grazie ai meriti di un giovane ingegnere esperto in ambiente e territorio? In parte certamente sì. Ma un ruolo determinante si deve alla nipote di Samorì: Benedetta. In questo caso, Benedetta di nome e di fatto. (e.z.)