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Cinghiale in Val del Chiese: un problema per le colture e l’ambiente
Scritto da Ettore Zini   
Lunedì 06 Maggio 2013 07:43

Cinghiali in valle del Chiese: un flagello, un aratro vivente, capace di trasformare campi coltivati in radure sterili. Impraticabili. Per anni si è tentennato. Introdotto abusivamente, è stato tollerato ad oltranza. In alcuni casi, con la compiacenza dei cacciatori che vedevano nell’animale una preda in più per il loro carniere. I danni all’agricoltura, soprattutto nel triangolo Storo, Cimego, Castel Condino, hanno finalmente indotto vertici politici e la direzione dell’Ente Caccia a prendere in seria considerazione la necessità di ridurne drasticamente il numero. 

La sua presenza ha superato, di gran lunga, la soglia tollerabile. Soprattutto con gli sconfinamenti dalla provincia di Brescia  dove, lo scorso anno, ne sono stati abbattuti 450. Più di 200, solo in Val Sabbia, da dove arrivano in Trentino. “Non possiamo inimicarci ulteriormente il mondo agricolo” – ha spiegato Severino Niccolini, consigliere distrettuale dell’Associazione Cacciatori della Valle del Chiese. A Condino, in occasione dell’ultima riunione della Consulta della caccia (presenti gli undici Rettori della zona) il cinghiale, o meglio le problematiche legate alla sua presenza, sono state oggetto  di un summit, dove sono state date le nuove direttive in materia. “I cinghiali sono troppi e troppo dannosi. Quindi il Comitato Faunistico impegna le sezioni a drastica azione di contenimento”. Dallo scorso anno i cinghiali in zona sono più che raddoppiati. Cento, secondo le stime ufficiali. Ma molti di più secondo gli esperti, che mettono in guardia dall’incremento esponenziale delle nuove cucciolate. Una proliferazione che – azzardano i Guardia Caccia – potrebbe arrivare addirittura al 300%. Quindi, con le prossime uscite, le guardie potranno essere accompagnate, non più da uno, ma da 5 cacciatori. Ci saranno due ore in più per le battute serali, e saranno incentivate le pasturazioni, in modo da rendere più proficue le uscite notturne. I cacciatori della valle, insomma, hanno carta bianca per rendere più dura la vita a questo animale, che sta devastando le colture e le zone prative del Chiese. I danni maggiori si registrano a Boniprati, Mangio, Crone nel comune di Castello. Ma anche nei campi di mais di Storo e Condino. A Cimego, Prezzo, Roncone e sui pascoli delle malghe di Tonolo (Storo), Clef e Clevet (Pieve di Bono).  Segnalazioni arrivano anche da Breguzzo e dalla Valle di Daone. “Coltivazioni – dice Fabrizio Giovanelli funzionario dell’ufficio Agricoltura di Tione – letteralmente sconquassate, messe a soqquadro, dalla presenza di questo animale, non autoctono”. Sul suo tavolo ci sono plichi di denunce di danneggiamenti da parte degli agricoltori (già 6 dall’inizio dell’anno, 20 nel 2012). Ma molti si limitano a semplici segnalazioni, in quanto i rimborsi sono concessi solo su danni superiori ai 1.000 euro, nella misura del 70%, e – particolare non trascurabile - a ripristino avvenuto. “Molte delle persone danneggiate – spiegano all’Ispettorato dell’Agricoltura – sono anziane e, dovendo provvedere di persona alla sistemazione dei fondi,  li lasciano come sono anche perché, a lavoro ultimato, non c’è nessuna garanzia che i cinghiali non ripetano le loro scorribande”. Il gioco non vale la candela, in quanto i finanziamenti a disposizione non sono molti. In  teoria sarebbero gli stessi cacciatori, impegnati con una precisa convenzione con la Provincia, a dover provvedere al ripristino delle colture rovinate, o a rifondere i proprietari. Che però, per ora, si sono impegnati solo in rarissimi casi. La già povera agricoltura della zona, non coltivata come un tempo in modo sistematico, è quindi seriamente in pericolo. E, se non si provvederà ad una drastica riduzione dei capi presenti – dicono i  possessori delle aree prative – al danno economico si aggiungerà quello ambientale”.

Della pesante azione distruttiva alle colture, ad opera del cinghiale, ne è conscio anche Roberto Aldrighettoni, Ispettore Capo del Servizio Fauna e Foreste di Tione. “La fase di controllo – dice – è però delegata ai guardiacaccia e ai cacciatori. Noi siamo chiamati ad intervenire solo in caso non vengano raggiunti gli abbattimenti programmati. Che l’espansione del selvatico stia diventando un problema è però un dato di fatto”.  Il mondo agricolo del Chiese è in subbuglio. L’impegno dei responsabili di distretto, preso a Condino, dovrebbe - ma il condizionale è d’obbligo -  avviare, per la prima volta, un’efficace azione di ridimensionamento. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.