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Tra “civiche” e nuovi “progetti”
Scritto da r.b.   
Martedì 02 Aprile 2013 21:52

Non è stato certo un terremoto, come molti temevano (ed altri auspicavano). Certo il ritorno di Silvano Grisenti sulla scena politica qualche scossone l’ha dato. Soprattutto in Giudicarie, dove alcuni componenti dell’Unione per il Trentino hanno lasciato seduta stante il partito per seguire l’ex-assessore ed ex-presidente dell’A22 nella sua nuova avventura: Progetto Trentino.

Fuori dagli schieramenti. Si diceva - erano in tanti a scommetterlo – che alla fine Grisenti sarebbe tornato all’”ovile”, ossia nello schieramento di centrosinistra autonomista nel quale aveva militato dai tempi della sua carriera in consiglio comunale a Trento, poi proseguita in provincia. Però Grisenti alla fine ha fatto lo “strappo”; ha detto basta a questo schema, che peraltro ha sempre sostenuto, per cercare gloria altrove. Ma dove? Se lo sono chiesti a più riprese anche molti di quelli che domenica 10 marzo hanno presenziato alla tenuta a battesimo di Progetto Trentino. Non con il centrosinistra autonomista - ha detto Silvano. Difficile con il Pdl e lega Nord, per chi lo conosce. Eppure fra quelle facce presenti all’Interporto di Trento c’erano, accanto a diversi sindaci (molti ex) e amministratori, anche ex Pdl come Valter Viola. Detto questo c’era anche molta gente, nelle due sale gremite, anche se alla conta finale, non tutti hanno aderito al nuovo soggetto politico.

Pro e contro. Il perché è presto detto. Da una parte ci sono forti motivazioni di adesione: su tutte la figura carismatica di Grisenti, che ha lasciato indubbiamente un buon ricordo, specie negli amministratori locali, sindaci ed assessore, in particolare per la sua concretezza. Che tutti gli riconoscono. Un uomo “del fare”, insomma, da cui molti si aspettano maggiore slancio nell’azione politica, soprattutto alla voce “lavori pubblici”, specialità nella quale si è distinto sin dai tempi in cui fu assessore nel Capoluogo prima e super-assessore in Provincia, poi. Certo però, e qui siamo ai “contro”, che a molti potenziali utenti del bacino grisentiano, “di governo” per capirci, sono sembrati piuttosto fuori luogo gli accenti di anti-politica che Progetto Trentino propone. Una sorta di “facciamo piazza pulita”, di rivolta contro il potere di sapore grillino, che però stona con l’immagine di Grisenti, che negli ultimi 20 anni quel potere l’ha incarnato e – anzi – è stato uno dei principali artefici e protagonisti della stagione del centrosinistra autonomista. Su questo punto, l’idea di abbandonare lo schieramento che ha contribuito a creare e consolidare ha spiazzato molti, che faticano a vedere un punto di approdo di Progetto Trentino, anche perché, dall’altra parte, Grisenti ha sempre sottolineato di avere poco in comune con Lega Nord e Pdl, così distanti dalla sua storia personale.

In Giudicarie. Nel nostro Comprensorio erano in molti i potenziali “grisentiani”; anzi, forse con Val di Non e una parte della Vallagarina (oltre che Povo, naturalmente) le Giudicarie sono il principale bacino dell’ex-assessore. Per questo c’era il rischio di grosse scissioni nell’Unione per il Trentino giudicariese; niente terremoti, uno scossa comunque c’è stata, la cui manifestazione più evidente sono state le dimissioni della locale coordinatrice Upt Alessandra Sordo Sicheri, seguita nel suo nuovo percorso da Massimo Caldera, Giorgio Marchetti, Antonio Caola, Emanuele Bonafini e Isidoro Pedretti, per stare ai nomi più noti. In ogni caso, la situazione è in evoluzione, dunque occorre stare a vedere.

Verso il 27 ottobre. La data delle elezioni provinciali sembra lontana, ma in realtà non lo è poi molto. I partiti si stanno dunque organizzando: da una parte c’è lo schieramento di centrosinistra autonomista con Upt-Pd e Patt che è uscito tutto sommato rinfrancato dalle elezioni nazionali, dove – quando si è presentato unito – ha saputo imporsi in tre collegi senatoriali su tre. Senza trionfalismi, però: il calo di voti c’è, come l’indubbio rischio di un buona performance elettorale del Movimento 5 Stelle. Va rilevato, però, che ad esempio in Lombardia il voto per il partito di Beppe Grillo ha avuto esiti molto differenti tra elezioni politiche e elezioni regionali, pur celebrandosi nello stesso giorno, scendendo dal 20% al 13,62%, segnalando quindi la differenza sui vari livelli di voto, quando, ad esempio, sono in ballo le preferenze in lista. Dall’altra parte, in casa centrodestra, lo scenario è alquanto fluido, con il Pdl alle prese con la grana coordinatore e il braccio di ferro tra Michaela Biancofiore da una parte, Giorgio Leonardi e Cristano De Eccher dall’altra e la Lega Nord sempre presente sul territorio ma in netto calo rispetto a quel 14,07% raggiunto nelle elezioni provinciali del 2008. Le prossime elezioni, c’è da scommetterlo, vedranno la proliferazione delle Liste civiche; in periodi di anti-politica distanziarsi dai partiti ufficiali potrebbe “pagare” in termini elettorali: ecco allora “Civica trentina” del duo Rodolfo Borga-Marco Sembenotti e “Associazione comunità” di Mario Magnani, ma ne seguiranno altre.

 

Nodi da sciogliere. In entrambi gli schieramenti restano nodi da sciogliere. In primis in casa Pd, dove per giorni si è discusso della sostituzione del segretario Michele Nicoletti, eletto alla Camera poi rimasto come presidente con Roberto Pinter segretario; a confrontarsi anche due “anime” del partito, non certo sovrapponibili a quelle nazionali “bersaniani” e “renziani” ma certo influenzate anche da queste dinamiche. A questo proposito il coordinamento Pd delle Giudicarie con il coordinatore Salvatore Moneghini, con una forte presa di posizione ha sollecitato nei giorni scorsi il partito a rilanciarsi con volti nuovi dopo l’impasse post-elettorale.

Nell’Upt la “grana” più grossa è – come detto – il nuovo partito di Grisenti, che rischia di drenare molti voti. Per questo l’Unione per il Trentino, rilancia sul dialogo con il territorio e la società civile, allargando il proprio campo d’azione; le direzioni sono quelle dell’associazionismo, delle categorie produttive e delle Acli; lo si farà attraverso una convention nel mese di aprile, nella quale si metteranno le prime basi per presentarsi agli elettori ad ottobre e anche per esprimere il proprio candidato alla presidenza della Provincia. Il Patt, infine, ha già un assetto definito: con Franco Panizza a Roma, tocca a Ugo Rossi il ruolo di candidato presidente indicato dal partito. Il tutto senza dimenticare il programma di governo per la prossima legislatura che – al di là del candidato presidente, per cui un nome “esterno” ai partiti è ancora un’ipotesi molto calda – porterà al pettine nodi importanti: calo delle risorse, economia, occupazione, assetto delle autonomie locali. L’agenda per la prossima giunta è già pronta.(r.b.)