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Business edilizio o ospedaliero?
Scritto da Ettore Zini   
Domenica 06 Gennaio 2013 16:21

Cii risiamo. Il pericolo sembrava scongiurato. Ma, per l’Ospedale di Tione, di certezze ce ne sono poche. E quelle poche, poco chiare. In una parola non ce la raccontano tutta. E, per alcuni reparti come quello di ostetricia, per esempio (i parti sono solo 200, troppo pochi, per l’ottomizzazione di una struttura di quel tipo), il rischio di smobilitazione o ridimensionamento c’è. Prova ne è che, da due anni, si attende la nomina del primario e gli organici del personale medico sono tirati per i capelli. 

Solo alcuni mesi fa, dopo la mozione della Comunità di Valle che rilevava carenze di organico e impellenti necessità logistiche, da Trento erano venuti a rassicurare. A dire che per il nosocomio tionese non esistevano problemi. “Rete” era stata la parola magica. Rete con le altre realtà ospedaliere della Provincia, il lexotan, o calmante che dir si voglia, per tacitare gli spiriti bellicosi di un’assemblea comunitaria, che contravvenendo ai suoi principi di monotona sussistenza (la partecipazione è standardizzata al 60%, con picchi di discussione che sfiorano lo zero) aveva provato a dire che c’era più d’un problema.

Sia l’assessore Rossi che il direttore Flor avevano garantito la loro risoluzione. Ma non supportata dall’azione. Di cui - a parte le problematiche relative alla carenza di personale medico di cui si reclama le assunzioni, giustificate dall’Azienda dalla difficoltà a trovare personale disponibile ad accettare incarichi in ospedali piccoli - fanno da cartina di tornasole la ristrutturazione dell’ala nord, e la piazzola dell’elisoccorso. Due appalti assegnati con grande solerzia. Ma poi abbandonati a se stessi. Come se l’interesse primario fosse l’affido dei progetti. Non la loro realizzazione.

Per l’ala nord del nosocomio, l’inizio lavori è stato seguito da un anno intero di inattività. Con il cantiere deserto, nonostante la riduzione temporanea dei posti letto e la diminuzione dei tempi di degenza, con attività diagnostiche ospitate in container esterni. Per la piazzola dell’elisoccorso invece sono stati necessari cinque anni per un iter esecutivo procedurale da tempi biblici. Dagli inspiegabili ritardi per l’abbattimento di alcuni alberi a bordo pista. Di cui si conosceva l’impedimento alle autorizzazioni al volo, fin dalla fase embrionale dei progetti.

Eppure, proprio sul trasferimento aereo dei pazienti in pericolo, è imperniata buona parte della politica provinciale del soccorso. Per cui sono state investite ingenti risorse (un solo elicottero Agusta Bell costa più di 24 milioni, la piazzola altri due) e - almeno nelle dichiarazioni di intenti - proprio sulla tempestività del servizio, si basa l’eccellenza di prestazioni sbandierate di altissimo livello.

Come dire: le parole non seguite dai fatti. L’investimento edilizio prioritario alle prestazioni. E’ quantomeno censurabile che tale comportamento poco coerente, e privo di una logica “consecuzio”, non sia mai stato fatto rilevare da alcun politico, o amministratore locale. Eppure in tanti mesi di inedia (5 anni per la pista elicotteri e un’intera fetta di ospedale) qualcuno di loro avrà pur accompagnato un parente o un amico a banali prestazioni ambulatoriali. O avrà usufruito della struttura ospedaliera per semplici analisi di routine.

Si indicono gare di appalto milionarie (la messa a norma dell’Ospedale, mastodontiche gradinate-parcheggio comprese, costa qualcosa come 18,2 milioni). E poi nessuno si cura se i lavori sono fermi, o non vengono eseguiti a singhiozzo o con la dovuta celerità.

L’assessore Olivieri dice che la sanità è cosa delicata. Che va trattata con le pinze. Per non ingenerare sfiducia. Il che è sicuramente vero. Anche perché gioca davvero sulla pelle della gente.

Ecco che allora, da chi ne ha le responsabilità, si pretenderebbe attenzione, solerzia, sensibilità. E se necessario anche prese di posizioni forti. Molto più che per settori meno vitali.

Non so a voi? Ma a me ha fatto rabbia vedere una struttura di prima necessità, finita da anni. E inutilizzata per le lungaggini legate all’abbattimento di quattro piante, di cui si conosceva fin dall’inizio l’esigenza di reciderne le chiome. Come mi fa specie oggi costatare, come l’appalto dei lavori di metà ospedale (inspiegabilmente rimasti fermi per un anno ed ora che sono ripresi eseguiti al rallentatore), obblighi ad utilizzare, oltre il dovuto, precari e poco funzionali container di latta per visite e prestazioni ambulatoriali. (e.z.)