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Il Natale triste di Gesù Bambino
Scritto da Il Saltaro delle Giudicarie   
Giovedì 29 Novembre 2012 13:25

Ormai emarginato, espulso dalle sale dei bottoni, lassù nell’empireo, anche  da quelle parti vige la protervia della politica, relegato nell’antro oscuro dei miei monti, con le Giudicarie nel cuore, e l’afflizione che mi debilita le budella, aspetto il Natale con la mestizia degli esuli e la nostalgia dei tempi antichi, sopravviverò? 

Se lo chiedono i miei amici che vengono a farmi visita di soppiatto per non essere palesati, me lo chiedo anch’io, che dopo secoli e secoli di servizio alla mia gente, vengo bistrattato da un potere presuntuoso ed arrogante che ormai alligna in ogni dove. Povero Saltaro vostro, che vive dell’onestà antica e degli antichi valori, oggi sfatti da vanagloria e carrierismo sfrenato, da personaggi infingardi, subdoli e viscidi come ramarri, che forse a Natale si metteranno il vestito della festa, tanto per fare scena, ma sotto il vestito, niente, o poco, perchè altro non hanno.

Non me ne volere, caro Gesù Bambino, non voglio rovinarti il tuo momento magico, ma dovresti prestare più attenzione alle cose terrene delle nostre valli, della nostra provincia, della nostra povera Italia, disastrosa e disastrata. Non che a Te le cose vadano meglio, Bambino caro, nel mondo arido in cui siamo precipitati, c’è anche un po’ del tuo lassismo, non ci hai aiutato per niente. Capisco, Tu hai tutto il mondo da salvaguardare e magari piccolissimi pezzi di terra come i nostri, possono sfuggirti, ma anche noi siamo figli tuoi e abbiamo dalla nostra fior di Santi e Madonne, S. Vigilio, che non è uno da poco, S. Romedio, i S.S. Martiri Anaunensi, nonesi lo so, ma pur sempre santi, e la Madonna augustissima del Lares, e quella più proletaria di Baselga di Pinè, abbiamo perfino una santa degli ultimi anni, Santa Paolina Visentainer, e una che è in fieri, la Lia Beltrami, è possibile che contino poco o niente nel palazzo della tua infinità maestà, non è che occorrano ulteriori raccomandazioni, più terra, terra, che so io...

Bersani, magari, che dopo essere stato comunista, sì è fatto uno dei nostri per convinzione(?) e per i voti e si fa proteggere da papa Giovanni XXIII...o quel Vendola, con l’orecchino, che prega quel grand’uomo che fu il cardinale Martini perchè anche in Italia possano fare famiglia i suoi pari e magari anche adottare figli, o la Bindi, cattocomunista, legata alla poltrona con i collanti ereditati dall’antico Soviet di Mosca. Se così fosse, rinunciamo ad ogni protezione e ci rassegniamo ad anni della consueta miseria. Il mondo è ormai un gran “casino”, e se va bene a Te, va bene a tutti. Ma non ti lamentare se poi dalle aule scolastiche tolgono i crocefissi, e se, magari, in qualche scuola proibiscono il presepe, quel cantuccio di intensa tenerezza che da sempre ha fatto sognare l’animo soave dei nostri bambini, nei freddi giorni d’inverno. Me li ricordo nei secoli, i vari presepi, espressione dell’amore e delle possibilità economiche del tempo. C’era a malapena, la statuetta intagliata in malo modo del Bambino Gesù, poi il bue che sembrava un groppo di legno raspato e l’asinello con le orecchie più grandi delle gambe, la Madonna e S. Giuseppe irriconoscibili, dipendeva dall’abilità dell’intagliatore di famiglia, e tanto muschio, profumato di bosco e di mistero, Poi, giù e giù, sempre meglio, con statuine di gesso, poi la plastica, vero flagello, che ha persino sostituito il muschio e l’albero di Natale tradizionale, oggi il presepio è uno spettacolo di sorprese, luci, suoni, ed ambientazione stramba, con case cittadine, palazzi e  ed autostrade, eppure, la capanna, che ne rimane il centro, risplende ancora di amore e dolcezza infinita. E’ fuori, nelle strade, nelle nostre case, nei nostri animi, che il Natale d’un tempo è svanito, s’è dileguato, è diventato un’altra cosa, non è più quello che dovrebbe essere. Ah, ma quante cose non sono più quelle che dovrebbero essere! Caro Gesù Bambino, diciamoci le cose come stanno, non ti offendere, ma il Natale, festa cristiana, non esiste più. Il Tuo Natale, quello di Gesù che viene nel mondo per il nostro salvamento, è sempre più sbiadito, interessa sempre meno. Oggi prevale il Natale delle luminarie e degli acquisti, dei supermercati luccicanti, il Natale dei pranzi e delle cene, il Natale dei viaggi, delle crociere, il Natale del consumo, il nostro Natale, quello dei sentimenti, dell’amore, della generosità, si limita, quando va bene, a fare un’offerta per le missioni, o regalare un panettone, o mandare un biglietto d’auguri.

E’ così, purtroppo, e sarà sempre peggio. Crisi o non crisi! E quest’anno i ritmi del consumo appaiono persino più intensificati, quasi per reagire alla paura che la crisi possa in qualche modo privarci del nostro residuo benessere. D’altronde perchè porsi tanti problemi, perchè metterci in discussione, perchè perdere tempo in ripensamenti e moralismi, castigatezza, probità e sciocchezze simili, il tempo vola, meglio godere adesso perchè “del doman non c’è certezza”! Cosi oggi si vive, ognuno per conto proprio, in casa propria, attaccati alle cose di questo mondo, con porte e finestre chiuse, facendo, per scrupolo, un po’ di volontariato, qualche opera buona, ma con attenzione, per “non perdere troppo tempo”, il tempo è denaro e “ognuno ha i suoi problemi”. Ormai sono in molti, lo avrai capito, che non amano più questa festa. Fra i molti, con dolore, ci sono anch’io, il Saltaro delle Giudicarie. O meglio, spieghiamoci, non ne amano l’aspetto consumistico, tutta la finzione che la circonda, il fariseismo, il disinteresse per il vero significato, il buttare tutto in vacca, con quattro statuine comprate dai cinesi (?), e quattro luminarie, ci mettiamo la coscienza a posto, chi se ne frega se i figli non ne capiscano il significato, se ai nonni vien tolta la parola, se la mamma non vede l’ora che le feste finiscano, e il padre fa i conti di quanto quel maledetto Natale gli è costato. Io, quasi quasi, il Natale lo abolirei. L’ho detta grossa? Vedo, Gesù, che mi guardi male. Però fai qualcosa, tu che puoi, riportaci alla saggezza ed al buon senso. Torna a bussare alle nostre porte e ai nostri cuori, con tenacia, con caparbietà, anche se sono sempre più aridi e soli, prima o poi troveremo la forza di aprirti e ti accoglieremo e con te affronteremo con rinnovato vigore il mondo. Ridacci il coraggio di uscire di casa, incontrarsi con gli altri che hanno il nostro stesso smarrimento, i nostri desideri. Dacci la voglia di riscoprire il calore di un abbraccio, la gioia dello stare insieme, in una gran festa dell’intera comunità fra persone che si aiutano a vicenda e si incoraggiano nel cammino sempre più difficile della vita, nello squallido mondo in cui viviamo. Ancor più di questi tempi, con la paura della crisi, con l’incognita dell’avvenire dei nostri figli, con il buio che si intravede oltre la siepe, caro Gesù Bambino, non ti chiediamo molto, portaci la speranza che qualcosa cambierà, per noi e per Te, portaci il Tuo Natale che vuol essere cambiamento e mai come oggi ne abbiamo bisogno, in tutti e per tutto quello che ci circonda.

Auguri!