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Il cambio passo necessario della Camusso
Scritto da Marco Zulberti   
Martedì 03 Aprile 2012 10:44

Al convegno “Cambia Italia” della Confindustria a Milano presso i padiglioni della Fiera nell’ultimo fine settimana si è assistito ad una vera e propria standig ovation verso il presidente del Consiglio Mario Monti. I più di mille rappresentati del mondo industriale italiano hanno applaudito tutti in piedi l’intervento del capo del governo che ha illustrato la sua determinazione nel condurre personalmente in porto la trattativa sulla riforma del lavoro tra il ministro Elsa Fornero e i rappresentanti dei sindacati Cigil, Cisl e Uil. 

Nella due giorni organizzato del Centro Studi di Confindustria erano intervenuti anche i tre segretari dei sindacati Luigi Angeletti, Raffaele Bonanni e Susanna Camuso si sono presentati alternativamente sul palco per riflettere sullo stato della trattativa. Nella tarda mattinata di sabato dopo gli interventi di Ferdinando Casini leader dell’Udc e di Tommaso Cucchiani l’amministratore delegato di Banca Intesa, insieme ad Angelino Alfano , Vittorio Colao di Vodafone è così comparsa sul palco Susanna Camusso, che conscia d’essere ospite della Confinindustria, controparte storica del sindacato sul tema del lavoro, ha mostrato un atteggiamento dimesso e silenzioso sul tema dell’articolo 18, confermando il suo no alle attuali proposte del ministro del lavoro Elsa Fornero.

Quello che ha sorpreso, anche la platea vicina alle posizioni della Camusso, è la scarsità delle argomentazioni proposte dal sindacato. Di fronte alla una situazione drammatica in cui è caduto il mondo del lavoro italiano, dove si scontrano il mondo dei vecchi privilegi dei dipendenti a tempo determinato e il mondo dei giovani precari, condannati a subire in modo biblico le colpe dei padri, ci si attendeva qualche proposta in più da parte sindacale.

L’impressione è che la Camusso non si renda conto delle frecce che potrebbe scoccare a favore del mondo del lavoro in cambio di una riorganizzazione dei contratti e della stessa flessibilità. In cambio di un cambio dell’articolo 18 il sindacato potrebbe chiedere l’abolizione del falso in bilancio come nel resto di Europa, potrebbe chiedere garanzie e preavvisi di tre anni dei lavoratori più anziani come in Svizzera; potrebbe chiedere l’ingresso dei sindacati nei cda delle aziende come Germania e sullo stesso piano potrebbe chiedere premi di produzione e aumenti di stipendio, e infine chiedere un ribasso delle tasse sui redditi dei dipendenti.

L’assenza di proposte di stampo europeo e il silenzio del sindacato rappresentato dalla Camuso su questo tema ha colpito la platea e gli osservatori.

Il rischio a questo punto è che il governo, come afferma il suo primo ministro Mario Monti, proceda e applichi di fatto la riforma senza avere in controparte nulla di tutto questo che invece a livello europeo il sindacato ha ottenuto.

La stessa partecipazione ai cda delle aziende, idea di stampo quasi marxista, in Germania ha permesso al sindacato di prendere atto della profondità del cambiamento dell’economia internazionale globale e quindi di rendersi conto di quanto si può effettivamente all’azienda senza che questa soccomba al maglio dei mercati globali.

Se quindi il convegno “Cambia Italia” è apparso, dopo i decreti “Salva Italia” sulle pensioni e il “Cresci Italia” sulle liberalizzazioni, come il terzo atto dell’uscita dalla crisi con la riforma del mondo del lavoro, il sindacato, a parte la componente della FIOM; è apparso silenzioso, arroccato e senza idee costruttive.

Con un Italia che sta scivolando sempre più indietro, secondo il voluminoso studio del Centro Studi di Confindustria, nelle posizioni dei paesi più industrializzati, tra poco superata anche dal Messico, questo clima di sospensione che grava sulla conclusione della trattativa sul mondo del lavoro alimenta l’impressione, ancora una volta, della mancanza di un aggancio del mondo del lavoro italiano al resto di Europa, e che finirà con il partorire un accordo che in futuro andrà ancora una volta riformato.