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Le parole contro i questuanti sono razzismo?
Scritto da Administrator   
Martedì 03 Aprile 2012 10:27

Egr. Amistadi, abbiamo apprezzato la tua risposta di qualche tempo fa riguardante il continuo proliferare di questuanti, venditori e truffatori che imperversano anche in Giudicarie, condividiamo anche l’invito ad essere solidali con i nostri giovani missionari in giro per il mondo, però, sotto sotto, le tue parole sembravano mascherare una certa intolleranza e un velato razzismo verso i diversi e gli immigrati in genere, e qualche dubbio sulla loro auspicabile integrazione, o no?

Giorgio e Liliana


Purtroppo non sempre riesco a farmi capire e ad essere chiaro nei miei ragionamenti e allora riprendo l’argomento da un altro punto di vista.

Non c’è dubbio che il fenomeno imponente della venuta nel nostro paese ed anche in Trentino di una gran moltitudine di immigrati, abbia posto un po’ tutti noi di fronte a questioni delicate che corrono il rischio di sfiorare il razzismo e la xenofobia. Quanti di noi possono sinceramente dire di essere, sempre e totalmente, immuni da pregiudizi verso persone di razza, religione e cultura diversa? La diffidenza, se non la paura, verso chi viene da fuori c’è da sempre  nell’uomo, ma io credo che ostilità e pregiudizi siano da combattere e da ostacolare, anche perchè il fenomeno non è rimediabile, volenti o nolenti il futuro riserva all’Italia ed anche al Trentino una società sempre più multietnica e multiculturale, non c’è scampo, così va il mondo. Allora bisogna prenderla con raziocinio, e distinguere il loglio dal grano, non tutti gli immigrati sono dei parassiti e dei furfanti con cui, come dicevo nel mio precedente scritto, bisogna essere estremamente severi; dobbiamo riconoscere che la grande maggioranza di loro, è uscita dal proprio paese alla ricerca di una terra in cui poter vivere decentemente, è capitato anche ai nostri padri. Sono migliaia i cittadini stranieri che vivono legalmente in Trentino, che lavorano nei nostri paesi, pagano le tasse e rispettano le nostre leggi. Mi va anche bene che si organizzino, come fanno, per difendere i loro diritti, ma sono altrettanto chiaro nel pretendere che oltre a riconoscere i loro diritti, si facciano carico dei doveri fra cui quello, primo fra tutti, di rispettare le nostre tradizioni, usi e costumi, quell’humus culturale, sociale e religioso, che caratterizza una comunità come la nostra. Senza di ciò, sarà difficile pensare a una vera integrazione. Da chi viene a vivere, in buona fede, nei nostri paesi, il minimo che si posa pretendere è che ci rispettino, rispettino la nostra identità, che è semplicemente ciò che siamo stati, che siamo e che vorremmo continuare ad essere. Anche nel pieno della globalizzazione. Così la penso. Vi sembro razzista?

Adelino Amistadi