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Ospedale di Tione: «Occorre una risposta su spazi e personale»
Scritto da Roberto Bertolini   
Venerdì 09 Marzo 2012 08:09

Prima notizia. Il dottor Luigi Battaia non va in pensione come erroneamente riportato sul Giornale delle Giudicarie del mese scorso, ma continua invece il suo impegno presso l’ospedale di Tione e, anzi, lo incrementa, visto che a breve anche il Pronto soccorso farà capo al reparto di Medicina, di cui è direttore. Una precisazione d’obbligo, viste le tante telefonate di persone che avevano letto questa notizia errata rammaricandosene, essendo Battaia un professionista conosciuto e stimato e che ci fornisce lo spunto per fare con lui alcune riflessioni sul futuro dell’ospedale di Tione, di cui si è molto discusso sui giornali negli ultimi tempi.

Allora dott. Battaia, ha visto le polemiche di Ermanno Sartori sull’ospedale di Tione? Sono fondate?

Direi che come sempre fa più rumore un “albero che cade che una foresta che cresce”, soprattutto nel settore della sanità, dove i cittadini ripongono esigenze ed aspettative molto forti. Ma, proprio perché si tratta di un settore strategico e importante per la società moderna, occorre rapportarsi ad esso con razionalità, evitando le facili polemiche ed analizzando i dati con serenità. Dunque parlo per ciò che mi compete: come si sa l’Unità Operativa di Medicina è il settore portante di un Ospedale, specialmente di un Ospedale di Distretto: l’internista è lo specialista della “complessità”, ovvero deve farsi carico dei pazienti più impegnativi  e con molte malattie contemporaneamente; spetta quindi all’internista prendersi cura globalmente del paziente, valutare se le proposte terapeutiche dello specialista siano compatibili con l’insufficienza respiratoria piuttosto che con l’insufficienza renale o con la cardiopatia ischemica.

Un impegno a 360°, dunque.

Certamente, e questo chiaramente influisce pesantemente sul carico di lavoro, basti pensare che a Tione il numero delle giornate di degenza in Medicina in un anno è di 11.537 sul totale di tutto l’Ospedale che è di 18.228, quindi il 63% di tutti i ricoveri (giornate di degenza). Una preponderanza che si riflette anche sui dati “economici” della gestione ospedaliera, con il “fatturato” (vale a dire quanto si produce in termini di patologie trattate) della Medicina che si è attestato nel 2011 sui 4.548.050 €, in pratica la metà di tutto l’Ospedale di Tione, che è di 9.399.033 €. Ma vi sono altri fattori che caratterizzano e condizionano l’attività del reparto di medicina.

Quali?

In primis l’invecchiamento della popolazione, per cui nel tempo è cambiata la tipologia dei pazienti, che sono spesso anziani, non autosufficienti, fragili; spesso poi coesistono problemi socio-assistenziali. Gli infermieri ed i medici delle Medicine Interne si fanno carico di tutte queste problematiche, ma questo richiede tempo ed impegno crescenti, per garantire la continuità assistenziale di queste persone. Se guardiamo poi alle diagnosi più frequenti, rileviamo che, dopo i parti (222 nel 2011), le diagnosi più frequenti sono quelle trattate in Medicina, vale a dire lo scompenso cardiaco (“insufficienza cardiaca e shock”) con 116 casi, ed i ricoveri per chemioterapia con 105 casi.

Quali sono i punti di forza di questo reparto?

Innanzitutto l’aver garantito, ormai da oltre 30 anni, la presenza continua, 24 su 24 h, dell’internista in Ospedale, accanto al medico di Pronto Soccorso, un modello organizzativo apprezzato da tutto il dipartimento di Medicina Interna della Provincia ed esportato poi in tutti gli Ospedali di Distretto; ciò garantisce un approccio tempestivo e qualificato in tutte quelle patologie che oggi richiedono rapidità diagnostica e terapeutica. Devo dire con rammarico che questo modello viene ora messo in discussione dall’Azienda per i servizi sanitari e viene proposta la presenza, durante la notte, di un solo medico, l’internista, che si faccia carico dei reparti di tutto l’Ospedale e del Pronto Soccorso; una soluzione che è del tutto discutibile e che sarebbe un ritorno al passato.

Poi?

L’aver organizzato e garantito, da tempi ormai remoti, un’area del reparto per i pazienti critici, instabili, area denominata più o meno propriamente “terapia semi-intensiva”, ove il paziente viene seguito appunto in maniera più “intensiva”, con l’aiuto di attrezzature specifiche. Poi l’aver portato avanti, direi in maniera pionieristica, l’attività di “day-hospital” oncologico, che è rivolta prioritariamente alle chemioterapie per i pazienti con tumore. Ogni anno vengono trattati nel DH circa 70-80 pazienti, che accedono più volte al DH per i loro cicli di terapia, senza dover andare avanti ed indietro da Trento, con circa 1.800 giornate di degenza; vi è stato nel tempo un aumento percentuale ed assoluto di pazienti in chemioterapia, un aumento del numero di cicli somministrati e di farmaci consumati. Ogni terapia viene concordata con l’Oncologia di Trento, con consulti reciproci su ogni paziente, grazie anche alla cartella informatizzata in rete.

Parliamo ora delle note critiche.

Penso che il punto più dolente sia la riduzione dei posti letto della Medicina, sostanzialmente dovuta ai lavori di ristrutturazione della struttura, che speriamo non durino per troppi anni, per cui dai 42 posti letto sulla carta, ne abbiamo disponibili solo 33, e ciò penalizza il cittadino. Questo ci obbliga a ridurre il periodo di degenza media in Ospedale (la nostra degenza media è di 8 gg, la più breve tra tutti i reparti di Medicina del Trentino che è di 10-11 gg), accelerando le varie procedure, e rendendo più “intensiva” l’attività, sia del medico che dell’infermiere.

Occorrerebbero più spazi.

Infatti. A questo punto ci si chiede se, di fronte a queste reali difficoltà, che valgono anche per gli altri reparti, sia stato giusto e sia giusto mantenere un’area della Struttura Ospedaliera occupata dalla RSAO (Residenza Sanitaria Assistenziale  Ospedaliera), sacrificando invece pesantemente gli spazi e la disponibilità per i Servizi Ospedalieri: basti dire che alcuni ambulatori, anzi quelli più frequentati, sono sistemati nei containers. Non sarebbe più logico trovare un’altra sistemazione per la RSAO?

Sartori nel suo intervento polemico ha puntato il dito contro gli incarichi dirigenziali “a scavalco” dopo le dimissioni di 3 dirigenti.

Si tratta di una giusta critica. Gli incarichi Direzionali a scavalco sono una piaga che affligge e penalizza il nostro Distretto: una direzione a scavalco finisce per svalutare e depotenziare la struttura. Attualmente vi sono, per quanto riguarda la struttura Ospedaliera, uno scavalco per la Direzione sanitaria, uno per la Ginecologia ed Ostetricia, uno per la Chirurgia, uno per l’Anestesia, uno per il Laboratorio, mentre il Pronto Soccorso è ancora senza una Direzione Clinica.

A questo proposito il pronto soccorso sarà posto sotto la direzione di Medicina. Conferma?

Sì, perché il maggior impegno diagnostico e terapeutico riguarda le patologie internistiche e dunque l’Azienda Sanitaria ritiene opportuno affidare prossimamente all’Unità Operativa di Medicina la responsabilità e l’organizzazione del Pronto Soccorso. Sicuramente questo è un Servizio che sempre di più andrà potenziato e riqualificato, dunque siamo orgogliosi di questa sfida e ci stiamo preparando. Ma un buon servizio di Pronto Soccorso potrà nascere se avrà spazi adeguati e risorse ottimali di personale medico ed infermieristico. L’organizzazione del presidio ospedaliero di Tione si caratterizza attualmente per la presenza di una doppia guardia medica,  una internistica ed una di tipo chirurgico-traumatologica; e questo avviene dal lontano 1978. Nel nuovo assetto, però, l’Apss ci chiede di tagliare la presenza di un medico. E’ chiaro che il problema della doppia guardia si pone di notte, quando la presenza in un presidio ospedaliero di almeno due medici, possibilmente uno con competenze internistiche, e con addestramento in  urgenza-emergenza, ed uno con competenze anche di ambito chirurgico, ci sembra indispensabile per far fronte alle urgenze in Pronto Soccorso e presidiare i reparti di degenza.

Dunque il suo è anche un appello all’APSS affinché salvaguardi le professionalità che operano nell’ospedale?

Mi permetto solo di dire che i bisogni sanitari dei cittadini sono uguali nei vari distretti, si parla di omogeneità ed uniformità nell’assistenza sanitaria offerta al cittadino, questo presuppone anche che vi sia una uniformità nelle dotazioni di personale e di attrezzature nei vari Ospedali. E’ veramente così? Non sembra proprio. Non si capisce perché le dotazioni di personale per specialità internistiche in alcuni Distretti siano ampiamente superiori alle nostre, anche rapportate al numero degli abitanti del Distretto; senza aggiungere che da noi le presenze turistiche sono un impegno anche per la struttura sanitaria, sia d’inverno che d’estate (con le presenze turistiche il bacino passa dai 37.000 abitanti alle oltre 52.000 persone “spalmate” su tutto l’anno). Per questo, da dirigente da molti anni legato a questo ospedale, chiedo all’APSS attenzione su personale e sugli spazi. Ripeto, penso che se potessimo utilizzare gli spazi dell’RSAO potremmo risolvere molti problemi.