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Quella nuova toponomastica non rispettosa della storia
Scritto da Miriam Sottovia   
Venerdì 09 Marzo 2012 07:52

Che S. Lorenzo avesse bisogno del riordino della numerazione civica era sotto gli occhi di tutti. Che avrei detto la mia, o quello che lo spazio consente, la persona che l’amministrazione comunale ha incaricato di pianificare l’opera lo sa da tempo. “Guarda che però alcune cose me le hanno cambiate” è stata la sua replica.

“Le osservazioni le potevi fare in occasione delle riunioni appositamente convocate” mi sembra di sentir dire. Giusto. Ma si raccontava che chi ne aveva fatto, di osservazioni, non era stato preso in considerazione. E francamente alcuni problemi si sarebbero potuti risolvere attingendo a un po’ di buon senso. Dico di chi, a livello comunale, avrebbe dovuto vagliare le proposte prima di approvarle. Stupisce poi che il complesso lavoro non sia stato assegnato a più persone. Tra l’altro alcune migliaia di euro potevano far comodo anche a qualche giovane, visto che non servivano competenze specifiche.

E dunque: alcuni nomi di strade sono in italiano, altri in dialetto (con accenti ondivaghi) per arrivare a ibridi assurdi come in “Vicolo degli Oséi”. L’uso delle preposizioni a tutti i costi, a mio povero parere spesso fuori luogo, ha prodotto anche un risultato tra il ridicolo e il macabro in “Largo ai Caduti delle guerre”. Possibile che in oltre cinque anni di lavoro, discussioni, incontri a vari livelli, limature, sia sempre sfuggito a tutti?

Poi strade, vie, salite. A San Lorenzo più o meno sono tutte salite. Anzi no. Una Via Piana c’era, almeno nel parlare della gente: quella che da Pergnano alta porta a Senaso. Ma quella è diventata invece “Via del Caputèl” e lì un capitello non c’è più: franato da oltre mezzo secolo. Ci sono capitelli su almeno altre cinque strade del paese ma  a quelle sono stati dati altri nomi.

Androne. Quella dei Polòni è a Berghi nelle immediate vicinanze  del casone in cui abitava il ceppo originario dell’antica famiglia. Ma allora perché, su iniziativa del comune, qualche anno fa la targhetta “Casa dei Polòni” è stata piazzata su un vecchio edificio di Glolo? Quella di Glolo è casa acquistata da una delle famiglie dei Polòni dopo la “diaspora”. Lo sanno tutti.

Passiamo ai santi: molti, troppi. Ricordati nelle rispettive chiesette frazionali li hanno messi anche sulle strade facendone pure litigare qualcuno: S. Rocco e S. Sebastiano, titolari della medesima chiesetta, danno il nome a due differenti vie.

E tutto senza nemmeno conoscere i costi economici, diretti e indotti, definitivi.

 

Miriam Sottovia