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Confronto tra bikers e Sat per l’utilizzo dei sentieri di montagna
Scritto da Enzo BAllardini   
Martedì 01 Novembre 2011 07:20

La recente assemblea della Sat in Val di Ledro ha riacceso le polemiche sulle modalità di utilizzo della montagna. Questa volta la crociata è partita nei confronti dei bikers colpevoli di monopolizzare i sentieri di montagna e di renderli pericolosi per gli appassionati delle escursioni a piedi.

A differenza di altre volte le polemiche sono state di breve durata e hanno prevalso il toni più riflessivi, favoriti anche dall’invito dell’Assessore al Turismo, Tiziano Mellarini subito accolto dal Presidente della Sat Motter, di  mettersi intorno ad una tavolo a ragionare pacatamente per trovare soluzioni condivise.

La polemica e di conseguenza il “conflitto”  nasce a causa delle diverse esigenze, entrambe legittime,  tra chi preferisce camminare e chi ama pedalare.

A differenza degli anni scorsi, dove la battaglia era indirizzata contro i mezzi a motore, ora si  tratta di dispute che coinvolgono persone che hanno maggiori affinità. La caratteristiche che li accumuna è il piacere di vivere luoghi montani naturali, caratterizzati da paesaggi straordinari e unici, la voglia di sudare e provare “fatica” per raggiungere una metà, per mantenere una benessere psicofisico messo molte volte a rischio da una vita sempre più sedentaria. Una vera e propria medicina che serve sia al fisico sia alla psiche di molte persone sempre più stressate da una vita frenetica.

Si confrontano due esigenze che sono ambedue legittime e rispettose della natura e che quindi vanno risolte con il confronto e la tolleranza. Vi sono ampi margini per un confronto sereno e costruttivo e per trovare soluzioni condivise.

La natura stessa ci aiuta a selezionare i percorsi, taluni riservati solo a chi ama camminare ed altri, più accessibili, per chi vuole pedalare.

Solo in alcune zone dove le presenze turistiche sono particolarmente elevate e per brevi tratti, possono sorgere problemi di compatibilità tra bikers e alpinisti. Non si tratta quindi di un problema generalizzato ma di analizzare a fondo singoli casi che vanno risolti usando, come sempre, molto buon senso.

Agitare, come molte volte si fa, la bandiera del divieto e delle multe non serve ed anzi è controproducente per tutti.

In Trentino sia i residenti, sia i numerosi ospiti si dividono tra chi ama le passeggiate in montagna e chi preferisce gli stupendi percorsi in mountanin bike; la vastità delle nostre montagne, l’elevato numero dei percorsi fa si che non sarà difficile trovare una soluzione che accontenti tutti.

Per i bikers più «estremi», quelli che praticano le discipline del downhill e freeride, ovvero le discese più  difficili e spericolate, si tratta di cercare soluzioni puntuali che possano soddisfare anche le loro richieste. Da questo punto di vista si potrebbero creare opportune sinergie con la presenza degli impianti di risalita, poco utilizzati nella stagione estiva, per creare apposite discese lungo le piste da sci. In questo modo daremmo risposta alle esigenze dei bikers più giovani, sia residenti che turisti, e contribuiremmo anche ad un maggiore utilizzo degli impianti di risalita.

Evidentemente sarebbe controproducente permettere che qualsiasi sentiero possa trasformarsi in una pista da discesa per bikers, mettendo a repentaglio la sicurezza degli escursionisti, ma anche il vero spirito di rispetto e tutela delle nostre montagne.

Lo sforzo che si sta compiendo in questo senso è quello di trovare il giusto punto di equilibrio tra due esigenze, ossia quella di vivere la montagna in modo sereno e positivo, aprendola a tante opportunità (tra le quali anche la mountain bike) e quella di tutelare le caratteristiche, il senso, il valore dei sentieri, mettendoli al riparo da utilizzi troppo disinvolti e a volte pericolosi per l’incolumità dei suoi frequentatori. Per farlo occorre l’impegno di tutti, sia della Provincia con la propria funzione normativa, ma anche della Sat che, da sempre, custodisce i valori della montagna.

La Provincia, riconoscendo l’importanza e la delicatezza del tema, si è già dichiarata disponibile e anzi auspica un tavolo di confronto con la Sat e gli operatori per definire al riguardo una vera e propria regolamentazione per l’utilizzo della mountain bike in montagna. Va però considerato, e l’esempio di questi ultimi anni lo dimostra, che i divieti non sono sufficienti, soprattutto se non sono giustificati e ragionevoli, in quanto non sarà possibile esasperare i controlli su un territorio così ampio e articolato. Diventerà quindi essenziale lavorare anche sull’aspetto culturale, favorendo la diffusione di una cultura di rispetto del nostro ambiente che faccia capire a tutti il modo migliore per poter godere delle nostre meravigliose ricchezze naturali.