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Il caro vecchio juke box, simbolo dei tempi andati
Scritto da Renata di Spiazzo   
Martedì 01 Novembre 2011 06:49

Egr. Amistadi, leggo sempre la sua posta ed i suoi scritti e lo trovo pieno di nostalgia per i tempi andati. Succede anche a me, ma vengo spesso zittita  dalle mie figlie che hanno altro a cui pensare. Per curiosità, e magari per condividere, c’è una cosa della sua gioventù che ricorda con particolare emozione?

Renata di Spiazzo

 

La ringrazio e la comprendo, capita anche a me di annoiare i figli con le mie storie, non me lo dicono, ma glielo leggo in faccia e un po’ mi rattrista. Ma freghiamocene, mi creda, è l’unico modo per non scoraggiarsi. E così le confido un mio piccolo segreto: se c’è una cosa che rammento con profondissima nostalgia, non rida, è il Juke Box. Se lo ricorda? Quel  cassone colorato che troneggiava nei bar, in cui  mettevamo una monetina, e quello ci dava in cambio momenti di speranzosa attesa cullati dalla musica che ci conciliava con il paradiso. Era il nostro punto di riferimento, la domenica, ci davano pudici appuntamenti in qualche locale, purchè ci fosse un Juke Box, ed era un modo per evadere dalla quotidianità di quei tempi, che era piuttosto grama, e di stare assieme, senza particolari pensieri, coltivando timidi amori, e soffrendo le prime delusioni. Dove c’era un Juke Box c’era gioventù, vivacità, amicizie, sentimenti. Se potessimo calcolare quanti amori sono sbocciati e finiti accanto ad un Juke Box, ci vorrebbe una intera enciclopedia. Quel marchingegno era il testimone di tanti bellissimi momenti: soltanto sentirsi sfiorare la mano nell’inserire le monetine, era sufficiente per perdere la trebisonda. Con quei numeri e quelle lettere da premere, sembrava di giocare a battaglia navale, in effetti di una battaglia si trattava,  seppur fra cuori solitari, romantici, in cerca di un po’ di sole. “Cuore matto” o “Mio cuore” erano i miei dischi più gettonati che mi regalavano fremiti che ancora mi fanno tremare dall’emozione. Ci accontentavamo di poco, lo so, ma oggi cosa c’è di meglio. I Juke Box sono stati sostituiti, via via, da mangiadischi, mangiacassette, registratori, cd player, e da altre diavolerie, i nostri ragazzi girano incuffiati, sempre più isolati, ibernati, ognuno per conto suo, tra due tappi musicali. E le balere si sono trasformate in bolge infernali con musica satanica, con tutti gli inconvenienti del caso, droga, pasticche e alcool. Questi sono i tempi moderni e c’è ben poco da fare. A me, comunque, il Juke Box è rimasto nel cuore, con le sue magie e le sue suggestioni, e lo dico ad alta voce, anche se rischio di passare per un “matusa”.

Adelino Amistadi