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Traduzioni e Comunicazione

Fare della cultura il “perno” delle Comunità di Valle”
Scritto da Mario Muson   
Martedì 01 Novembre 2011 06:46

Alla cortese attenzione dell’Assessore Panizza,

Le sono particolarmente grato perchè in oltre 60 anni di corrispondente dalle Giudicarie è la prima volta che un Amministratore pubblico mi dà la soddisfazione di avere letto un mio scritto e, cortesemente, ha intessuto un dialogo aperto non tanto con me quanto con i convalligiani della “periferia” trentina sempre piuttosto trascurata dai politici e dagli amministratori di turno. La Sua lettera aperta al Direttore del “Giornale delle Giudicarie”, quindi, costituisce davvero un notevole apporto a quell’attenzione che la Provincia afferma di avere in modo particolare alla vera “autonomia”, soprattutto culturale, che - “si dice” - si vuole concedere alle “Comunità di Valle”.

Entrando nel merito del Suo scritto, mi permetto segnalarLe che volutamente non ho partecipato all’incontro sul “Centenario” della prima guerra mondiale, in quanto (a 91 anni) ho dovuto convincermi che (senza offesa per nessuno) tali incontri pubblici riescono a suscitare momentanei interessi ed entusiasmi (oltre ad opportunamente informare), ma raramente producono concrete iniziative operative: ho iniziato a frequentar incontri, conferenze, riunioni dal lontano 1948, ancora con l’indimenticato sen. Berlanda, ed ho poi proseguito in tutti questi decenni per oltre mezzo secolo, e mi sono accorto che si è chiacchierato tanto ma che di fatto si è concretizzato ben poco di quello che è stato detto in una infinità di pubblici incontri (e ciò, ovviamente, mi avvilisce e mi rende tanto pessimista). In qualche settore siamo riusciti ad incontri preparati con materiali, strumenti e persone capaci di porre le basi di un “operare” immediato, sull’esempio di quanto (nella pubblica amministrazione) avviene, di solito, con le opere pubbliche (con tanto di apporto diretto di architetti e ingegneri) o con le cause civili e penali in corso (con gli avvocati presenti) cosicché immediatamente si entra nel merito dell’argomento e “si concorda e si costruisce insieme” il da farsi.

Purtroppo per la “cultura” - usualmente - si chiacchiera troppo: non si viene quasi mai in sala con tanto di volumi e di documenti, accompagnati da storici ed esperti preparati ad hoc, né con strumenti operativi già provati sul campo, per cui, normalmente, non si conclude mai la seduta con un “pezzo di carta” su cui vengano scritti i nomi degli incaricati, i nomi delle persone competenti da consultare, il dettagliato “iter” da fare. Se Lei ben ricorda ne abbiamo parlato anche a Montagne in occasione della presentazione del “Vocabolario del dialetto”: ossia anche allora avevamo cercato di toccare il delicato argomento di un Assessorato provinciale reso ricco dalla presenza di esperti, capaci da fare da punti chiave di riferimento per la “costruzione” degli elementi base della nostra cultura, così da fungere anche da reale supporto al nascere ed al crescere dei “Centri culturali” periferici, e che oggi si renderebbero necessari per costituire l’essenza stessa delle strutture operative degli Assessorati alla Cultura delle singole “Comunità di Valle”.

Sull’esperienza iniziata con la “nascita” della Regione/Provincia Autonoma e con la troppo breve vita dei Comprensori (specie in fatto di “Cultura”) a mio modestissimo parere rimangono ampi spazi per dare nuove impostazioni e nuove strutturazioni ai limitativi e limitanti incontri pubblici, in cui si dà la “libertà di parola” a chiunque si trovi in sala, ma senza un chiaro e preciso filo conduttore e soprattutto senza una sequenza logistica capace da immediatamente captare e di “fissare sulla carta” ciò che viene a galla per essere trasformato, ancora sul posto, in un “operativo programma di azione” affidato a specifiche persone, pur ammettendo che - per buona disposizione e buona volontà dei presenti - qualche volta anche dagli attuali incontri possa scaturire anche qualcosa di buono.

Ovviamente Lei si rende conto che questa nostra pubblica corrispondenza non si limita ad un semplice e diretto discorso interpersonale fra Lei e me; nelle nostre vicendevoli “lettere al Direttore” vi è soltanto l’eco di una grave situazione provinciale in cui la “cultura” - (quella vera con la C maiuscola e ancora bisognosa di fatti e di organizzazione) - cerca affannosamente di farsi strada per riuscire non più a percorre gli impervi (se pur stupendi ed affascinanti) sentieri del volontariato e degli uomini di “buona volontà”, ma ad avere a disposizione una viabilità più agevole da percorrere con automezzi adeguati (strutture, strumenti, personale).

Giustamente Lei parla della “buona disponibilità” dei dirigenti della “Comunità delle Giudicarie” che Le stanno preparando «un promemoria sintetico contenente alcune indicazioni circa gli interventi che il territorio ritenga di dover segnalare attraverso gli attori della cultura locale...». Ma a quale prezzo... in impegno, in strumenti ed in uomini? Purtroppo ancora e solo mediante la “gratuita e cortese” disponibilità dei ricercatori e degli appassionati delle “cose di casa propria”, data l’assoluta “assenza”, nell’Assessorato alla Cultura della Comunità, di fondi, di biblioteca, di archivio, di personale. È questa situazione che mi disturba. Ero invece presente in Valvestino col Presidente Dellai per la presentazione del “tunnel” di definitivo collegamento con quella “nostra” antica terra trentina: non si è “chiacchierato”, ma si è “discusso” (in arricchimento) su un preventivo progetto già impostato dai tecnici. Questa - per me - è anche la strada della “cultura”: ossia precisi incontri (sia pure pubblici), ma con la determinante presenza dei “dimenticati e trascurati” uomini di cultura che in tutte le vallate trentine, da sempre, si sono gratuitamente dedicati a ricerche ed a studi, molti dei quali giacciono ancora nei loro silenziosi cassetti.

Data la sua comprovata cortesia e disponibilità mi permetto una preghiera, anche se mi rendo conto che forse è, purtroppo, soltanto una mia personale utopia: convinca il Consiglio e la Giunta Provinciali a fare di ogni Assessorato alla Cultura delle singole “Comunità di Valle” il perno e l’asse portante dell’apparato logistico-organizzativo periferico, poiché è sempre stata la “cultura” che, nei secoli, ha reso possibili, autonome e autentiche nelle loro specifiche identità socio-storiche le popolazioni dei Nonesi, dei Cimbri, dei Solandri, dei Mocheni, dei Fiemmesi, dei Giudicariesi e via discorrendo. Spero che abbia la bontà di leggere anche questa mia risposta alla Sua, augurandomi la Sua disponibilità ad eventualmente mantenere vivo anche sulla carta stampata il “dialogo aperto” fra Istituzioni e popolazioni periferiche sul valore della cultura locale e della sua necessità di essere tempestivamente strutturata ed organizzata nella sua insostituibile funzione pubblica.

Con rinnovata stima ed un rinnovato grazie per la Sua gradita “Lettera”, cordialmente

 

Tione in Giudicarie,

27 ottobre 2011.

Mario dei Musòn

 

PS. - Proprio oggi, il “Corriere del Trentino” (pag. 11) riporta l’intervento a Trento dell’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, il quale - nell’ambito dell’iniziativa della Fondazione trentina Degasperi sul tema: “Il paesaggio tra estetica e politica” - avrebbe affermato: «Basta con l’edilizia: soldi alla cultura».