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“I comuni restano, ma devono fare di più assieme”
Scritto da Administrator   
Venerdì 07 Ottobre 2011 04:59

Bilancio, lancio delle comunità di valle, esigenza di raccordo con i comuni e la Provincia. L’autunno dell’Assessore provinciale Mauro Gilmozzi, che segue queste competenze, è certamente pieno. In primis, l’attenzione non può che essere puntata sulla formazione del bilancio di previsione della Pat per il 2012, dopo i tagli decisi nella Manovra del Governo e dunque, giù a cascata, i trasferimenti ai comuni, impegnati nel delicato passaggio alla “nuova mentalità” di gestione condivisa a livello di Comunità di Valle. In particolare verso la “gestione associata di funzioni comunali”.

“Proprio questo è il punto centrale della questione – spiega Gilmozzi – l’idea che stiamo portando avanti con le Comunità di Valle è proprio quella di razionalizzare il sistema di gestione delle funzioni esercitate dai comuni, andando verso criteri di maggior risparmio da un parte e, dall’altra, di maggiore efficienza”

Concetti che sembrano in contrasto.

“In realtà non è così. Stiamo parlando soprattutto dei piccoli comuni, che spesso, a causa appunto delle dimensioni contenute, non possono dotarsi ragionevolmente di strumenti amministrativi così avanzati da supplire alle esigenze attuali delle pubbliche amministrazioni in termini di risposta efficace alle esigenze dei cittadini. Pensiamo poi ad esempio al delicato sistema degli appalti, dove si insiste con la tecnica del massimo ribasso, mentre vi sono tanti altri strumenti per garantire maggiori risparmi e nel contempo una qualità e una sicurezza dei lavori di un certo livello. Ma per farlo occorrono le strutture adatte che magari i piccoli comuni non possono avere. Fare insieme in questo caso significa fare meglio.”

E in questo scenario entra in gioco la comunità di Valle.

“Si, perché costituisce l’arena sovra comunale dove gestire in modo positivo le competenze che sono troppo “gravose” per i singoli comuni, interpretando questo bisogno di associazionismo dei comuni. Certo, per operare in questo senso occorre un cambio di mentalità da parte degli amministratori comunali, iniziando a ragionare davvero insieme in ottica sovra comunale, superando i campanilismi”.

A che punto è l’attuazione della riforma istituzionale?

“Siamo in una fase di forte trasformazione, con molti passi compiuti e altri ancora in fase di attuazione. Abbiamo già trasferito tutte del competenze sul sociale e – per quanto riguarda l’urbanistica - abbiamo deliberato da alcuni giorni le nomine delle commissioni di comunità, oltre che previsto in questo senso un fondo di 17 milioni di euro. A livello di risorse umane è allo studio il passaggio alle comunità del personale provinciale già dislocato sul territorio, penso alla gestione strade o delle foreste, per esempio. Quello che più mi interessa da assessore, però, al di là delle questioni tecniche, è che si consolidi la modalità di lavoro concertato e condiviso, che è in fondo il grande messaggio che la comunità di valle sta lanciando”

Nel senso?

“Faccio l’esempio del Fut, il fondo unico territoriale (vedi articolo a fianco, ndr.). Esso è un fondo per gli investimenti e per le opere pubbliche che per la prima volta viene assegnato non ai singoli comuni, ma alla Comunità come entità di raccordo tra i vari comuni. Nel caso delle Giudicarie esso ammonta a 28 milioni di cui 17 vincolati all’edilizia scolastica. In un periodo di razionalizzazione il Fut si pone come importante strumento di razionalizzazione perché “obbliga”, ma preferisco dire “stimola”, i comuni a mettersi d’accordo, a condividere un percorso, a parlarsi e ad individuare soluzioni e opere sovra comunali, che abbiano una valenza ampia, evitando anche gli sprechi fatti in passato quando ciascuno che faceva per sé, moltiplicando campi sportivi, palestre, servizi, anche tra comuni contigui”.

E’ un cambio epocale, per certi versi.

“Direi di sì, ma necessario. Si ispira a criteri di concretezza e di condivisione nella gestione delle risorse. Un obbligo in periodi come questi”.

La preoccupazione è che ci siano meno soldi per gli investimenti dei comuni.

“In realtà no. Prendendo in considerazione le forme di finanziamento canoniche delle opere comunali come il fondo di riserva, il fondo investimenti minori e il nuovo Fut, abbiamo già trasferito ai comuni l’85% delle risorse trasferite nella scorsa legislatura. Quello che chiediamo è un cambiamento di mentalità nell’utilizzo più razionale dei soldi”.

Molti temono che dietro l’angolo questa riforma celi la fine dei piccoli comuni.

“Questo lo escludo categoricamente. Ho sempre detto che essi rappresentano una ricchezza per il nostro territorio e ne sono ancora convinto. Essi resteranno, come momento di raccolta e di interpretazione dei bisogni delle comunità di cittadini, come scelta politica sulle cose da fare, avranno un ruolo importante, comunque. Mettere insieme i servizi non vuol dire sopprimere i comuni. Se alcuni comuni condividono il servizio tecnico o il servizio tributi non per questo perdono la propria autonomia o si trovano costretti a chiudere i battenti”

Però la manovra del Governo taglia i piccoli comuni e impone riflessioni anche da noi.

“Certamente, e dirò di più Il Governo ha “sforbiciato” i piccoli comuni attraverso 3 passaggi. Il primo è stato imporre servizi associati a tutti i comuni sotto i 1000 abitanti raggiungendo unioni di comuni di almeno 5000 residenti; il secondo imporre ai comuni sotto i 5000 abitanti servizi di base associati con altri comuni. Poi – tenendo conto della impraticabilità della misura in alcuni territori – è stata inserita una clausola di territorialità, introducendo in pratica dei criteri di gestione associata che creano unioni che – a ben guardare –assomigliano moltissimo alle nostre Comunità di valle”.

In questo momento siete impegnati col bilancio provinciale per il prossimo anno. Molti temono tagli.

“Chiaro che la manovra del Governo ci taglia risorse e dunque dobbiamo tenerne conto, facendoci carico anche noi delle esigenze di risanamento a livello nazionale. Però intendiamo assolvere a questo impegno senza allarmismi e senza deprimere gli investimenti: dunque la cifra destinata agli investimenti resterà quasi invariata, mentre è chiaro che è dovere di tutti, provincia e comuni, contenere la spesa, soprattutto quella del back office, consulenze, staff ecc… e l’obiettivo che ci siamo dati è un taglio del 10%. Si tratta di una responsabilità comune che vogliamo assolvere, tenendo conto che vi sono costi sociali, scuola e sanità, che non vogliamo tagliare per mantenere un livello elevato dei servizi”.