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Costa la politica? No, la burocrazia
Scritto da Giampaolo Andreatta   
Venerdì 07 Ottobre 2011 04:50

Non so cosa abbia detto di preciso il presidente dei comuni trentini Marino Simoni in occasione dell’incontro celebrativo dell’autonomia nella sala storica del consiglio provinciale; se però, come ho sentito dire, ha parlato di riduzione dei comuni allo scopo di ridurre i costi della politica, credo che vadano messi alcuni puntini sulla i. Primo puntino: è ora di cominciare a distinguere tra i costi della politica e costi della burocrazia; i primi non fanno tanto scandalo per la loro entità, quanto piuttosto per il fatto di essere destinati a un personale politico mediamente di bassa levatura culturale e di scarsa capacità progettuale. Il problema riguarda tutto il sistema politico delle democrazie parlamentari occidentali, e, volendo stare dentro questo sistema - l’unico in grado di garantire le libertà civili - è presso che irrisolvibile. Restano se mai da approfondire, soprattutto da noi, le modalità, di antico sapore etico, riguardante il servizio politico-civile gratuito, a partire dai comuni e dagli enti pubblici di base: l’onore di un tempo di servire gratuitamente. Il problema vero è quindi quello dei costi della burocrazia; quella in dotazione diretta alla politica - portaborse, segretarie e segretari, uffici, mezzi e dotazioni varie, ecc.. – e quella più propriamente destinata all’amministrazione della cosa pubblica - funzionari, impiegati, consulenti, ecc…

Continua dalla Prima. I grandi costi, soprattutto nel nostro paese, stanno qui; nella enorme espansione della burocrazia con i relativi costi indiretti dovuti quasi sempre a scarsa produttività ed efficienza alla base anche dei problemi di corruzione politica che trovano occasioni più favorevoli in regimi a burocrazia estesa. Secondo puntino: i costi da burocrazia - la vera cappa di piombo anche sul Trentino - si riducono sostanzialmente in due modi: trasferendo al privato attività che sono impropriamente pubbliche; razionalizzando all’interno le attività che sono propriamente pubbliche. Fino ad oggi questo tipo di operazioni non è stato pienamente attuabile in Trentino, in quanto, a partire dagli anni 70/80 si è dispiegato quel lungo periodo di assestamento del sistema delle autonomie che ha trovato la sua conclusione nel non mai sufficientemente meditato accordo di Milano. Quell’accordo di Milano che, per intenderci, autorizza il presidente Dellai a preoccuparsi della produttività del comparto privato, non solo per i livelli di occupazione che assicura, ma anche per quella ricchezza che produce e sulla quale la Provincia fonda le sue entrate; quell’accordo di Milano che contestualmente impone però allo stesso presidente Dellai di fare i conti con i costi di una amministrazione posta finalmente di fronte ad un regime di responsabilità ineludibili anche nelle entrate. Questo e non altro è Milano! Terzo ed ultimo puntino: la questione deipiccoli comuni, nella loro realtà storico istituzionale di comunità di persone insopprimibili come tali, anche per la loro funzione di presidio-Schutz del territorio ambiente, va collocata dunque in questo contesto di razionalizzazione complessiva del sistema. Prima di parlare di soppressione di comuni è opportuno quindi incominciare a parlare di rivisitazione dell’intero sistema Provincia come organismo politico istituzionale unitario, che considera la gestione di servizi pubblici, in un’ottica di efficienza a costi rigorosamente verificati. In questo a mio avviso potrebbe consistere il senso politico di questo fine legislatura che, con Dellai, segna anche la fine della lunga e tormentata stagione della costruzione dell’autonomia del Trentino e che le prossime legislature dovranno completare definendo questa autonomia dentro la Regione insieme con Bolzano, e nel contesto della comunità transfrontaliera insieme con Innsbruck, secondo quanto stabilito dall’accordo Degasperi-Gruber, come ormai comunemente letto in tutte le sedi internazionali; un accordo a più soggetti e a più livelli fra loro in stretta relazione.

Gianpaolo Andreatta

*(cortesia l’Adige -13 settembre 2011)