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Crisi, ora il politico non faccia il notaio
Scritto da Paolo Magagnotti   
Giovedì 08 Settembre 2011 20:50

La crisi economica e finanziaria che in questi ultimi anni si è abbattuta su tutti noi, con pesanti ripercussioni soprattutto nei mesi recenti, ha messo a nudo una preoccupante povertà di  classi dirigenti che a vario livello hanno la responsabilità politico-istituzionale del bene comune. 

Ci rendiamo certamente conto che si è trattato e si tratta di una situazione eccezionale di non facili soluzioni. Pur comprendendo l’impatto di taluni eventi globali, legittime critiche possono essere rivolte ad istituzioni internazionali, europee, nazionali e, purtroppo, anche alla nostra realtà provinciale e regionale. Si dirà che criticare è facile mentre agire è più difficile. Se questo è certamente vero, è altrettanto vero e legittimo che cittadini comuni, e fra questi i giornalisti a maggior motivo,  evidenzino quelli che ritengono limiti e carenze politiche non sempre giustificabili dalle emergenze. Non è ad esempio giustificabile che un pesantissimo debito pubblico conosciuto da anni non sia stato affrontato in tempo, avviandone un graduale abbattimento, senza aspettare tempi non più rinviabili, pena la “bancarotta” dello Stato od un salasso ai contribuenti per garantirne il salvataggio.

Ora tutti corrono ai ripari, sia a Roma sia a Trento, per contenere la spesa pubblica, abbattere  il costo della politica ed eliminare costi superflui. Se taluni provvedimenti d’urgenza possono essere comprensibili e ritenuti doverosi per affrontare la contingenza avversa, molte altre iniziative di contenimento della spesa pubblica potevano e dovevano essere assunte molto prima. Recentemente ricordavo in un articolo sul “Trentino” l’intervento di un giovane contadino solandro che in occasione di un incontro su questioni relative allo sviluppo socio-economico  ed al ruolo delle istituzioni pubbliche disse: “Ma i politici, no i elegente e i paian ancha per pensar?” (Ma i politici, non li eleggiamo e paghiamo anche per pensare?). Non si poteva forse pensare prima che era necessario intraprendere iniziative per abbattere il debito pubblico ? Ed anche i nostri politici provinciali, non potevano pensare prima che era necessario fare qualcosa per contenere il costo della politica: per ridurre di fatto  costi sostenuti dai contribuenti e  per dare ai contribuenti stessi  un tangibile segnale di condivisone delle difficoltà che vivono quotidianamente.

Non voglio certamente fare del populismo od essere retorico per attirare consensi che non richiedo; sono da sempre convinto che un politico che si impegna a tempo pieno nell’esercizio del suo mandato e che per tale fine produce idee e proposte utili alla comunità abbia un adeguato riconoscimento anche in termini economici.

Genera amarezza,  tuttavia, pensare che deve essere la campagna di un giornale a “costringere” i politici ad attivare iniziative per ridursi le indennità di carica ed a tagliare costi delle politica.

Certamente non positivo è stato inoltre l’esempio che gli stessi hanno dato nell’iniziare a muoversi individualmente o come gruppi nel ridurre o proporre riduzioni di costi della politica. Tardiva, anche se positiva, è arrivata l’azione unitaria dei capigruppo provinciali.

E non ci si poteva aspettare un massaggio molto più tempestivo e chiaro da parte  presidente della Provincia Lorenzo Dellai, sempre lungimirante nel capire i mutamenti elettorali, arrivando anche all’invenzione di nuovi partiti?

Purtroppo abbiamo una generazione di politici che in misura eccessiva hanno un comportamento notarile piuttosto che perseguire con determinazione gli obiettivi che si sono prefissi in campagna elettorale e in base ai quali hanno ottenuto consenso.

Con questo comportamento, che dilaga purtroppo anche a livello nazionale e da cui non sono esenti molti politici e partiti europei, si creano effimere condizioni per conservare  il potere ma non si costruisce un futuro migliore.

Il politico, insomma, non deve svolgere semplicemente la funzione di notaio, registrando e soddisfando, seppur nel rispetto della legalità, le richieste  di articolazioni o gruppi sociali. Ben più impegnativo e responsabile è il suo compito. Un compito che, soprattutto nella società odierna, richiede visioni coraggiose  e non solo accaparramento di consensi  elettorali. Un coraggio quanto mai necessario di fronte alla crisi che proprio in questi tempi tutti avvertiamo e paghiamo.

 

Paolo Magagnotti