Home Spazio Aperto Meglio il simposio del cenacolo

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Meglio il simposio del cenacolo
Scritto da Marco Zulberti   
Giovedì 08 Settembre 2011 20:49

Raccolgo l’invito di Giorgio Butterini sulla necessità di formare una sorta di cenacolo informale dove dibattere in modo libero e dialettico sui vari temi economici e culturali. L’attuale fase di crisi economica coincide infatti anche con la necessità di un cambio generazionale nel campo della politica. Non possiamo avere più una classe di politici che scambiano la propria rendita e la spesa pubblica con il volano dell’economia, ma una classe nuova di giovani che vedono all’opposto nella politica un servizio non a se stessi ma al benessere generale. E a questo benessere generale dovrebbe essere orientato il cenacolo a cui credo pensi Butterini, quando invita le persone di buona volontà a trovarsi e a dibattere sul bene comune, o meglio delle nuove comunità trentine e soprattutto giudicariesi proiettato verso il futuro della globalizzazione economica.

Ma come si forma un cenacolo senza porre limiti e senza formare caste?

Nel romanzo Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry si afferma che l’amicizia sia il sentimento che ci porta come in un rito, sempre allo stesso posto, alla stessa ora, nello stesso giorno della settimana, per ritrovare le persone di cui abbiamo fiducia e con cui scambiare senza timore le nostre idee e opinioni.

Per cui la formazione di un cenacolo presuppone soprattutto un luogo dove ritrovarsi con la scusa di una cena, ma che non sia la prima e ultima. Nell’antichità la cena dei filosofi greci divenne la prima tappa per quelle che poi diventeranno le “scuole” di pensiero come la Stoa o il Liceo, fino al cenalo degli apostoli descritto nel vangelo, o molti anni dopo alle libere associazioni dei muratori, alle corporazioni socialiste, fino alle moderne lobby economiche, culturali e politiche. In un certo senso lo stesso partito politico è una sorta di cenacolo evoluto. L’idea di Butterini mi sembra però orientata a superare proprio la decadenza della forma partito dove il leader impedisce qualsiasi libertà di dibattito. Alla presenza di Berlusconi, Bossi o di Dellai, raramente si notano contrasti e tutti si orientano secondo le idee del capo.

Anche i cenacoli antichi si riunivano intorno alla figura di un leader carismatico che poteva essere Socrate, Platone, Aristotele, ma proprio la loro liberalità permetteva che durante questi dibattiti emergessero anche le idee degli altri che sarebbero diventati nuovi maestri. Ma questo accadeva soprattutto dopo la cena, durante il “simposio”, mentre si gustavano vini e liquori che si sviluppavano i dibattiti tra questi grandi personaggi. Dai simposi erano bandite le donne che rimanevano sull’uscio pronte alle richieste di nuovo vino e anche di prestazioni sessuali improvvise che si consumavano tra i boschetti di lauro e nocciolo nel caldo clima della Grecia classica.

Tra tutti ricordiamo inoltre il cenacolo evangelico, dove però si annoveravano anche atteggiamenti critici di San Pietro che giurerà di non conoscere Gesù, scettici di San Tommaso, “non ci crede fino che non ci mette il naso” e traditori come in Giuda Iscariota.

Nel progettare il cenacolo giudicariese si dovranno quindi affrontare temi come il luogo che può essere un ristorante, una malga, un oratorio, un convento, ma che rimanga sempre lo stesso alla stessa ora con la stessa frequenza, si dovrà pensare al modo che può essere una cena, un brindisi, una merenda (evitando i “compagni di merende”), oppure una riunione a base di sola acqua minerale, lasciare libero accesso a tutti (naturalmente anche alle donne) oppure mettere dei vincoli associativi, o corporativi, accettando una sorta di regolamento, che permetta a quanti si sentano interessati la partecipazione attiva.

Queste sono le mie prime riflessioni sulla bella proposta di Giorgio Butterini che credo importante in quanto segna un positivo regresso della politica a mezzo di collegamento con la società civile giudicariese da troppo tempo spettatrice passiva di quanto si decide nei palazzi bianchi del principato vescovile.