Home Attualità A vent’anni a 7.000 metri

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

A vent’anni a 7.000 metri
Scritto da Administrator   
Giovedì 04 Agosto 2011 23:13

Francesco Salvaterra, classe 1989, è un tionese da sempre innamorato della sua zona e delle sue montagne, che ha imparato a conoscere e amare assieme e grazie agli amici nel corso degli anni. Ma è con il 2008 che questa sua passione compie un’impennata, con l’avvicinamento all’alpinismo e all’arrampicata. Terminati gli studi superiori all’istituto agro-ambientale di San Michele all’Adige, si dedica ad avventure sempre più impegnative nell’ambito dell’alpinismo, nelle valli trentine e non solo. Proprio in un suo viaggio in sud America durante lo scorso autunno – inverno, che tra molte altre scalate compie la sua impresa maggiore: scalare in solitaria l’Aconcagua, la montagna più alta della Cordigliera delle Ande e di tutto l’emisfero meridionale, con i suoi 6962 metri.

Francesco, quando è cominciata questa tua passione?

Ho sempre amato e frequentato la montagna ma mi sono avvicinato all’alpinismo e all’arrampicata solo nel 2008 ed è stato da subito “amore a prima vista”.

Nel tuo percorso, c’è qualcuno che ti ha influenzato maggiormente?

Per avermi avvicinato all’arrampicata sarò sempre grato ai miei amici che mi hanno coinvolto e hanno acceso la scintilla di questa grande passione.

Sei soddisfatto della tua esperienza o hai ancora altri progetti?

Quelli che mi conoscono mi rimproverano sempre di non “averne mai abbastanza” ed in effetti di progetti ne ho da vendere, il bello dell’alpinismo è proprio l’esplorazione e l’avventura all’altro capo del mondo come dietro l’angolo di casa.

Ci son stati momenti nei quali hai sentito di esser andato oltre i tuoi limiti?

Le scalate che ho fatto in Argentina sono state in effetti molto impegnative ma penso mi siano state utili per conoscere i miei limiti e in ogni caso anche se ci sono arrivato vicino non ho mai raggiunto la soglia di sfinimento, che in questi casi è quasi sempre psicologico più che fisico e può costare troppo.

Quali i pro e i contro della tua passione?

Penso che solamente la vista di un tramonto valga le fatiche di andare in montagna, per non parlare degli indimenticabili momenti di forti emozioni e condivisione che si vivono talvolta con gli amici e compagni di cordata. Di fatto però gli attimi in cui ci si sente davvero vivi sono quelli in cui si rischia di diventare molto morti e questa passione comporta inevitabilmente dei rischi.

Qual’è stata l’esperienza più significativa per te?

Più che per le scalate famose ho un bellissimo ricordo delle prime “avventure” vicino casa con gli amici, una volta per fare una cresta sul Carè Alto che adesso farei in un paio d’ore abbiamo impiegato tutta la giornata e ci siamo ritirati di notte sotto una nevicata... È stata una di quelle “ravanate” che non si scordano…

Cosa significa per te il tuo paese e la tua zona?

Sono convinto che avere la passione per la montagna e vivere nelle valli Giudicarie è una fortuna che pochi hanno: Da casa in mezz’ora di auto posso scalare su granito, dolomia o calcare, in qualsiasi stagione e con qualunque tempo, e in luoghi davvero eccezionali.

Qual’è il tuo motto o la tua frase preferita?

Forse “Carpe Diem”, in montagna per realizzare a volte devi rischiare e “cogliere l’attimo”, magari valutando di poterlo fare anche in futuro.

Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere un’esperienza simile alla tua?

Di prendere lo zaino e partire! Bastano pochi soldi e pochi progetti, il bello è improvvisare. In qualche mese che si passa all’estero qui la vita scorre uguale mentre per chi li vive lascia esperienze formative e indimenticabili.