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Traduzioni e Comunicazione

L’idea: un laboratorio politico per le Giudicarie
Scritto da Giorgio Butterini*   
Venerdì 08 Luglio 2011 06:34

Qualche giorno fa ho casualmente trovato nell’archivio del BIM del Chiese una vecchia pubblicazione edita nel 1973 e intitolata “Memorie per servire la storia delle Giudicarie secondo l‘ordine dei tempi“, un’opera che il Padre cappuccino Cipriano Gnesotti compose nelle silenziose celle del Convento di Condino verso la fine del Settecento: questo manoscritto straordinario racconta le vicissitudini che nei secoli interessarono le popolazioni Giudicariesi. 

Certamente questa non è la sede per un approfondimento di carattere storico (che tuttavia consiglio!); piuttosto vorrei sottolineare ciò che emerge anche solo da un rapido sguardo alle pagine del libro: le Giudicarie rappresentarono storicamente un territorio complesso, per certi versi strategico in quanto valico di accesso al mondo alpino. Una simile posizione geografica favorì il continuo passaggio di eserciti - basti pensare alle truppe Napoleoniche e alle avanzate Garibaldine -  e implicò momenti di grande sacrificio sociale, tra cui spicca la Grande Guerra. Ma i Giudicariesi si distinsero anche per la determinazione che, in varie epoche, mostrarono nei rapporti con le casate nobiliari ed il principe Vescovo. Il Gnesotti e altri autori del passato fanno spesso riferimento alla fierezza, alla caparbietà, alla tenacia delle donne e degli uomini che abitavano le vallate rientranti nei due bacini del Chiese e del Sarca.

Stimolata da simili letture, la mia mente ha immediatamente tentato di tracciare dei parallelismi con l’epoca attuale, caratterizzata da una sorta di “rilancio” delle Giudicarie, almeno a livello istituzionale. La riforma che ha introdotto le Comunità nell’organizzazione amministrativa trentina ha implicitamente condotto i quattro ambiti del Chiese, della Rendena, delle Esteriori e della Busa di Tione a ragionare in maniera coordinata e sinergica. Per questo motivo, al di là di fisiologici scetticismi, dovremmo considerare il nuovo organismo politico un’opportunità. Ma forse, possiamo anche andare oltre.

Pur rifuggendo da visioni pessimistiche, è necessario riconoscere che le Giudicarie rappresentano obiettivamente una delle realtà più periferiche del Trentino con tutti i disagi  che ne derivano: dal punto di vista delle comunicazioni e della viabilità in particolare, sul piano economico e conseguentemente su quello sociale: va sottolineato che nei territori marginali i momenti di  crisi si manifestano più pesantemente che altrove; ma penso anche alle difficoltà legate all’occupazione femminile, ai sacrifici di lavoratori e studenti pendolari, alle scarse opportunità professionali per i giovani dotati di titolo di studio… Se a questo si somma una ridottissima presenza di rappresentanti locali all’interno delle istituzioni provinciali il quadro si fa ancora più preoccupante.

Non credo che serva a molto piangersi addosso, puntare il dito o, utopicamente, pensare che qualcuno o qualcosa dall’esterno possa porre rimedio alle nostre mancanze; ritengo piuttosto che i Giudicariesi debbano rimboccarsi le maniche e affrontare simili criticità attraverso processi di analisi e sintesi: un binomio fondamentale per l’approccio a qualsiasi problema. Ma come? Prima di tutto relazionandosi, compattandosi  e  successivamente  sviscerando le problematicità, per giungere a soluzioni plausibili da condividere e trasmettere agli organismi amministrativi  territoriali. Questa operazione, un tempo, oltre che alle istituzioni, era demandata alla politica, ma oggi, si sa, i cittadini la rifuggono, preferiscono non aderire a partiti che troppe volte ne hanno deluse le aspettative.

Occorre individuare uno strumento nuovo, trasversale e animato da una forte componente civica, che guardi soprattutto alle nuove generazioni e quindi ai giovani, spesso esclusi dai circuiti di potere e quindi impossibilitati a impersonare quella “classe dirigente” di cui abbiamo tanto bisogno.

La mia idea, già condivisa da numerosi amici, è quella di dare vita ad una sorta di associazione che abbracci i quattro ambiti;  un nuovo soggetto pensante, non etichettato politicamente; un laboratorio che analizzi, discuta, sintetizzi e soprattutto ragioni in modo oggettivo e incondizionato nell’interesse delle Giudicarie. Ad esso potranno aderire quanti sono animati da un sentire comune riconducibile all’attaccamento verso la nostra terra e alla responsabilizzazione collettiva.

E’ mio desiderio cogliere lo spazio offerto da questo giornale per annunciare tale progetto, recepirne l’interesse e auspicabilmente aprire un dibattito.

Voglio immediatamente sgomberare il campo da potenziali equivoci: questo non dovrà essere un movimento “contro”, ma un movimento “per”: la crescita e lo sviluppo passano attraverso le collaborazioni e le sinergie e non attraverso gli antagonismi. Certo, per incidere, prima di tutto bisogna unirsi ed esserci!

Ritengo che questo obiettivo sia possibile: per raggiungerlo forse dovremmo “ri-partire” proprio dalla nostra cultura, dall’identità e dall’orgoglio storico, magari da una lettura del Gnesotti: per continuare a  “servire la storia delle Giudicarie” e a disegnarne il futuro.

 

*presidente del Bim del Chiese e sindaco di Condino