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Referendum, .. e poi?
Scritto da Administrator   
Venerdì 08 Luglio 2011 06:16

Giudicarie a tutta affluenza al referendum del 12 e 13 giugno scorsi, consolidandosi come terra dove – comunque – il senso civico impone sempre un’alta affluenza ai seggi, qualsiasi sia il tipo di votazione, sia politica, amministrativa o, appunto referendaria. Dal 60 al 70% di elettori ha partecipato al voto decretando la vittoria del sì e dunque chiedendo l’abrogazione delle disposizioni delle leggi in materia di privatizzazione della gestione dell’acqua, di ritorno del nucleare in Italia e di legittimo impedimento. Record di affluenza a Brione con oltre l’80% degli aventi diritto che si sono recati ai seggi. Un risultato certo netto che non lascia spazi a discussioni nel merito: i cittadini giudicariesi hanno detto no alle tre leggi, in sostanziale accordo con il resto del Trentino, che risulta ancora una volta una delle province a maggior affluenza. Una testimonianza ulteriore dell’attaccamento dei trentini agli strumenti di espressione democratica e di un senso civico che da sempre è radicato in questa terra.Detto questo, passata la sbornia elettorale enfatizzata da un clima di campagna elettorale forse più consono alle elezioni politiche, occorre capire - a mente fredda e senza lasciarsi prendere dalle sirene più radicali - cosa ne sarà delle materie regolate dalle leggi a cui il referendum ha detto no, cioè: occorre capire come altre volte in passato se dire di no è sufficiente, o sarebbe più opportuno indicare un altra via. Ossia dopo il referendum che cosa rimane? Che fare? Da questo punto di vista il referendum si presenta come un istituto un po’ monco e non è da oggi che questo è sotto gli occhi di tutti. Permette cioè di dire di No (in questo caso Si all’abrogazione), di opporsi a leggi e provvedimenti, ora contro la caccia, ora contro il finanziamento pubblico ai partiti, ora   (e allora) contro il nucleare (2 volte) e sappiamo come sia spesso più facile dire di no, che essere costruttivi che cercare vere soluzioni a grandi problemi della società contemporanea (risorse energetiche, ambiente, sviluppo sostenibile per le persone e per le attività economiche). Il referendum dice dunque che cosa NON fare, ma non dà indicazioni sul dopo e il problema (o la situazione) che la legge intendeva disciplinare, si ripropone tale e quale a distanza di tempo.

Scendendo nel concreto e tralasciando il legittimo impedimento, ora si pongono comunque due problemi importanti: il primo relativo al futuro energetico del paese, tematica ampia ed impegnativa che certo l’introduzione del nucleare non bastava a risolvere, ma che neanche il referendum di fatto risolve. Certo, pur di difficile e lunga attuazione, si trattava comunque di un’opportunità in più in un panorama che vede l’Italia totalmente dipendente da combustibili come il petrolio (soggetto a sbalzi impressionanti di prezzo) e il gas provenienti dall’estero oltre ad una cospicua dose di energia elettrica prodotta col nucleare che arriva dall’estero; a fronte di questa situazione le energie rinnovabili (eolico, geotermico e fotovoltaico) pur importanti, possono rappresentare solo una parziale integrazione del fabbisogno totale.  Per quanto riguarda l’acqua, tematica più vicina a noi trentini visto che la nostra terra è ricca di questa risorsa, il discorso è potenzialmente parallelo. Ok, si è detto no alla gestione di questo prezioso bene a livello di privati ed ora che fare? L’articolo in calce si pone e sviluppa questi importanti interrogativi.