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Referendum, il 12 e 13 giugno italiani alle urne
Scritto da Roberto Bertolini   
Domenica 12 Giugno 2011 20:20

Forse non se n’è parlato molto, ma il 12 e 13 giugno ci sono 4 quesiti referendari che attendono gli italiani. I quesiti, che verranno sottoposti al vaglio dei cittadini, sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del 4 aprile 2011, insieme ai decreti presidenziali che li indicono. 

Il senso di questo articolo non è quello di fare campagna elettorale in questa o quella direzione, ma solo di informare e mettere “sul piatto” alcuni spunti di riflessione. Tenendo conto di una cosa. Dopo le recenti esperienze referendarie quello che emerge è la sostanziale “stanchezza” di questo istituto, previsto dalla Costituzione come elemento di governo dei cittadini. Forse si vota troppo spesso, forse alcuni quesiti in passato sono sembrati un po’ troppo capziosi e hanno “stancato” i cittadini. Inoltre, nelle ultime tornate, il referendum è stato strumentalizzato dalle forze politiche (da tutte) come prova di forza, voto di protesta, pollice alzato o pollice verso l’operato di governo.

Occorre anche qui sgombrare il campo da questo equivoco; il referendum è un’espressione popolare su una singola tematica proposta, non un’elezione politica dove si vota pro o contro il governo o pro o contro l’opposizione. Per questo qui parleremo solo di tematiche, iniziando col dire che chi desidera abrogare le leggi attualmente in vigore sulle materie oggetto dei quesiti deve votare SI e che occorre il 50% più uno degli elettori perchè il voto risulti valido. Chi condivide le leggi in questione  deve votare NO, oppure astenersi.

Il quesito sul quale la società civile si è mossa, ben prima del referendum, con maggiore attenzione è stato quello relativo alla privatizzazione del servizio di gestione dell’acqua potabile, il primo in ordine di referendum. Un argomento molto importante per il quale anche in Trentino ed anche in Giudicarie si sono mobilitate migliaia di persone, che hanno dato vita a serate, incontri e ad una raccolta firme dai numeri davvero elevati.

Anche la Provincia di Trento si è mossa nel senso della sollecitazione provenuta dai cittadini, a confermare l’acqua come bene pubblico per eccellenza, sottraendola alle speculazioni dei privati e già nel 2010 ha provveduto con propria legge a decretare l’acqua risorsa pubblica che potranno gestire gli enti locali, come peraltro avvenuto sin qui. Che l’acqua sia un bene pubblico e prezioso non c’è dubbio, tanto è vero che la mozione dei firmatari ha avuto in Trentino e non solo adesioni bipartisan. Resta da interrogarsi – e questo è bene farlo al di là del 12 giugno e qualsiasi sia il risultato - sul “valore” da assegnare all’acqua. Nell’ottica di un risparmio complessivo di questa risorsa è un bene o un male che – tutto sommato – sia una delle cose più a buon mercato che si vende in questo Paese? Se ci fosse un gran senso civico in generale probabilmente sarebbe lo stesso, ma sappiamo che la tendenza generale è a “disprezzare” e sprecare ciò che è gratis o costa poco. Ecco un elemento di riflessione.

I quesiti sull’acqua sono due, il primo è quello che si propone di abrogare la privatizzazione dell’acqua. Votare “sì” significa chiedere che l’acqua resti un bene pubblico. Votare “no” essere a favore della privatizzazione. Il secondo mira a impedire agli enti gestori del servizio idrico di ottenere profitti “garantiti” sulla tariffa dell’acqua. Anche qui identico meccanismo per i sì e i no.

Tra i 4 quesiti, quello che ha fatto più clamore, è forse quello legato al ritorno del nucleare in Italia, visto che - sull’onda emotiva del terremoto in Giappone e delle difficoltà della centrale di Fukushima - in molti hanno enfatizzato paure ed inquietudini attorno all’idea di costruzione di nuove centrali nel nostro paese. Magari dimenticando che in Europa, in fin dei conti, le hanno tutti tranne noi. E che, tutto sommato, ha avuto gioco facile la Francia a dichiarare che rivedrà la politica di costruzione di nuove centrali (quando ne ha già più di 50 attive) o la stessa Germania che ha sì fermato precauzionalmente le attività in 3 centrali, ma tenendone in vita altre 50 e passa. Detto questo è chiaro che si tratta di un quesito dove è in gioco una forte fetta di emozionalità, come peraltro fu anche in occasione del referendum 1987, nato sull’onda emotiva di Chernobyl che ci consegnò un paese “denuclearizzato”, portando alla chiusura delle 4 centrali di Caorso(PC), Latina, Sessa Aurunca (CE), Trino (VI). Al momento di andare in stampa con il Giornale delle Giudicarie ancora non si sa se questo referendum sarà “della partita”, visto che il Governo ha “congelato” il nucleare dai propri programmi con il decreto Omnibus. Ora la palla passa alla Cassazione.

Infine, l’ultimo referendum è quello relativo all’abrogazione del cosiddetto legittimo impedimento, ovvero la norma che consente al presidente del Consiglio e ai ministri di non presentarsi in aula qualora processati in cause di natura penale. Su questo è chiaro che si concentrerà maggiormente lo scontro politico e qui si rischia un referendum pro o contro Berlusconi invece che nel merito del provvedimento. Chi vuole abrogare il legittimo impedimento sostiene che “la legge è uguale per tutti”, principio sacrosanto, almeno in teoria. Chi si schiera per questa legge sottolinea come sia in realtà un idea per consentire a chi governa la stabilità nei 5 anni di legislatura, al riparo da “tentazioni” di “golpe giudiziario”.

Questi gli spunti di riflessione, poi ognuno voti (o non voti) secondo propria coscienza.

R.B