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L’incognita comunità di Valle. No ai calcoli “di bottega”
Scritto da Simone Casalini*   
Mercoledì 11 Maggio 2011 09:28

Le istituzioni sono «corpi» che hanno un’articolazione molto complessa. Per vivere all’interno di una società o di una comunità hanno bisogno di riconoscimento, funzioni, prerogative, obiettivi e persone che le incarnino. Sono condizioni indispensabili per declinarle nel sociale e farle diventare un livello popolare, cioè percepito e frequentato dai cittadini. Se non ci sono queste condizioni, allora siamo di fronte a un artificio giuridico che prima o poi morirà.

La comunità di valle ha di fronte a sé una duplice prospettiva: strutturarsi come livello politico-istituzionale di riferimento per le valli, oppure rimanere un’impalcatura burocratica a mezza strada tra municipi e Provincia. Nel primo caso centrerà il suo vero obiettivo, nel secondo lo fallirà miseramente. Naturalmente è complesso il percorso che conduce alla costruzione di un’istituzione «popolare» e non si può pretendere che processi così densi sedimentino in una manciata di giorni. Però traspare qualche incertezza di troppo nel viatico intrapreso.

La sensazione è che serva un colpo di frusta per imprimere al processo un’accelerazione. La politica ha questa responsabilità, non può attardarsi in calcoli di bottega e di consenso. A nessuno sfugge che molti municipi non siano affatto entusiasti di cedere potere alle comunità . I sindaci hanno un’influenza non secondaria sul territorio e sono sentinelle spesso vicine ai palazzi della politica. Se la riforma non trova una sua (parziale) realizzazione entro la metà del 2012, il rischio è che la campagna elettorale per le elezioni provinciali del 2013 porti al suo naufragio tra difese corporative e bisogno di consenso.

C’è infine un altro elemento da considerare. Per il nuovo ente si è espresso il 44,47% degli aventi diritto al voto. Significa che occorre conquistare ancora la fiducia di molti cittadini e lavorare per mantenere inalterata quella che si è manifestata il 24 ottobre. Servono, dunque, risposte tangibili, che la gente possa toccare con mano, per iniziare a dare un’anima a questi enti ancora avvolti nello scetticismo. Ora sono competenze, ma domani sarà la necessità di edificare un vero piano politico che restituisca al territorio una dimensione di impegno e di dibattito che gli attuali Comuni e i loro uomini forti non possono garantire.

*Riproduzione Riservata – Cortesia “Corriere del Trentino”