Home Il Saltaro Nomi (e buoi) … dei paesi tuoi

Sfoglia il giornale

 

Maggio

Aprile

 

 

 

giornale delle giudicarie aprile 2014

Traduzioni e Comunicazione

Nomi (e buoi) … dei paesi tuoi
Scritto da il saltaro delle giudicarie   
Domenica 27 Febbraio 2011 09:42

Sull’utilizzo di nomi esterofili ovvero “Kevin, Jennifer!!..... svelti, che la polenta l’è cota...!”
Il freddo d’inverno scombina ogni ragionamento. Ho difficoltà a seguire le vicende della politica nazionale, con quel brigantaccio di Berlusca che ne combina una più di Bertoldo. E chi lo segue più? Ogni giorno ce ne sono di nuove e di belle, è proprio strampalato quell’uomo, bizzarro come un cavallo. Così ho rivolto lo sguardo in altri lochi, più vicini, più nostri.

La Montagna ha partorito un topolino? la Giunta della Comunità ha lasciato sconcerto, perplessità ed eterei imbarazzi, dovremo più del previsto allertare i sacri sensori per evitare furfanterie e birbonate, la volpe, si sa, perde il pelo ma non il vizio, e di volpi a quanto pare ne girano abbondanti.
Benedetta gioventù, vivace e trasparente come l’acqua, si bardi per bene, giubbetto anti-proiettili e maschere protettive: le sorgenti infette che le sono accanto potrebbero ammorbare l’aria, l’anima ed il cuore. Tempi duri per la politica, ovunque! Quanto bella, venerabile e dignitosa, di contrasto, la figura ieratica del Papa, sì, del Papa, Benedetto XVI, di cui ebbi non poca diffidenza alla sua elezione, condivisa nell’alto dei miei paraggi celesti, ed oggi, mi appare, invece, e confermo come una grande figura di Papa mite, saggio, umile e, vedi, vedi, grande rivoluzionario nelle sua azione ecclesiale, umana e civile. Un grande Papa, tedesco per giunta, e i tedeschi, quanto a cervello, ne hanno da vendere. Se usato bene, possono diventare eroi della storia, geni dell’arte, martiri della fede. Gli esempi sono infiniti. Non rimembro le tappe forti della sua azione,  ne scriveranno gli storici della Chiesa, e ne spiegheranno le illuminazioni i sacerdoti nel loro mestiere, io mi soffermo, scusate l’ardire, sull’appello fatto recentemente in Piazza S.Pietro con l’invito pressante ai cattolici ad usare per i loro figli nomi decenti, nomi coerenti con la loro e nostra tradizione, e si è scagliato col suo solito garbo, contro la moda dei nomi stranieri, stravaganti, financo ridicoli.

Condivido, eccome! Beh, intendiamoci, sappiamo tutti che l’usanza per il passato era di dare ai nuovi nati i nomi dei parenti, era quasi obbligatorio dare il nome del nonno al primo nato maschio ed il nome della nonna alla prima femminuccia, e non importava se il nome faceva schifo, bisognava farlo e basta, usanza che ha traumatizzato intere generazioni. Ci furono eccezioni pseudo-politiche. Al tempo del Fascismo andarono di moda nomi altisonanti, Italo, Benito, Umberto, Adolfo, cosa che oggi non succede, sono in pochi a buttarsi su Silvio, intendiamoci, gran bel santo ed anche peccatore, ma che con il Berlusca c’entra come i cavoli a merenda. Dopo la guerra si tornò alla tradizione, l’identificazione della stirpe tornò di moda e così ragazzi che magari ballavano il rock, occupavano le scuole, facevano i beat ed i fichi della rivoluzione, poi si sentivano chiamare inesorabilmente Pasquale, Eusebio o Zefferino. Ah! Ah! Ah! Passarono gli anni e caddero le usanze.

Con l’aprirsi dei nuovi orizzonti televisivi, andò di moda l’America e così si imposero nomi impronunciabili di protagonisti di soap opera e star internazionali, Kevin, Chantal, Fedrik, Megan, Asia, Evelin, Klaus, Consuelo, Emily, ma anche di calciatori di spicco, ovviamente stranieri; così accadeva spesso, e accade anche oggi, girando per le strade dei nostri paesi, sentire voci di mamma: “Dai Jennifer, movète Kevin , vignè che la polenta l’è cota...” o “ Su, Maicol, mena Kristal all’asilo, svelto!”.  Mode orribili che lasceranno il segno e che non vogliono morire. Oggi, ancor più si fa riferimento al mondo intero, i nomi americani sono quelli più in voga, ma ci stanno nomi russi, norvegesi ed altri di cui è difficile definirne l’origine, nomi di fantasia. Sembra quasi che le famiglie pensino che per agevolare il successo dei figli, sia più accattivante un nome straniero, così potranno aspirare a diventare modelli e starlette, famosi e richiesti, tutto fa moda. Peccato che poi gli stessi genitori non riescano a pronunciare correttamente i nomi dei propri figli, la cosa è davvero patetica e triste. E quindi, spinti dalla disperazione, cercano una via d’uscita nei nomignoli: si finisce così per conoscere individui apparentemente normali che si fanno chiamare Rorò, Chicco, Lilla, Paki, Miki, neanche fossero cani. Certe volte, ahinoi, il rimedio peggiora la situazione.

Quassù, nei cieli delle Giudicarie, gli spiriti della nostra storia, anch’essi perplessi, dopo ampia discussione, pregna e profonda, si sono chiesti: ma perchè, allora,  Micheal, Lucas, Daniel, Jonathan...? Per noi, per le nostre nobili orecchie, Michele, Luca, Daniele e Giovanni suonano molto meglio! E non c’entrano né i Santi, né la Madonna, nè i diavoli, sono belli così e basta. Una parente della mitica Orsolina ha chiamato la figlia Victoria, ma perchè non semplicemente Vittoria? L’Orsolina si è incazzata e ha fatto le sue rimostranze al nipote che le ha risposto: “ Zia, sei vecchia come il cucco, sai quanto è più “fico” Victoria?” L’ Orsolina affranta girava la verde valle chiedendosi inutilmente: “Cosa centrano i fichi? Ma che senso ha?” E nessuno ha saputo risponderle. Così va il mondo! Cattivo gusto, mah! Di certo sarà curioso vedere fra sessant’anni i ricoveri per anziani, anche da noi,  pieni di Brandon, Brian, Jessica, Belen e Ramone varie, i nostri posteri non potranno che stupirsi della nostra superficialità.

Tornando seri, ritengo che sia una bella sfida quella lanciata dal Papa ai genitori di una società sempre più secolarizzata, che ai nomi del calendario cristiano preferisce quelli dei divi delle telenovele, delle più svariate fiction, dello sport e del cinema. Parole sante, proviamo a meditarle, facciamo l’esame di coscienza, evitiamo di tramandare nel tempo l’impronta della nostra stramba, inverosimile, vanità.