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Tedesco a scuola, ancora non ci siamo
Scritto da Armida Antolini   
Sabato 05 Febbraio 2011 22:11

Gentile  Direttore,
ho letto con interesse il Suo articolo in qualità di Presidente dell’Associazione Italo-Tedesca, apparso nel numero di gennaio sul Giornale delle Giudicarie.
Il Presidente scrive: ”Finalmente ci siamo. La Provincia autonoma di Trento, seppur con molto ritardo, sembra aver capito che una conoscenza diffusa della lingua tedesca nel Trentino è necessaria”. Purtroppo questo ottimismo e questo apprezzamento non trovano riscontro nell’impianto della riforma Dalmaso, che, per quanto riguarda l’educazione linguistica, ritengo sia poco lungimirante e priva di una visione innovativa in senso europeista.

Varata tra mille polemiche lo scorso anno e arrivata in porto senza aver sperimentato un confronto allargato con i primi destinatari (docenti e studenti), questa riforma ha smantellato la verticalità dello studio di una seconda lingua straniera nel Triennio dei Licei (con l’ovvia eccezione del Liceo Linguistico), disconoscendo il patrimonio di esperienze didattiche, formative e professionali maturate e apprezzate in anni di doppio canale linguistico.
La scelta di rendere obbligatorio lo studio della seconda lingua straniera -tedesco nella nostra regione ma non solo- in tutti i bienni delle scuole superiori, togliendolo contemporaneamente dal triennio, non è stata una scelta lungimirante, perché questo significa interrompere l’apprendimento linguistico proprio nel momento in cui la maturità e il potenziale cognitivo dello studente consentono di far percepire la lingua non solo come strumento comunicativo, ma anche come patrimonio culturale e storico.
Lo studio del tedesco previsto come impegno a termine (biennio scuola superiore) non gioverà ai nostri studenti.
L’obiettivo che realisticamente si potrà raggiungere sarà l’acquisizione di conoscenze e competenze linguistiche modeste, poco consolidate perché non inserite in un impianto curriculare di ampio respiro e di prospettiva a lungo termine, cioè fino al conseguimento della maturità.
Ma anche questo obiettivo minimale non sarà scontato perché, come hanno giustamente sottolineato i colleghi di tedesco del Liceo Galilei, gli insegnanti dovranno operare in un contesto didattico di demotivazione visto il sistema valutativo, tutto trentino e poco pedagogico, che consente agli studenti di proseguire il percorso scolastico senza conseguenze, anche a fronte a debiti formativi non risolti.(Chi me lo fa fare?).
Agli studenti del triennio invece, a cui il legislatore ha cancellato con un taglio netto lo studio della seconda lingua comunitaria, viene di fatto preclusa la possibilità di ottenere certificazioni linguistiche di buon livello, di fare soggiorni ed esperienze diversificate di studio all’estero durante il quarto anno della Scuola Superiore, attività finora praticate con successo nella nostra regione.
Viene, inoltre, preclusa a molti studenti la possibilità di poter accedere alle proposte e ai programmi offerti loro durante gli studi universitari, per es. in ambito regionale il progetto euroregionale, i numerosi accordi di doppia laurea che l’Università di Trento ha sottoscritto a partire dal 1997 con varie università straniere, l‘Università di Bressanone, la Libera Università plurilingue di Bolzano, il Progetto Erasmus, il Progetto Comenius ecc.
Senza una solida conoscenza della lingua tedesca sarà molto difficile, se non impossibile, poter accedere a questi progetti a meno che non si decida, a proprie spese, di frequentare corsi di lingua straniera presso scuole private.
Anche i docenti di lingue degli atenei trentini hanno pubblicamente sottolineato che la scelta di togliere l’insegnamento di una seconda lingua straniera nel triennio creerà in ambito linguistico una distanza difficilmente recuperabile tra istruzione secondaria e studi universitari, sbocco obbligato per molti studenti, in quanto in quasi tutti i corsi di laurea è previsto lo studio di due lingue straniere.
Quando la riforma sarà a regime ci saranno pochissimi studenti, soprattutto liceali, che saranno in grado di parlare in maniera soddisfacente la lingua tedesca, pochi disposti a fare stage o esperienze di studio o di lavoro in paesi germanofoni, considerata l’interruzione nel loro curriculum dello studio continuativo del tedesco.
Resta ora solo l’alternativa di sfruttare l’autonomia dei singoli istituti attraverso contrattazioni interne non sempre facili, per ricavare uno spazio affinché gli studenti e le loro famiglie non vengano private della opportunità di poter proseguire, dopo il biennio, lo studio della seconda lingua straniera e di ricevere così una vera preparazione plurilingue, lungimirante ed indispensabile risposta alle richieste della Comunità Europea.
Conosco le obiezioni relative ai vincoli posti sia dai tagli di spesa che dalla riforma Gelmini sicuramente più restrittiva e meno aperta alla promozione dello studio di due lingue straniere rispetto alla riforma trentina.
Conosco anche le resistenze che il legislatore trentino ha incontrato nel fare la scelta del tedesco come seconda lingua straniera nel biennio delle Superiori.
Questo però non può essere una giustificazione per aver disatteso le indicazioni europee e per non aver preso come punto di riferimento modelli di politica scolastica più flessibili e lungimiranti.
In conclusione vorrei fare una precisazione che mi sta a cuore.
Come docente di tedesco è comprensibile che sottolinei l’importanza della lingua che insegno, ma come insegnante di lingue ho sempre sostenuto la necessità che i nostri studenti conoscano, ovviamente oltre all’inglese, una seconda lingua comunitaria  riconoscendo a tutte le lingue pari dignità.
Per queste e altre ragioni non posso purtroppo condividere le aspettative e gli auspici espressi dal Presidente Paolo Magagnotti e non essere severamente critica verso la riforma provinciale della scuola che, in ambito di educazione linguistica, ha cancellato con imperdonabile leggerezza e miopia culturale sforzi e progetti felicemente consolidati e indebolito consensi e apprezzamenti riconosciuti alla scuola trentina.
Forse anche questo è un altro segno del nostro tempo così avaro di slanci culturali e di coraggio innovativo.

Distinti saluti
Armida Antolini
Docente di lingua e letteratura tedesca al Liceo scientifico, Istituto Guetti di Tione